4 agosto 2016 ore: 09:40
Non profit

Corpi civili di Pace, volontari Focsiv pronti a partire per Sudamerica e Africa

In Perù, Ecuador e Guinea Bissau i progetti di Focsiv per i “caschi bianchi”. Tra accoglienza dei profughi colombiani, flussi migratori interni e catastrofi ambientali, sono 30 i volontari coinvolti. Di Blasio (Focsiv): “Ora, però, rivedere le regole: servono flessibilità e investimenti”
Volontario in Africa con bambino in braccio

BOLOGNA - Cinque progetti valutati positivamente e 30 volontari pronti a partire: sono questi i numeri di Focsiv per la sperimentazione dei Corpi civili di Pace. Tre riguardano le aree di conflitto, due le emergenze ambientali. Dei tre nelle aree di conflitto, due riguardano l’America Latina: nello specifico, Ecuador e Perù. In Ecuador il progetto riguarda i rifugiati provenienti dalla Colombia: sebbene lo Stato riconosca loro lo status di rifugiati, si registrano grandi carenze nel sistema d’accoglienza, costringendo così i profughi colombiani in una situazione di grande vulnerabilità. “Focsiv e i 6 “caschi bianchi” che prenderanno parte a questo progetto interverranno sia nei confronti dei richiedenti asilo – con un occhio di riguardo per i minori – sia nei confronti dei leader della comunità, per far loro capire le reali condizioni e motivazioni di questi uomini in fuga”, spiega Primo Di Blasio, Coordinatore Attività Estero della Focsiv. In Perù, invece, il progetto sarà dedicato ai flussi migratori interni, a tutte quelle persone che lasciano la sierra, la montagna, (“le zone che hanno registrato – e registrano – la presenza dei guerriglieri di Sendero Luminoso”, specifica Di Blasio) per spostarsi nei grandi centri urbani alla ricerca di un futuro migliore, di qualche possibilità e servizio in più. “Una volta giunti nei pressi delle grandi città – Lima, su tutte – spesso sono sfruttati dalla criminalità organizzata. Un altro pericoloso fenomeno contro cui lottiamo è il coinvolgimento dei minori in bande criminali di adolescenti. I Corpi civili di Pace lavoreranno per far comprendere alle famiglie rifugiate i loro diritti e saranno impegnati a sostegno dell’inclusione sociale dei minori”. Il terzo progetto nelle aree di conflitto è in Guinea Bissau, Stato africano in cui si registra una scarsissima partecipazione alla vita sociale e politica in generale dei cittadini, ma particolarmente dei giovani. “In Guinea Bissau sono frequenti i colpi di Stato militari, anche se poi al voto si reca anche il 90 per cento della popolazione. Purtroppo non esiste nessuna consapevolezza del ruolo e delle possibilità d’espressione delle proprie volontà politiche. Non da ultimo, nei media vige una pesante censura. Con il nostro progetto vorremmo coinvolgere giovani, professori e rappresentanti della società civile – quindi soggetti moltiplicatori – per avviarli verso una maggiore partecipazione alla vita pubblica, anche imparando a utilizzare alcuni media: dal web ai blog, passando per le radio locali”.

L’Ecuador e il Perù sono anche gli Stati che accoglieranno i progetti ambientali. In Perù è grave la conflittualità tra le industrie estrattive minerarie e la popolazione locale. Tra deforestazione, inquinamento, controllo del territorio e terrorismo psicologico, “come Focsiv lavoriamo perché alla popolazione locale siano riconosciuti i propri diritti e per far sì che il conflitto non si trasformi in guerriglia”, continua Di Blasio. In Ecuador focus del progetto dei Corpi civili sarà la devastazione ambientale legata alle industrie petrolifere di Chevron-Texaco: “Si contano 480mila ettari inquinati, campi ricoperti da 15/20 centimetri di terreno catramoso. E il numero dei tumori di chi vive in quell’area è aumentato in maniera esponenziale. Questa catastrofe ha investito 30 mila indigeni”.

A fianco del tanto entusiasmo per la partenza dei progetti con i Corpi civili di Pace, Di Blasio riconosce diverse criticità che caratterizzano questa prima sperimentazione. “Avevamo chiesto al Dipartimento della Gioventù e del servizio civile nazionale di fornirci una lista dei Paesi e delle regioni nei quali non avremmo potuto progettare. Invece, ci hanno fatto avere un elenco in positivo, non sovrapponibile con l’esperienza degli enti del Servizio Civile”. Altro limite, l’eliminazione dei rimborsi per gli enti delle spese di vitto e alloggio, cosa invece prevista per il servizio civile all’estero: “Una lista ristretta dei Paesi e meno risorse: perché un ente avrebbe dovuto partecipare? Questo piano è fatto al contrario rispetto a qualsiasi altro progetto voglia definirsi sperimentale: una sperimentazione deve prevedere grande flessibilità e buoni investimenti. Insomma, riscontriamo una distanza incolmabile tra le potenzialità degli enti e ciò che viene scritto nei bandi”. Per Di Blasio è una sola la direzione che le istituzioni dovrebbero intraprendere: coinvolgere il prima possibile gli enti che progettano e “rivedere le regole del gioco. Se non si fanno esperienze serie queste sperimentazioni non servono a nulla. Elaborare buone prassi, invece, è necessario per costruire, in futuro, una buona legge”. (Ambra Notari)

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