4 febbraio 2013 ore: 11:08
Società

Cyberbullismo, per le vittime solitudine e depressione

Indagine Ispsos-Save the Children: mina il rendimento scolastico e la socialità e nei peggiori dei casi può comportare serie conseguenze psicologiche. La modalità preferita è la persecuzione attraverso il profilo di un social network
ROMA - Compromette il rendimento scolastico (38 per cento), erode la volontà di aggregazione (65 per cento, con picchi del 70 per cento nelle ragazzine tra i 12 e i 14 anni e al centro) e nei peggiori dei casi può comportare serie conseguenze psicologiche come la depressione (57 per cento). E’ questo l’effetto del “cyberbullismo” sulle vittime, secondo quanto dichiarano adolescenti e giovanissimi italiani intervistati da Ipsos per Save the Children. I dati dell'indagine "I ragazzi e il Cyber bullismo” sono stati diffusi oggi,  alla vigilia del Safer Internet Day, la giornata istituita dalla Commissione Europea per la promozione di un utilizzo sicuro e responsabile dei nuovi Media tra i più giovani. La ricerca oltre a fornire una fotografia sulle abitudini di fruizione del web da parte dei ragazzi italiani, indaga sull'inclinazione sempre più frequente tra i pre-adolescenti, ma ancor di più tra i teenager, a sperimentare attraverso l’uso delle nuove tecnologie una socialità aggressiva, denigratoria, discriminatoria e purtroppo spesso violenta. 

Per i ragazzi intervistati, l’isolamento è la conseguenza principale del cyberbullismo. Per il 67 per cento degli intervistati, chi lo subisce si rifiuta di andare a scuola o fare sport, ma soprattutto è la dimensione della socialità a risentirne: il 65 per cento afferma che le vittime non vogliono più uscire o vedere gli amici (con picchi de 70 al centro e tra le femmine dai 12 ai 14 anni), il 45 per cento che si chiudono e non si confidano più (anche qui, per le femmine la percentuale sale al 47). Secondo il 57 per cento degli intervistati le vittime di cyber bullismo vanno in depressione, il 44 ha la percezione che potrebbero decidere di farsi del male o anche peggio (le percentuali diventano rispettivamente del 63 e del 50 secondo le femmine dai 15 ai 17 anni). 

I cyberbulli  rubano e-mail, profili o messaggi privati per poi renderli pubblici (48  per cento), inviano sms/mms/e-mail aggressivi e minacciosi (52  per cento, lo fanno soprattutto le femmine preadolescenti, la cui percentuale raggiunge il 61  per cento),  creano gruppi “contro” su un social network per prendere di mira qualcuno (57  per cento), diffondono foto e immagini denigratorie o intime senza il consenso della vittima (59 per cento, con picchi del 68  per cento nel nord est), o notizie false sull’interessato via sms/mms/mail (58  per cento ). La modalità d’attacco preferita dai giovani cyberbulli è la persecuzione della vittima attraverso il suo profilo su un social network (61 per cento).

Secondo gli osservatori in larghissima maggioranza i ragazzi esprimono ''solidarietà'' alla persona perseguitata e secondo l’88 per cento  il malcapitato “non se lo meritava veramente”. Per gli ''innocentisti'' il persecutore è una persona fragile: per il 58 per cento attaccare fa sentire più forti, il 42  per cento  afferma che chi attacca ha problemi suoi, per il 41 attaccare aiuta a mantenere la leadership – vera o supposta – mentre  per il 38   chi attacca lo fa soprattutto per attirare l’attenzione. (segue)
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