12 gennaio 2015 ore: 12:53
Welfare

Isee "all'italiana", manca la convenzione Inps. Richiesta dei Caf inascoltata

Avvio non senza problemi per il nuovo indicatore. Non tutti i Centri di assistenza fiscale processano le richieste. Soldini, Caaf Cgil: “Siamo partiti all’italiana: grandi dichiarazioni di intenti, ma la macchina non è ancora oleata”. A vuoto finora la richiesta di una convocazione da parte di Inps e ministero del Lavoro
Isee, "riccometro" su banconote e monete

ROMA – Anno nuovo, Isee nuovo, ma non senza difficoltà. Il nuovo indicatore della situazione economica equivalente degli italiani sembra esser partito col piede sbagliato. A pochi giorni dall’inizio del 2015 e dall’abbandono del “vecchio” Isee, riuscire ad avere una nuova certificazione sembra essere una vera impresa. Il sistema dei Centri di assistenza fiscale (i Caf) italiani è in difficoltà per l'assenza di una convenzione apposita e attende e sollecita da tempo una convocazione da parte dell'Inps e del ministero del Lavoro per chiarire tutte le difficoltà e partire a pieno regime. Nell'attesa, fra i Caf c'è chi nonostante le difficoltà sostiene che è comunque possibile avere la certificazione Isee, chi sostiene che sarà possibile farlo solo a partire dal 15 gennaio e chi, invece, non ne vuole sapere di Nuovo Isee fino a quando non verrà firmata la nuova convenzione con l’Inps. Convenzione che mette in chiaro l’apporto dei Caf, le regole e gli aspetti economici. La Consulta dei Caf si riunirà a breve per fare fronte comune, ma la sensazione è che la partita del Nuovo Isee potrà sbloccarsi solamente quando dall'Inps e dal ministero del Lavoro arriverà un segnale.

Senza convenzione, niente regole. Nonostante le polemiche che hanno accompagnato il nuovo indicatore nel corso della sua definizione, per il nuovo Isee il 2015 inizia con altre polemiche.  L’assenza della convenzione tra Caf e Inps, infatti, fa discutere e non poco. “La Consulta dei Caf ha preso una posizione chiara alla fine dello scorso anno nei confronti dell’Inps e del ministero del Lavoro – spiega Mauro Soldini, responsabile dei Caaf Cgil -. In assenza di una convenzione non siamo nella condizione di avviare l’attività e chi lo fa, lo fa a proprio rischio e pericolo”. Alla Cgil, la posizione presa è chiara: “Siamo in standby dal 2 gennaio – afferma Soldini -. I Caf della Cgil hanno preso la decisione netta di non partire”. La convenzione, infatti, non riguarda soltanto gli aspetti economici, che hanno la loro importanza. “Senza convenzione – aggiunge Soldini - non si sa quali siano le regole d’ingaggio e non ci sono certezze neanche rispetto all’utilizzo di dati sensibili, inseriti all’interno di queste convenzioni come sempre fatto”.

I Caf sottocosto. Sugli aspetti economici, invece, un colpo per i Caf è già arrivato negli anni scorsi con i tagli imposti e col nuovo Isee le cose non miglioreranno, anzi. “C’è un problema economico vero – spiega Soldini -. L’inps ci ha detto che non ha una disponibilità di budget superiore a quella del precedente Isee, ma sul nuovo Isee abbiamo stimato che un operatore ci impiegherà il doppio del tempo nel soddisfare la richiesta dell’utente”. Intanto, spiega Soldini, il budget messo a disposizione è stato “dimezzato negli ultimi tre anni dalle leggi di stabilità – spiega -. Abbiamo segnalato l’esigenza di considerare un capitolo aggiuntivo di spesa per questo tipo di attività e siamo in attesa di una risposta dal ministero del Lavoro.Un Caf ha un costo unitario per richiesta di Isee di 16 euro contro una media di compenso che era di 12 euro e che è stata tagliata a 8 euro. Siamo già sottocosto”.

