19 marzo 2020 ore: 11:05
Salute

Coronavirus. Ghetti a rischio contagio, Flai Cgil: “Serve intervento straordinario”

Requisire caserme abbandonate e adattarle per accogliere tutti. La proposta lanciata dal segretario generale della Flai Cgil, Giovanni Mininni, ai ministri Speranza, Catalfo e Bellanova. “Per i braccianti dei ghetti non è cambiato niente. Intervenire subito per evitare diventino focolai”
Caporalato, braccianti agricoli immigrati
ROMA - Non hanno un luogo dove risiedere in sicurezza in questo momento di emergenza sanitaria, tantomeno l’acqua corrente per lavarsi le mani come consigliato dagli esperti e in questi giorni di massima allerta per l’espansione del contagio del virus Covid-19 sono tra le persone più dimenticate. Sono i braccianti agricoli che vivono nei tanti ghetti italiani che, paradossalmente, continuano a lavorare spesso senza diritti e in questi giorni anche senza i necessari dispositivi di sicurezza proprio per poter continuare ad approvvigionare i supermercati di tutta Italia di generi alimentari. A lanciare un appello alle istituzioni affinché le disposizioni già adottate dal governo nei loro confronti vengano realizzate al più presto è Giovanni Mininni, segretario generale della Flai Cgil, che chiede ai ministri del Lavoro, delle Politiche agricole e della Salute, Nunzia Catalfo, Teresa Bellanova e Roberto Speranza, un intervento rapido per evitare che i ghetti diventino focolai incontrollati. “In questi giorni abbiamo fatto una ricognizione contattando le sezioni provinciali che fanno sindacato di strada e le associazioni con cui lavoriamo sui territori - spiega Mininni - e non sta succedendo niente: i ghetti sono ancora ghetti, c’è gente e soprattutto stanno continuando a lavorare. Mentre nell’industria alimentare stiamo facendo applicare il protocollo per la sicurezza sui luoghi di lavoro firmato col governo, in agricoltura un protocollo sulla sicurezza ancora non c’è”.
 
E così, nei campi, i braccianti provenienti dai ghetti continuano a lavorare come sempre. “Vanno nei campi con i furgoncini dei caporali, ammassati uno su l’altro. È come se per questo pezzo di mondo, questo pezzo di Africa che noi abbiamo in Italia, non fosse cambiato nulla. Le imprese non danno loro la mascherina e neanche loro sanno bene cosa sia questo coronavirus. Sono praticamente abbandonati. Non esistono”. Qualche associazione sul territorio, intanto, sta cercando di sensibilizzare i braccianti sull’attuale emergenza sanitaria. “Emergency, ad esempio, sta traducendo un vademecum in inglese e francese - racconta Mininni -, ma ci sono anche altre associazioni che stanno realizzando testi in altre lingue. Tuttavia, al momento si tratta di interventi molto limitati. Stiamo proponendo alle associazioni di metterci insieme e di pensare ad un intervento su larga scala”. 
 
Per Mininni, tuttavia, serve una risposta rapida delle istituzioni per evitare che il virus possa propagarsi tra i braccianti. “Il mio è un appello ai ministri Speranza, Catalfo e Bellanova: acceleriamo sul piano accoglienza affinché tutte queste persone abbiano un alloggio dignitoso velocemente, sgomberando i ghetti ma solo se c’è un’alternativa”. La proposta è quella di individuare strutture che possano accogliere i braccianti in sicurezza. “Ad esempio si possono requisire le caserme abbandonate - chiede Mininni -,forse anche con l’aiuto delle nuove norme varate col decreto pubblicato stamattina. Come quelle già individuate dall’allora Commissario Straordinario Rolli su Foggia. Lo facciamo per loro ma dobbiamo farlo anche per l’Italia, perché i ghetti potrebbero diventare focolai del virus. Non possiamo far finta che non esistano. Nei ghetti vivono in condizioni sanitarie davvero precarie”.
 
Per combattere e prevenire attivamente il fenomeno del caporalato, infatti, lo scorso 20 febbraio il governo ha approvato un piano triennale che prevede diversi interventi, tra cui la realizzazione di “soluzioni alloggiative dignitose” per i lavoratori del settore agricolo. Tuttavia, spiega Mininni, occorre stringere i tempi ed evitare le lungaggini burocratiche per evitare che la situazione diventi ingestibile. “Alla luce dell’emergenza, non possiamo perdere altri mesi per far partire i progetti - spiega Mininni -. A causa della capacità di diffusione di questo virus, anche pochi mesi potrebbero essere micidiali”. Per questo occorre fare presto nell’allestire gli alloggi necessari, senza però dimenticare i più fragili. “Non vogliamo caserme col filo spinato attorno - continua Mininni -. Vogliamo tutelare i lavoratori che sono lì dentro, senza fare distinzione tra chi ha il permesso di soggiorno e chi no. Rappresentano un’umanità abbandonata, adesso ancora più invisibile di prima”. Serve un “intervento straordinario”, conclude Mininni, supportato da “risorse interne dei vari ministeri e delle regioni”.
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