7 febbraio 2003 ore: 13:02
Società

Griffini (Aibi): ''Adozione di bambini disabili, assurdo andare all'estero. E l'Italia apra a coppie straniere''

ROMA – "Gli enti autorizzati devono poter gestire le pratiche di adozione nazionale, come avviene all'estero, per favorire anche l'adozione di quei bambini che nessuno vuole: non è possibile che coppie italiane adottino all’estero bambini con disabilità, quando ne esistono tanti negli istituti del nostro Paese". Marco Griffini, presidente di Amici dei Bambini, risponde così alle perplessità evidenziate su questo tema da Carmela Cavallo, presidente della Commissione per le adozioni internazionali, che segnala una grave contraddizione, che di fatto contribuisce a tenere negli istituti bambini che invece potrebbero trovare una famiglia (vedi lancio pubblicato il 06.02.2003).
”La contraddizione – dice Griffini - esiste perché in Italia le adozioni nazionali sono gestite solamente da tribunali dei minorenni e servizi sociali, referenti non sempre idonei per preparare le coppie alle adozioni, e comunque non più sufficienti: non tutti infatti hanno la giusta cultura per far adottare bambini ‘difficili’, come dimostrano decreti di idoneità discriminanti rilasciati ancora oggi da troppi tribunali. All’estero invece sono gli enti autorizzati ad accompagnare i futuri genitori a un passo così importante, tanto che casi di adozione di bambini ‘problematici’ sono sempre più numerosi”.
Inoltre, secondo Griffini, è necessario che sia favorita l’adozione internazionale in Italia per le coppie che vivono in paesi in cui vigono i rapporti di reciprocità previsti dalla Convenzione dell’Aja. ”L’Italia deve aprire le porte all’adozione internazionale. Le coppie straniere - conclude Griffini - devono poter adottare in Italia bambini che le famiglie italiane non adottano”.
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