Nove cittadini su dieci scelgono i Caf. Se è vero che la via del Caf per poter richiedere un nuovo Isee non è l’unica a disposizione del cittadino (c’è sempre la possibilità di utilizzare il portale dell’Inps, dopo essersi registrati, oppure presso le sedi territoriali dell’Inps), andando a fare due conti emerge che 9 cittadini su 10 preferiscono sempre e comunque rivolgersi ai Caf. “Prendendo come riferimento il 2013 e il vecchio Isee – spiega Soldini -, il 92-94 per cento delle richieste di Isee viene da attività fatte attraverso i Caf. Quindi 9 cittadini su dieci si sono rivolti al Caf”.

Il caos delle partenze. Nonostante l’assenza di una convenzione con l’Inps, però, c’è chi ha deciso di partire comunque, come spiega Valeriano Canepari, responsabile dei Caaf Cisl. “Non siamo ancora stati autorizzati a farlo – spiega -. Ci stiamo assumendo delle responsabilità nei confronti dell’istituto e dei contribuenti. Se ci fossero dei problemi rischiamo di essere responsabili. In queste ore stiamo sollecitando il ministero del Lavoro e l’Inps, ma non sappiamo ancora nulla”. Nonostante qualche problema tecnico, però, alla Cisl le richieste dei nuovi Isee sembrano già partite. “Per quel che ci riguarda so che alcune pratiche sono state acquisite dal sistema dell’Inps – aggiunge Canepari -. Altre hanno avuto difficoltà e sono state respinte mentre altre sono andate a buon fine”. Al Caf Acli, invece, si aspetta il 15 gennaio, perché secondo Paolo Conti, direttore del Caf Acli, fino a quella data non dovrebbe essere possibile inviare domande all’Inps. “Da qui al 15 gennaio il vecchio Isee non è più attivo ma il nuovo non è ancora partito – spiega -. Se una persona si presenta oggi a chiedere l’Isee perché serve per un’esenzione non gli può essere rilasciato. C’è questo brevissimo periodo in cui non parte il sistema, ma il disagio riguarderà solo la prossima settimana. Come Caf noi siamo pronti per il nuovo Isee. Il lato Inps non è ancora partito e parte il 15. È un problema di computer, di server che dovranno dialogare, ma è cosa di pochi giorni. Se si ha un vecchio certificato Isee in corso di validità va bene quello. Il problema sorge per quei soggetti che non hanno un Isee e ne hanno bisogno per una prestazione”.

Il nuovo Isee “all’italiana”. Una situazione caotica, quindi, che oltre ad una convenzione, attende si chiarisca anche la questione della data di partenza. “È una cosa assurda – si lamenta Soldini -. Con grande pomposità si è annunciato l’avvio di questo nuovo misuratore della ricchezza e non c’è stato neanche il tempo per fare simulazioni tra Caf e Inps. Hanno tirato fuori sotto Natale tre giorni per fare degli invii di prova, mentre attendiamo ancora risposte su una serie di quesiti tecnici. Siamo partiti, come sempre, all’italiana: grandi dichiarazioni di intenti, ma la macchina non è assolutamente nelle condizioni di essere già oggi oleata. Se ci fosse la Convenzione ci saremmo anche presi in carico i problemi di sperimentazione in corso d’opera, ma così è improponibile”. Eppure, conclude Canepari, quella della convenzione non è “una questione complessa”. “Abbiamo già discusso con l’istituto molti punti della convenzione – spiega -. Alcuni sono più delicati, come gli aspetti economici, il sistema dei controlli, delle sanzioni. Tuttavia, ci possono essere diverse vie da seguire, come quella di una soluzione ponte che permetta di prendere tempo e andare avanti e nel frattempo sistemare le cose. Se c’è la volontà le cose si possono fare”.(ga)

 

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