22 maggio 2020 ore: 15:34
Welfare

Nuove povertà. “A 25 anni, senza lavoro, costretto a chiedere aiuto alla Caritas”

di Eleonora Camilli
Nella Caritas di Manfredonia ogni settimana a ritirare il pacco alimentare anche molti giovani. “I bar e gli alberghi hanno chiuso, molti non riapriranno, il nostro futuro sempre più incerto”
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La fila per la distribuzione dei pacchi alimentari alla Caritas

ROMA - Ogni mercoledì mattina A. si mette in fila ad aspettare il suo pacco viveri davanti il centro Caritas di Manfredonia: un po’ di pasta, legumi, salsa di pomodoro, qualche scatoletta di tonno, il latte, il pane. Il necessario per poter andare avanti un’altra settimana a casa, insieme alla sorella e alla nipotina di 8 anni. 25 anni, disoccupato da quando l’emergenza coronavirus ha decretato la fine dell’attività in cui lavorava. Ed ora il futuro è ancora più incerto.“Economicamente avevo difficoltà a trovare lavoro anche prima - racconta - mi buttavo dove riuscivo a trovare qualcosa. Negli ultimi anni lavoravo come barista. Ma negli ultimi due mesi siamo stati chiusi e il proprietario ci ha detto che non non riuscirà a riaprire il locale”. La stagione turistica è incerta, chi può fa da sè lasciando a casa i collaboratori, perché ci si aspetta una clientela in forte calo. “Anche mia sorella non lavora, ero l’unico che portava qualche soldo a casa per noi tre: 900 euro ma ce li facevamo bastare - ci spiega il ragazzo che chiede di restare anonimo -.  Sono mesi che non prendo lo stipendio, non vedrò né la cassa integrazione né altro. Devo trovarmi un lavoro, ma al Sud è difficile, ora poi sarà quasi impossibile”.

Come tanti altri giovani italiani, A. qualche anno fa è emigrato in Germania per cercare di stabilizzarsi economicamente. Lì le cose andavano bene e il lavoro pure. Ma la sorella da sola, con una bambina piccola, non riusciva ad andare avanti: “Sono tornato per aiutarla - racconta -. Ci alternavamo, quando io avevo il giorno libero lei andava a fare le pulizie in un hotel. Anche questo suo piccolo impiego è saltato, gli alberghi per ora qui non riapriranno”. E così un amico, che già era stato alla Caritas gli ha detto di chiedere aiuto. “Mi ha detto lì ti danno una mano, in questo momento non ho nessuna prospettiva, nessun aiuto. Almeno così riusciamo a mettere qualcosa in tavola”.

Sono sempre di più i ragazzi giovani che si rivolgono alle Carita sottolinea Angela Cosenza, responsabile della sede di Manfredonia. “Prima del Covid19 non facevamo il servizio di distribuzione di pacchi e viveri, ci occupavamo dell’animazione sociale e dell’organizzazione delle parrocchie, che facevano anche questo tipo di servizio - afferma -. Quando è scattata l’emergenza molte parrocchie hanno sospeso le attività perché i loro volontari sono per lo più anziani. E ci siamo attivati noi, ma mai avremmo immaginato la realtà che ci si è prospettata, con un’utenza così variegata e anche così giovane. Quelli che spesso abbiamo chiamato bamboccioni sono ragazzi che ora faticano ad andare avanti da soli”.

I primi giorni si arrivava a distribuire anche 250 pacchi al giorno: “sono arrivate persone che non si erano mai avvicinate a noi oppure persone che venivano qui per altri servizi, come l’aiuto al pagamento delle utenze  e degli affitti, a cui ora si è aggiunto il problema del cibo. Ma quello che mi ha stupito è stato veder arrivare i ragazzi di vent'anni, che vivono da soli,  e che andavano avanti con occupazioni stagionali: camerieri, baristi o pescatori”. E poi mano mano con il passare dei giorni anche i lavoratori edili e chi è impiegato nelle pulizie ha cominciato a chiedere aiuto. “La situazione è grave, nella fase due stiamo notando qualche timido tentativo di ripresa, ma specialmente al Sud sarà dura. Continuiamo a fare distribuzioni di generi alimentari 3 volte a settimana per circa 350 famiglie. Non per tutti, infatti, la fase due significa ripartenza: “Non sappiamo quanti riusciranno a sostenere le spese, restiamo in ascolto della popolazione e continuiamo nel servizio”. Dalle schede compilate all’ingresso del centro di distribuzione risulta che a rivolgersi al servizio ci sono anche tante famiglie che non sanno più come pagare il mutuo e operai in attesa della cassa integrazione. “Dopo la prima fase di aiuti per far avere alle persone qualcosa da mettere nel piatto ci aspettiamo che ci verranno a chiedere come pagare le utenze - conclude Cosenza -. In molti stanno accumulando debiti, è una situazione grave. Quando ci siamo buttati in questa situazione non pensavamo neanche noi di trovarci davanti a questa realtà”.

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