30 marzo 2020 ore: 13:01
Famiglia

Coronavirus, “i bambini non devono stare in carcere, tanto meno rischiare la salute”

Una nota del segretario generale del sindacato S.PP, Di Giacomo, ricorda che in Italia sono 55 i bambini di meno di tre anni d’età che vivono in carcere con le loro madri. “Una situazione di grande inciviltà. Questi bambini devono uscire subito”
Misure alternative, carcere, chiavi

ROMA – “Nella sezione femminile di Rebibbia ci sono nove bambini che vivono con le mamme detenute. Dopo il caso accertato di medico positivo al coronavirus si facciano uscire i bambini dal carcere affidandoli a familiari o ai servizi sociali o alle stesse madri agli arresti domiciliari”. È l’appello che il segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria S.PP., Aldo Di Giacomo, ha rivolto al Presidente della Repubblica Mattarella e ai Ministri della Salute Speranza e Giustizia Bonafede.

“Una situazione di grande inciviltà che si aggiunge – dice Di Giacomo – all’autorevole e recente denuncia del Presidente Mattarella sulla ‘mancanza di dignità in carcere’. Al 29 febbraio scorso, sono 55 i bambini di meno di tre anni d’età che vivono in carcere con le loro madri, alle quali non è stata concessa, per decisione del giudice, la possibilità di accedere alle misure alternative dedicate proprio alle detenute madri. Ad essere recluse con i propri figli sono 51 donne, 31 straniere e 20 Italiane”.

Per Di Giacomo, “non possono essere i bambini a pagare la sempre più grave disattenzione dell’Amministrazione Penitenziaria che si manifesta in relazione alla crescente diffusione del contagio Covid-19 in tutte le carceri italiane. Questi bambini devono uscire subito”.
Tra le misure decise per ridurre il numero di detenuti secondo il DL varato dal Governo la condizione dei bambini in carcere con le madri richiede priorità su tutti gli altri casi. “È una situazione insostenibile che va rimossa che come S.PP. abbiamo denunciato ‘in tempi normali’ – conclude - figuriamoci in questi tempi di emergenza sanitaria. I bambini non devono stare in carcere nè tanto meno rischiare la salute”.

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