12 ottobre 2017 ore: 15:11
Giustizia

Per la prima volta la commissione anti ‘ndrangheta incontra la Progetto Sud

Alla riunione a porte chiuse a Lamezia Terme presenti anche i referenti regionali dell’antiracket e di Libera. Il presidente della Commissione Bova: "Oggi si apre un nuovo corso, per la prima volta la commissione esce dal palazzo e va nei luoghi simbolo dove si combatte il crimine”
Tania A3/Contrasto don Giacomo Panizza - fondatore Comunità Progetto Sud

don Giacomo Panizza - fondatore Comunità Progetto Sud

LAMEZIA. E’ in corso nella sede della Comunità Progetto Sud di via Reillo, alla periferia sud di Lamezia, l’audizione che la Commissione calabrese anti ‘ndrangheta ha voluto tenere con don Giacomo Panizza (fondatore e presidente della Progetto Sud), con Maria Teresa Morano (responsabile regionale dell’associazione Antiracket) e con don Ennio Stamile (referente regionale di Libera). Prima dell’incontro che si sta tenendo a porte chiuse, Bova, presidente della Commissione e consigliere regionale ha dichiarato: “Siamo a casa di don Giacomo e di decine di operatori che fanno l’antimafia dei fatti. Oggi si apre un nuovo corso, per la prima volta la commissione esce dal palazzo e va nei luoghi simbolo dove si combatte il crimine”.

Bova ha poi sottolineato: “Gli atti delittuosi contro la Progetto Sud, non sono singoli episodi ma è chiaro che c’è una strategia contro don Giacomo e contro quello che lui rappresenta. Questa comunità è un’impresa, un’azienda sana che dà lavoro a centinaia di persone, questo è il vero sviluppo della Calabria perché le risorse che abbiamo devono essere utilizzate con i criteri della legalità”. Il presidente della Commissione regionale contro la ‘ndrangheta ha incalzato: “ Vogliamo proprio dare l’idea che si fa sul serio. Nel reggino c’è un'associazionismo antimafia esemplare, ci sono sindaci che denunciano. Non mostriamo solo le negatività di questa regione, mostriamo anche i lati positivi perché sono tantissime le persone in Calabria che combattono direttamente il fenomeno malavitoso”. Bova ha ribadito che “le vittime di mafia hanno bisogno di un supporto concreto. In commissione Affari istituzionali – ha spiegato - è stato approvato il testo emendato della nuova legge elaborata anche con il contributo delle audizioni effettuate  tra le associazioni di categoria, Confindustria, Confcommercio ed altri ancora”.

Per la nuova legge regionale sul contrasto al crimine che è, dunque, in via di definizione “abbiamo tenuto conto dell’accorato appello dell’associazione antiracket – ha rimarcato Bova – Taglieremo i fondi a manifestazioni e sagre per assicurare risorse e, quindi, sostegno diretto a collaboratori di giustizia, imprese taglieggiate, commercianti vessati da chi chiede il pizzo”. Sui beni confiscati, il consigliere regionale ha asserito: “I beni sottratti al potere malavitoso sono la vera risposta al diffondersi e allo stratificarsi del crimine organizzato. Con la nuova normativa d’ora in avanti chi acquisisce un bene non dovrà riparare i danni materiali fatti dai mafiosi; le opere di ristrutturazione le pagherà lo Stato. C’è da dire – ha aggiunto Bova – che anche le banche dovranno avere un atteggiamento diverso nella concessione dei crediti. E’ davvero finito il tempo in cui la politica si tiene a distanza dal contesto reale, stiamo cercando di dimostrare ai cittadini che alle parole seguono i fatti”. Dopo l’incontro di oggi con la Progetto Sud, nei prossimi giorni la Commissione ascolterà i componenti del consorzio Goel che opera da anni nella Locride e che, come la comunità di don Panizza, da sempre subisce intimidazioni. Atti vandalici di ogni genere e gravi minacce che hanno colpito tante delle realtà produttive attivate dal consorzio sul territorio calabrese. (Maria Scaramuzzino) 

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