Costretta su sedia a rotelle, lavora in sottoscala
Donatello Brogioni
Roma - Pochi metri ricavati in un sottoscala, un piccolo tavolo per appoggiare i fogli e un armadietto per appoggiare una lampada e conservare atti giudiziari. È l'ambiente in cui e' costretta a lavorare Eleonora Callegaro, 28 anni, disabile costretta su una carrozzina e assunta a luglio nell'ufficio del Giudice di pace, in provincia di Venezia, a Cavarzere, in un edificio in pieno centro. Come racconta il 'Gazzettino', per lei la rampa di scale che le permetterebbe di raggiungere gli uffici al primo piano, e' una vera e propria barriera insormontabile e al piano terra non ci sono spazi per allestire un ufficio. Ovviamente il punto in cui si trova la espone a qualsiasi condizione meteo: "La porta deve rimanere aperta, nonostante tutto siamo in un ufficio pubblico- spiega la giovane, laureata in medicina- ma la settimana scorsa sono stata costretta a chiudere perche' pioveva dentro". Per i primi 15 giorni di lavoro, spiega, "sono stata mandata al pianterreno di un altro palazzo. Ero quasi totalmente inutile, visto che il mio ufficio si trova in un altro posto. Poi sono stata mandata qui". Ed e' cominciato l'incubo: il suo compito, spiega il quotidiano veneto, sarebbe quello di fare fotocopie e anticamera, archiviare gli atti e rispondere alle telefonate, ma e' del tutto impossibile. "Le fotocopie le faccio in cartoleria perche' qui non c'e' la fotocopiatrice, anzi qui non c'e' niente", afferma con desolazione. Mancherebbe anche il telefono e se non fosse per la solidarieta' delle colleghe, che le passano i fascicoli da sistemare, non farebbe neanche quello.
Ma non solo: "Il computer me lo porto da casa e qualcosa riesco a fare". Ma un altro problema sono i servizi igienici, ogni volta deve raggiungere il bar percorrendo una superficie sconnessa. Anche una provocazione, caduta pero' nel vuoto: "Ho proposto di fare le scale con il sedere, pur di raggiungere il posto di lavoro". Un montascale, valore 1.000 euro circa, le permetterebbe di salire al primo piano: "Ho anche detto che sarei stata disposta a mettere la meta' del prezzo, ma in Comune dicono che non ci sono soldi". È il Comune infatti che dovrebbe adeguare la struttura. "Mi sono attrezzata con una stufetta, ma potro' andare avanti cosi'? È questo il diritto al lavoro? Dov'e' la dignita' della persona?- si chiede- Vorrei sapere cosa intendono fare. Io il mio posto non lo mollo. Penso di essere competente e di poter svolgere dignitosamente la mia funzione. Ho scritto a tutti: al prefetto, al ministero della Giustizia, ai servizi sociali, al sindaco, ma al di la' delle belle parole non ho ottenuto niente". (DIRE)