14 aprile 2017 ore: 14:56
Immigrazione

Migranti, ong denuncia: "Giovane marocchino con disagio psichico portato nel Cie"

Human Rights Youth Organization chiede di sospendere il rimpatrio del ragazzo che vive da anni a Palermo con regolare permesso di soggiorno. "Il giovane per il suo stato di fragilità deve assolutamente uscire dal Cie e non può essere rimpatriato in Marocco"

PALERMO - Un ragazzo di origine marocchina con regolare permesso di soggiorno e residente da molti anni a Palermo è stato trasferito ieri nel Cie di Pian del Lago di Caltanissetta per poi essere espatriato. Il giovane immigrato, che ha una con patologia psichiatrica, qualche giorno fa aveva dato segni di confusione mentale nella mensa universitaria di Palermo generando allarme tra gli studenti, subito rientrato. Il ragazzo nell'ultimo periodo aveva smesso di seguire la sua terapia farmacologica ma dopo questo episodio si era lasciato convincere a ritornare in comunità per riprendere la sua terapia, previo ricovero in ospedale. La denuncia arriva da H.R.Y.O., Human Rights Youth Organization.  

"In ospedale, però, è stato prelevato bruscamente dalla Digos - scrive H.R.Y.O. in una nota - e portato in un Cie con l'obiettivo di rimpatriarlo mettendo a rischio la sua integrità psicofisica attuale e futura. Le procedure che sono state utilizzate nei suoi confronti sono quelle che vengono applicate a soggetti con piene capacità di agire, mentre il ragazzo era entrato ieri spontaneamente in clinica per riprendere il corso delle terapie. Procedere all'immediata espulsione non farebbe altro che peggiorare le condizioni psicofisiche di questo giovane, rischiando inoltre di incentivarlo all'effettivo avvicinamento a potenziali nuclei terroristici che potrebbero sfruttare la sua patologia a favore dei loro scopi". "Il governo italiano emettendo questo decreto di espulsione e rimpatriandolo in un paese ormai a lui straniero - denuncia ancora l'organizzazione umanitaria H.R.Y.O. - sta negandogli il diritto alla salute, pregiudicando la sua vita futura". 

Il ragazzo, nell'ultimo periodo, a Palermo, era riuscito a diplomarsi ed era stato accolto per la sua patologia in una comunità terapeutica assistita dell'Asp. Successivamente, a seguito di un percorso terapeutico assistito, supportato anche farmacologicamente, si era iscritto all'università, usufruendo dell'ospitalità del pensionato universitario.

"Il giovane era da tempo in alcuni progetti di inserimento sociale - sottolinea Marco Farina di Human Rights Youth Organization di Palermo -. Per noi è un esempio concreto di positiva inclusione sociale dettato anche dall'essere riuscito ad intraprendere con una borsa di studio gli studi in cooperazione internazionale. Sapevamo che aveva sospeso temporaneamente la terapia e cercavamo come volontari di seguirlo. Una cosa che avremo comunque modo di approfondire nelle sedi opportune è che sappiamo che l'università gli aveva rilasciato un certificato di sana e robusta costituzione per poterlo ospitare all'interno del pensionato universitario". "Adesso stiamo cercando di attivarci a tutti i livelli attraverso la rete di tutela dei diritti umani - spiega ancora - perchè il giovane per il suo stato di fragilità deve assolutamente uscire dal Cie e non può essere rimpatriato in Marocco".

"Abbiamo sentito il ragazzo che conosciamo - perché frequentava da tempo i nostri spazi ricreativi e di accoglienza - dice Fausto Melluso dell'Arci -. Sappiamo che sta bene e abbiamo voluto rassicuralo. Aspettiamo adesso che chi lo assisterà legalmente intervenga nell'ambito dell'udienza di convalida. Siamo davanti ad una grave violazione di diritto alla sua salute nei confronti di chi spontaneamente aveva deciso di riprendere le cure farmacologiche e che a Palermo aveva già una vita di relazione. Il diritto alla salute è già una ragione di protezione perché non si può rimpatriare una persona in un luogo in cui non siano garantiti gli standard di cura che il giovane aveva già intrapreso nel nostro territorio".

“Auspichiamo che tutti i diritti vengano salvaguardati e non vengano meno in nessuno dei casi previsti dalla legge per la tutela dei migranti – dichiara anche Bijou Nzirirane, responsabile dell'ufficio migranti della Cgil Palermo -. Stiamo seguendo la vicenda. Siamo in contatto con il legale del ragazzo e faremo tutti i passaggi necessari per verificare e garantire che tutti i diritti vengono rispettati”. (set)