9 aprile 2020 ore: 15:19
Immigrazione

Coronavirus, al Selam Palace sale il numero dei positivi. “Ci si è mossi tardi”

di Eleonora Camilli
Nuovi casi accertati all’interno dell'occupazione romana dove vivono circa 600 rifugiati. Si teme per la diffusione del contagio: 16 casi accertati e almeno 33 sospetti. L'Asl prosegue con lo screening, le associazioni mediano con gli occupanti. L’elemosiniere di Papa Francesco, Padre Konrad Krajeski, porta derrate alimentari
Selam Palace, foto Cittadini del mondo
ROMA - Altri sedici rifugiati sono risultati positivi al coronavirus all’interno del Selam Palace, il palazzo occupato in zona Romanina a Roma, in cui nei giorni scorsi due persone avevano contratto il Covid19. Il numero dei positivi sale così a 18, ma potrebbe crescere rapidamente nelle prossime ore, si parla infatti di almeno 33 casi sospetti. La regione Lazio fa sapere che la Asl proseguirà con l’assistenza sanitaria e con i tamponi. Le sedici persone risultate positive sono state messi in isolamento in altre strutture. I primi ad essere testati sono stati gli abitanti del sesto piano, lo stesso dove vivevano i primi contagiati. Le analisi sono state fatte nella tenda per il triage montata nel piazzale antistante il palazzo di 8 piani, dove dal 2006 vivono circa 600 rifugiati, per la maggior parte eritrei.

I nuovi casi positivi riscontrati fanno temere per la salute di tutti gli occupati: nello stabile, ex facoltà di Lettere e Filosofia dell’università Tor Vergata a Roma, si vive in una situazione di prossimità forzata. Le stanze, ricavate all’interno delle aule, sono abitate da famiglie composto in media da cinque sei persone. E il rischio che il virus stia viaggiando velocemente all’interno dell’occupazione è ora più che mai reale.  “Ci si è mossi con troppo ritardo: i primi tamponi sono stati a fatti al sesto piano, a metà delle persone. Ma prima di sapere l’esito finale non è stato detto a queste persone di isolarsi - sottolinea Donatella D’Angelo, medico e presidente dell’associazione Cittadini del mondo, che da oltre dieci anni ha un presidio sanitario settimanale all’interno dello stabile -. I tamponi andavano fatti subito e a tappeto, le persone messe in isolamento precauzionale, ora speriamo che il numero dei contagi non cresca”.

Da due giorni i volontari dell’associazione sono in presidio fuori dall’occupazione, “ci ha chiesto la protezione civile di restare e di fare da mediatori, dal momento che conosciamo le famiglie che vivono lì”. Da quando il Selam Palace è diventato “zona rossa”, infatti, non sono mancati i momenti di tensione: all’inizio gli occupanti si sono rifiutati di prendere il cibo dalla protezione civile, perché chiedevano che l’approvvigionamento fosse continuo, non potendo uscire dal palazzo. Dopo le rassicurazione e la mediazione degli operatori la situazione è tornata alla normalità. Ai volontari di Cittadini del mondo sarà messo a disposizione un furgoncino per andare a fare la spesa agli abitanti che hanno bisogno di farmaci o altri beni necessari. Stamattina nuove derrate alimentari sono arrivate dall'elemosiniere di Papa Francesco, padre Konrad Krajewski. Ha portato il latte, prodotto dalle mucche di Castel Gandolfo, il pomodoro, la pasta e le uova di Pasqua. "Stiamo lavorando per assicurare supporto alle famiglie del Selam Palace che potrebbero avere bisogno dei pacchi spesa. Ieri ne abbiamo consegnati circa 150. Ma lì c’è l'Esercito per la sicurezza, c'è la Regione e c'è la Asl per le indagini sanitarie. Noi siamo solo di supporto”, sottolinea la sindaca di Roma Virginia Raggi.

Intanto nelle altre occupazioni romane prosegue il lavoro delle associazioni. Medu (Medici per i diritti umani) di concerto le Asl ha eseguito uno screening a tappeto su circa 500 persone in condizioni di precarietà abitativa nella periferia est di Roma. “Lo screening è andato bene - spiega il ccordinatore di Medu Alberto Barbieri -. Al momento non ci sono casi sospetti”. L’associazione ha  distribuito mascherine e fornite informazioni su prevenzione e cura del coronavirus. “Anche se è ormai evidente che l’epidemia va combattuta innanzi tutto sul territorio a Roma manca ancora un piano organico di contenimento per gli oltre 16mila homeless e persone in grave precarietà abitativa - aggiunge -. Troppe proposte estemporanee e polemiche tra le istituzioni e poche iniziative coerenti e coordinate di igiene pubblica”. Medu chiede l’allestimento di strutture adeguate per la quarantena degli homeless positivi al coronavirus e l’istituzione di un numero verde h24 a cui gli operatori sanitari, che svolgono sorveglianza attiva sul territorio, possano fare riferimento.
© Copyright Redattore Sociale