25 marzo 2020 ore: 10:05
Disabilità

Coronavirus. Casa dei risvegli: “Ci mancano gli abbracci, cuore del progetto”

Associazione chiusa e struttura aperta, 10 moduli pieni e precise misure anticontagio: in tempo di isolamento, è questa la è nuova quotidianità della struttura bolognese che accoglie persone con esiti di coma. Fulvio De Nigris: “Ora puntare sui volontari e progettare il futuro”
Volontariato, anziani, assistenza, badanti - SITO NUOVO

BOLOGNA - “La sede della nostra associazione per adesso è chiusa, mentre la Casa continua la sua attività riabilitativa: purtroppo, come meno educatori e senza volontari viene meno l’aspetto socio-educativo, per noi importante quanto quello più prettamente sanitario”. Fulvio De Nigris, fondatore insieme con Maria Vaccari dell’associazione Gli amici di Luca e direttore del Centro studi sul coma della Casa dei risvegli di Bologna racconta con amarezza i cambiamenti apportati nelle due realtà nel rispetto delle misure di contenimento del Covid-19.
“L’attività della nostra compagnia teatrale è sospesa: i contatti però li manteniamo per via telematica, offrendo sempre nuovi spunti ai nostri attori. Al contrario, i laboratori di teatro e di musicoterapia per i nostri ospiti proseguono. È fermo anche lo sport riabilitativo, e molte attività ‘collaterali’ per noi e per i nostri pazienti fondamentali”.

Al momento, i dieci moduli abitativi della Casa sono pieni, ogni ospite è affiancato da un familiare (e sono state prese tutte le precauzioni necessarie): “Il sistema regge perché l’Azienda Usl ha messo in campo strategie e normative nei tempi e nei modi dovuti, da noi è tutto tranquillo. Obiettivamente, però, manca proprio il cuore del nostro modello: l’abbraccio, il sentire, la vicinanza. Essere lì ed esprimersi, lavorare per portare la Casa in città e la città nella casa. Il terzo settore risente moltissimo delle attuali limitazioni pratiche: se questa situazione dovesse continuare ancora per più di un mese nascerebbero problematiche serie, non so quanto ci metteremo per superare nuovamente le barriere fisiche e psicologiche che noi, da sempre, ci impegniamo ad abbattere”.

Secondo De Nigris, nei decreti del Governo c’è troppa poca attenzione alla situazione di caregivers e persone con disabilità, anche considerato che molte realtà impegnate su questi temi vivono di donazioni: “Questa emergenza sposta molto le donazioni – spiega –. ed è normale e comprensibile, perché abbiamo a che fare con la nostra sopravvivenza. Chiedo a tutti, però, di non dimenticarsi di noi, delle persone in stato vegetativo: anche questo è un aspetto della disabilità che non può essere trascurato”. Il direttore del Centro studi sul coma chiede che venga assicurato il giusto riconoscimento a medici, a educatori sanitari, a educatori socio-sanitari, a tutte quelle categorie impegnate a dare sollievo a famiglie, donne e uomini in difficoltà. “In attesa di uscire da questa condizione d’isolamento, si potrebbe anche pensare di trasformare i volontari da retroguardia a corpo d’assalto – propone De Nigris –. Se ci sono volontari con voglia di fare, potremmo non impedire loro di rendersi utile, ma anzi sostenere con forza il loro desiderio, naturalmente nelle giuste misure e con le dovute precauzioni”.

De Nigris non nasconde la preoccupazione per quando “si potrà tornare in piazza. Allora saremo trionfanti, ma ancora tanto diffidenti. Dovremmo muoverci sin d’ora per affrontare quel contesto, cominciare subito a parlare di progettualità e politiche sociali per il futuro. Non facciamoci trovare impreparati”.

 

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