9 aprile 2014 ore: 12:58
Immigrazione

Crescono i ritorni volontari: coinvolti oltre 2.200 migranti dal 2009

I dati aggiornati della Rete italiana per il ritorno volontario assistito presentati oggi alla Camera dei deputati. Crescono le risorse a disposizione e per il futuro c’è ottimismo. Compagnucci, Dipartimento Immigrazione del Viminale: “La volontà del ministero è di andare avanti”
Eligio paoni/Contrasto Profughi, immigrati albanesi, in attesa di rimpatrio

ROMA – È la perdita di lavoro senza possibilità di una ulteriore occupazione, la ragione principale per cui 2.204 migranti dal 2009 ad oggi hanno fatto ritorno verso il proprio paese di origine attraverso la rete Rirva (Rete italiana per il ritorno volontario assistito). È quanto emerso durante i lavori del convegno tenutosi oggi a Roma, presso la Camera dei deputati sul Ritorno volontario assistito. Dai dati presentati, emerge una continua crescita dei ritorni. “I ritorni volontari assistiti sono cresciuti di anno in anno – ha spiegato Carla Olivieri, responsabile della Rete Rirva, Idee in rete -, passando dai 228 nella prima annualità (giugno 2009-2010) ai circa 1.900 previsti a giugno 2014. Sono stati 928 l’anno scorso e ne sono previsti oltre 2000 a giugno 2015”.

Dai dati emerge anche che oltre il 70 per cento dei ritorni ha riguardato uomini, mentre la metà di loro ha ricevuto un supporto alla reintegrazione sociale e lavorativa. I “ritornanti” provengono da ben 81 paesi diversi, ma più della metà provengono da Tunisia, Ecuador, Perù e Marocco. Le regioni italiane di partenza, invece, sono il Lazio, con 456 partenze in totale, la Lombardia (425), l’Emilia Romagna (189) il Piemonte (152), la Campania (148) e il Veneto (143). I dati presentati oggi mostrano, inoltre, anche una netta inversione di tendenza per quanto riguarda la gestione del Fondo europeo ritorno. Se nel 2008 i rimpatri forzati assorbivano la maggior parte delle risorse (circa 7,9 milioni contro 1,3 milioni per i rimpatri volontari), nel 2012 l’utilizzo dei fondi è andato bilanciandosi e lo scarto tra le due strade del ritorno è diminuito, portando i fondi per i ritorni forzati a 6,7 milioni, contro i 5,7 per i ritorni volontari assistiti.

Ad oggi la rete Rirva conta oltre 340 organizzazioni aderenti di cui il 40 per cento Enti pubblici e il restante 60 del privato tra associazioni e cooperative. Una rete che può contare di oltre 200 punti informativi e un sistema di comunicazione che è in grado di raggiungere oltre 60 mila persone tra migranti, operatori, media e cittadini. Ma la sfida è ancora aperta e tra le richieste avanzate dalle organizzazioni aderenti alla rete ci sono quella di sviluppare la rete, prevedendo standard minimi per tutti i progetti di ritorno, adeguando il numero di posti disponibili, garantendo trasparenza sull’esito dei ritorni e attivare un Tavolo nazionale ritorno per definire le forme di cooperazione interistituzionale sul ritorno. E sul futuro del progetto è intervenuto anche il prefetto Riccardo Compagnucci, vice capodipartimento vicario del Dipartimento per le Libertà civili e immigrazione del ministero dell’Interno. “A giugno chiude il progetto ma noi non lo vogliamo chiudere – ha affermato Compagnucci -. La volontà del ministero è di andare avanti e al 98 per cento vi dico che andremo avanti, anche se mantengo il 2 per cento di dubbio perché tra spending review e riposizionamento delle risorse finanziarie c’è sempre un dubbio”. (ga)

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