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25 marzo 2020 ore: 14:09
Salute

Coronavirus e dipendenze. Dianova: “Le comunità non possono fermarsi”

Attività ridotte e ingressi di nuovi utenti bloccati, ma le richieste continuano ad arrivare. Per questo Dianova Onlus chiede il tampone per i nuovi ingressi in comunità. Nelle strutture adottate tutte le misure necessarie. “Le persone con problemi di dipendenza da sostanze non si fermano davanti ai divieti”
dianova
ROMA - Attività non strettamente necessarie sospese e ingressi dei nuovi utenti bloccati, ma le domande di nuovi pazienti continuano ad arrivare, per questo Dianova Onlus chiede una “certificazione medica inerente lo stato di salute del soggetto in procinto di accedere alle nostre strutture e l’effettuazione di un tampone virale specifico nei giorni immediatamente precedenti l’ingresso in Comunità”. Sono queste alcune delle misure adottate in questi giorni di emergenza coronavirus dalle comunità Dianova che ogni anno accolgono più di 350 persone con problemi di dipendenza da sostanze. 
 
Già da fine febbraio, fa sapere l’organizzazione, sono state adottate le misure indicate dal ministero della Salute e dagli enti territoriali per salvaguardare la salute degli ospiti delle strutture e degli operatori. “Dal 24 febbraio abbiamo scelto di sospendere tutte le attività non strettamente necessarie per salvaguardare i ragazzi ospiti delle nostre cinque strutture - si legge in una nota -: dalle visite dei familiari, alle attività che richiedono di uscire dalle Comunità e ai laboratori svolti da professionisti esterni alle nostre equipe; inoltre, una parte dei nostri collaboratori è in modalità smart working”. Gli operatori, spiega Dianova, “stanno rispettando le norme di profilassi igieniche e sanitarie attraverso l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale (guanti, mascherine, etc…) e, per gli ospiti, sono stati posizionati in luoghi strategici (mensa, bagni, luoghi di stazionamento) confezioni di soluzioni disinfettanti per le mani e per le superfici: tutti questi presidi sono stati acquistati direttamente dalle comunità superando non senza fatica le enormi difficoltà per il reperimento di questo tipo di materiali”. Precauzioni, aggiunge la nota, che al momento “sembrano premiare in termini di contenimento del contagio tutte le nostre strutture”.
 
Dal 27 febbraio, inoltre, le due strutture Lombarde e successivamente dal 9 marzo per le altre tre strutture presenti nelle regioni Marche, Lazio e Sardegna di Dianova sono stati bloccati gli ingressi di nuovi utenti. “I responsabili dei Centri di ascolto di Dianova, nonostante queste misure, continuano a gestire le richieste di chi ha bisogno di aiuto - spiega la nota -, che in questo momento più che mai può trovarsi in difficoltà, in via telematica organizzando colloqui telefonici e in video chiamata. Per far fronte a queste richieste continue e poter accogliere nuovi pazienti senza esporre la popolazione attualmente presente nelle strutture al rischio di contagio, riteniamo necessario ed essenziale richiedere una certificazione medica inerente lo stato di salute del soggetto in procinto di accedere alle nostre strutture e l’effettuazione di un tampone virale specifico nei giorni immediatamente precedenti l’ingresso in Comunità”.
 
Misure necessarie, spiega la nota, per poter continuare ad operare. “Le comunità non possono fermarsi”, titola la nota inviata da Dianova. “Le persone con problemi di dipendenza da sostanze non stanno a casa - spiega la nota -, non si fermano davanti ai divieti imposti, vanno comunque in cerca della sostanza e le notizie di questi giorni ce lo confermano”. Per questo, spiega l’organizzazione, “le comunità terapeutiche sono parte rilevante del sistema preposto ad intervenire nell’ambito delle dipendenze e offrono un servizio essenziale” e le richieste avanzate “possono tutelare sia il singolo sia il gruppo nel quale verrà inserita la persona con problemi di dipendenza e contribuirebbero ad arginare il possibile diffondersi di un’infezione che deve essere assolutamente arrestata nel più breve tempo possibile. Tutte queste misure risultano inoltre necessarie per continuare a dare risposta a chi ha un problema di dipendenza e a non far crollare tutto l’articolato sistema di intervento pubblico e privato accreditato nel quale operiamo; un sistema che da sempre ha visto l’Italia un esempio da seguire nel resto del mondo”.
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