24 settembre 2020 ore: 11:52
Società

Covid-19, cambiare le metropoli per rispondere alla crisi

di Alice Facchini
Come muterà il volto delle città dopo l’emergenza sanitaria? A Bologna la tavola rotonda “Ecologia e metropoli: alle porte del cambiamento”, organizzata all’interno del festival Prossimità dalle Brigate solidarie. Beneiamo: “Bisogna chiedersi come creare nuove forme di solidarietà che non abbiano al centro il paradigma economico, ma il paradigma della cura”
metropoli e cambiamento

BOLOGNA – Come muterà il volto delle città dopo l’emergenza Covid-19? E come si può mettere il principio di solidarietà al centro del sistema sociale, superando il paradigma legato al mero guadagno economico? Sabato 26 settembre a Bologna si terrà la tavola rotonda “Ecologia e metropoli: alle porte del cambiamento”, organizzata all’interno del festival Prossimità dalle Brigate solidarie, gruppo nato durante la quarantena a Bologna e in altre città, sia in Italia che in Europa, per promuovere nuove forme di mutuo soccorso e aiuto dal basso, come la distribuzione della spesa.

L’evento sarà un’occasione per riflettere sul periodo che stiamo attraversando, un momento in cui la crisi climatica e l’emergenza Covid-19 hanno dimostrato che il pianeta e il sistema vigente sono in difficoltà, sia da un punto di vista ecologico che sociale.Mai come oggi abbiamo la possibilità di renderci protagonisti delle trasformazioni delle nostre metropoli, proprio a partire da una nuova concezione di salute e benessere che questa pandemia ci ha dato – afferma Maura Benegiamo, ricercatrice di ecologia politica al College d’études mondiales di Parigi e all’Università di Trieste, che interverrà alla tavola rotonda insieme a Alice Dal Gobbo dell’Università di Trento, Salvo Torre dell’Università di Catania, Matteo Proto e Andrea Zinzani dell’Università di Bologna –. Soprattutto, possiamo avere una nuova percezione delle priorità che dobbiamo porci per vivere serenamente e degnamente, non solo nelle campagne o sui monti, ma anche nelle città”.

La pandemia ha fatto emergere infatti una serie di problematicità che già esistevano e che, nell’emergenza sanitaria, sono diventate lampanti. “Le differenze strutturali all’interno della società, lo sfruttamento dei territori e dei corpi, sono tutti elementi che sono venuti a galla – commenta Benegiamo –. La stessa proliferazione del virus è leggibile come un prodotto di quello stesso sfruttamento: la pandemia è uno dei tanti rischi socio-ecologici che si legano ai nostri modelli di sviluppo. Eppure, è risultato evidente che nei momenti di crisi le società risolvono i problemi non attraverso la mano invisibile del mercato, ma attraverso la solidarietà”.

Che tipo di trasformazioni servono allora per ripensare lo spazio urbano in un’ottica più sostenibile, e per mettere al centro il paradigma della cura? “L’obiettivo non dev’essere il guadagno, ma il benessere delle persone – conclude Benegiamo –. In questa crisi, abbiamo constatato come una serie di attività siano state depotenziate solo perché non facevano reddito, e molti servizi che erano stati privatizzati non hanno saputo rispondere in maniera efficiente all’emergenza sanitaria. Bisogna chiedersi quindi come creare nuove forme di solidarietà che non abbiano al centro il paradigma economico, ma il paradigma della cura, come le attività portate avanti durante il lockdown dalle Brigate solidarie. Queste pratiche hanno grandi potenzialità trasformatrici: ricordiamo che l’innovazione si muove sempre dal basso”.

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