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18 aprile 2016 ore: 16:41
Giustizia

Terrorismo e carcere, Orlando: 360 detenuti radicalizzati o a rischio

A Roma la conferenza stampa del ministro della Giustizia, alla presenza della Commissaria europea Vera Jurovà. “Non è importante avere pene più dure quanto pene comuni”. E sulla radicalizzazione in carcere: "Fenomeno non comparabile a quello di altri Paesi"
Ministero della Giustizia Orlando-Jourovà a Rebibbia

Orlando-Jourovà a Rebibbia

Un'immagine della conferenza stampa. Foto: Ministero della Giustizia
Orlando-Jourovà a Rebibbia

ROMA – Piena applicazione del mandato di cattura europeo, un codice di condotta per gli utenti delle piattaforme web e fondi in arrivo per migliorare le condizioni di vita nelle carceri e per la formazione del personale. Passa da qui, secondo l’orientamento europeo, la lotta alla radicalizzazione e al terrorismo islamico. E’ stato proprio il rischio radicalizzazione nelle carceri, ma anche nella società civile, il centro della conferenza stampa di oggi indetta dal Ministro Andrea Orlando alla presenza della Commissaria europea per la giustizia, i consumatori e la parità di genere, Vera Jurovà.

“Per la radicalizzazione nelle carceri stiamo organizzando gruppi di lavoro entro i quali esperti nazionali possano scambiarsi esperienze perché c’è chi è orientato ad applicare l’isolamento e chi ritiene opportuno seguire altre vie. A volte il problema è il carcere stesso”. Per questo, ha sottolineato il Commissario, “è importante migliorare le condizioni di vita interne: sia per offrire a tutti i Paesi di attuare il mandato di cattura europeo (abbiamo avuto casi in cui non è stato applicato perché nel paese ‘ospitante’ non c’erano condizioni vivibili), sia perché l’emarginazione è la prima causa del rischio radicalizzazione. In alcuni paesi registriamo il 15- 20% di islamici radicalizzati in carcere. Ma la maggior parte vede coinvolta a rete. Per questo dobbiamo trovare soluzioni che possano combattere il fenomeno”.


Il carcere non basta, ha detto la commissaria europea, contro il terrorismo deve mobilitarsi tutta la società; c’è dell’intervento delle scuole, delle famiglie, di fare formazione. “La commissione – ha spiegato - sta finanziando prima di tutto la formazione poi lo scambio di esperienza, perché Paesi diversi adottano sistemi diversi per lottare contro questo fenomeno. Sto lavorando anche con le piattaforme informatiche Fb Google e a giugno dovrebbe essere pronto il codice di condotta contro la radicalizzazione e il reclutamento, fenomeno che al momento non riusciamo a eliminare. Dobbiamo arrivare ad accordo con grandi aziende: anche loro lo vogliono perché si rendono conto che fanno parte del problema”.

Il ministro orlando ha sottolineato i risultati ottenuti sul fronte sovraffollamento: “Il tasso di sovraffollamento è diminuito dal 150 al 105-106%, a marzo di quest’anno. Questo ci consente a livello europeo di stare a un tavolo per discutere un nuovo modo di eseguire le pene, anche alla luce del rischio radicalizzazione. Ho espresso il sostegno dell’Italia alla Commissione su due temi: consolidamento della procura europea e della definizione di una direttiva antiterrorismo. Non è importante avere pene più dure quanto pene comuni”.

Ha continuato Orlando: “Abbiamo piena consapevolezza del potenziale rischio nelle nostre carceri, abbiamo assunto anche misure in questo senso che al momento non ci consegnano numeri particolarmente allarmanti. Complessivamente, le persone coinvolte con diverse gradazioni di adesione sono 360. Se pensiamo al numero di detenuti di religione islamica, non possiamo dire che il fenomeno sia comparabile a quello di altri Paesi. Non lo sottovalutiamo e abbiamo attivato procedure di monitoraggio”.

Sul rischio “minori”, la Commissaria ha sottolineato: “Quando parliamo di minori in carcere stiamo parlando dell’ultima spiaggia ma ci sono molte altre politiche che devono aiutarci: scuola, famiglie, assistenza sociale. Il radicalismo lo troviamo nelle persone che non hanno più niente da perdere. Finalmente la politica si è resa conto che deve fare di più e dobbiamo chiedere anche l’aiuto delle comunità islamiche, non può fare tutto solo lo Stato”.
“Quando spieghiamo le cose – ha concluso - dobbiamo spiegare bene che non stiamo migliorando le condizioni detentive solo perché i detenuti possano vivere: dobbiamo soprattutto fare in modo che il mandato europeo funzioni completamente. Dobbiamo spiegare questo ai nostri cittadini”. (Teresa Valiani)

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