27 gennaio 2017 ore: 16:02
Salute

Servizi salute mentale, le famiglie chiedono lavoro e formazione

Le anticipazioni di una ricerca condotta nella capitale dalla Fondazione Di Liegro, presentata a marzo. "Deludente" l'impegno del volontariato. Renato Frisanco: “C’è bisogno di richiamare l’attenzione in un momento difficile, tra spending review e cambiamenti nell’organizzazione della sanità”
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ROMA - Maggiore impegno su progetti di inserimento lavorativo e più formazione per quanto riguarda il disturbo dei propri familiari. Sono queste le priorità espresse dai familiari di quanti si rivolgono ai servizi di salute mentale nella città di Roma. A rilevarlo è una ricerca condotta nella capitale dalla Fondazione Di Liegro i cui dati parziali sono stati anticipati questa mattina durante il convegno “Riprendersi” promosso e organizzato dalla Fondazione Internazionale Don Luigi Di Liegro e dalla Fondation d’Hancourt, in collaborazione con l’INMP. Un convegno che ha come obiettivo quello di mettere a fuoco le prospettive dell’approccio biomedico in salute mentale e evidenziare il ruolo dei fattori personali e sociali connessi al paradigma della cosiddetta recovery.

Ad anticipare i dati dello studio che verrà presentato a marzo, Renato Frisanco, della Fondazione Di Liegro. “C’è bisogno di richiamare l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica sul settore della salute mentale in un momento difficile perché dentro ad una lunga stagione di spending review che ha ridotto sensibilmente le risorse umane del settore - ha affermato Frisanco -, ma anche per i cambiamenti che sono intervenuti nell’assetto istituzionale organizzativo sia della sanità metropolitana, con l’accorpamento delle Asl, che al tempo stesso del Dipartimento di salute mentale che è diventato un soggetto nuovo”.

La ricerca raccoglie le testimonianze degli stakeholder del settore, “dal sapere esperienziale degli utenti e familiari - ha sottolineato Frisanco -, a quello professionale degli operatori, fino al sapere di tutti quelli che sono nella rete, come i volontari, l’associazionismo, le cooperative sociali, il Comune”. Una ricerca “ad ampio raggio” mai fatta prima d’ora, ha aggiunto Frisanco. “Abbiamo scelto 100 utenti per ogni azienda ex Asl di Roma che rappresentassero in modo proporzionato le caratteristiche degli utenti per territorio, inquadramento diagnostico, quindi disturbi comuni e gravi, e fascia d’età. Siamo partiti da un universo di 14.200 utenti, che sono quelli attivi nei servizi nell’ultimo trimestre, e il campione è così composto: il 17 per cento sono giovani (18-35 anni), il 51 per cento adulti (35-56) e anziani, il 32 per cento (oltre i 56 anni). Tra questi il 30 per cento con disturbi comuni e il restante 70 per cento con disturbi gravi”.

I primi dati raccolti, anche se non definitivi, dimostrano che ci sono già delle priorità su cui intervenire. “A 190 familiari, di cui finora abbiamo i dati, abbiamo chiesto cosa potrebbero fare di più i servizi di salute mentale per aiutare il congiunto malato - ha aggiunto Frisanco -. La prima cosa è l’inserimento lavorativo. Un bisogno sociale conclamato a cui i servizi fanno difficoltà a dare una risposta nonostante non manchino i tentativi che però non ha prodotto ancora i frutti sperati. Molti genitori e familiari lamentano questo problema”. Al secondo posto, una richiesta ben precisa: “I familiari chiedono ai servizi maggiore aiuto nel capire i problemi dei propri figli e nell’affrontare il disturbo. C’è una domanda chiara: 45 familiari chiedono ai servizi conoscenze e più formazione”. A seguire c’è “l’aspettativa di trovarsi di fronte ad un servizio che in qualche modo riesca a convogliare la risorsa volontariato. Di seconda schiera le richieste di sostegno a domicilio e all’abitare, il problema del dopo di noi. Queste emergono quando il familiare è messo di fronte alle sue preoccupazioni rispetto all’utente”.

Tra le sorprese, la delusione dei familiari rispetto all’impegno del mondo del volontariato. “Spesso la vita di un paziente è scarsa di rapporti sociali e nel momento del bisogno non sanno trovare un aiuto al di là del familiare - ha raccontato Frisanco -. La famiglia è un po’ sola rispetto a questo e anche il contributo dei volontari è basso. Ci aspettavamo un dato più utile e interessante. Si dovrebbe fare più promozione. L’impegno dei volontari è deludente”. Tra le paure dei familiari, inoltre, è forte quella “di veder garantita l’assistenza ai propri congiunti in futuro. Il dopo di noi - ha aggiunto Frisanco -. Una preoccupazione che travaglia in modo prioritario il 6 per cento dei familiari. Poi c’è la preoccupazione del lavoro. Un timore costante riguarda poi il rapporto con i servizi. C’è un 25 per cento di familiari che ha il timore che possa essere persa l’attuale assistenza da parte dei servizi”.

Lo studio spianerà la strada ad un nuovo progetto della Fondazione. Uno degli obiettivi della ricerca, infatti, è quello di “verificare la possibilità di un osservatorio sulla salute mentale a Roma - ha sottolineato Frisanco -. Il progetto è ambizioso, ma è spalmato nel tempo. Vorremmo costruire un progetto di medio periodo che ci permetta di realizzare gradualmente un sistema di raccolta periodica e variabile per temi e contenuti di valutazioni e dati sul settore”. (ga)

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