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13 febbraio 2017 ore: 12:10
Società

Nessuno in fuorigioco. Un web-reportage racconta l’integrazione sui campi di calcio

Sei storie provenienti da tutta Italia per raccontare le sfide dell’integrazione, ma anche quelle della riqualificazione territoriale e di quartiere. Le racconta il primo documentario di MondoFutbol.com. “Dietro il gioco c’è sempre un’idea di comunità, senza confini, senza frontiere”
Calcio e integrazione. nessuno in fuorigioco

- ROMA - Sei storie di integrazione da tutta Italia. Da nord a sud: migranti, rifugiati politici, emarginati, minori non accompagnati, detenuti ed ex detenuti. Italiani e stranieri, insieme nel nome del calcio. È l’integrazione possibile attorno ad un pallone da calcio raccontata dal primo web-reportage di MondoFutbol.com  “Nessuno in fuorigioco”, realizzato da Guido Montana e Aniello Luciano. Sei le storie raccontate in questo viaggio che ha portato gli autori dall’Atletico Brigante di Benevento, all’A.S.D. Rfc Ska Lions di Caserta, dall’Atletico diritti, una polisportiva formata da studenti, migranti, detenuti ed ex detenuti,  al team italo-albanese di Parma A.S.D. Scanderberg, passando infine per il torneo tra Sprar a Casacalenda, in provincia di Campobasso, fino al team del Liberi Nantes Football Club. “Ognuna delle sei tappe toccate ci mostra un mondo di integrazione possibile - racconta Guido Montana, direttore editoriale di MondoFutbol.com -. Tutte hanno un filo conduttore: il calcio. Perché grazie al pallone che rotola si possono unire persone con storie e provenienze diverse e magari aiutare a ricostruire una città colpita dall’alluvione del 2015, come nel caso della prima storia del web-reportage, quella dell’Atletico Brigante; oppure vedere giocare insieme migranti, studenti universitari, detenuti ed ex detenuti come avviene all’Atletico Diritti. Il calcio, insomma, costruisce e ricostruisce: rapporti, città, luoghi, idee, comunità”.

Calcio che coinvolge anche i minori stranieri non accompagnati, come accade nella Cooperativa Koiné a Casacalenda, in provincia di Campobasso. “Qui il calcio è tra i momenti più emozionanti – raccontano gli autori del documentario -, con le storie dei rifugiati che hanno partecipato al progetto “Rete!”, l’iniziativa rivolta ai minori stranieri non accompagnati e residenti presso i Centri Sprar di tutto il territorio nazionale per promuovere l’integrazione”. Il progetto, nel 2016, ha visto partecipare 25 centri Sprar tra Basilicata, Emilia Romagna, Lazio, Molise, Piemonte, Puglia, Sicilia e Umbria. “Molti ragazzi si incontrano di nuovo dopo tanti anni - dice Giosuè Lentini, uno degli operatori sociali della Cooperativa Koiné -. Magari erano stati insieme nei centri di prima accoglienza e il calcio li fa ritrovare. In quei momenti capisci quanto sia importante avere a disposizione una lingua universale di integrazione come il calcio”.

Calcio e integrazione. nessuno in fuorigioco

Il documentario, però, racconta anche storie di riqualificazione territoriale e di quartiere. “Vere e proprie realtà costruite dal nulla, grazie alla cooperazione tra abitanti, richiedenti asilo e rifugiati”, raccontano  gli autori, come nel caso del centro sportivo del quartiere romano di Pietralatache ospita le partite casalinghe dei Liberi Nantes Football Club. “I migranti sono un’opportunità per tutti noi – racconta nel documentario il presidente Alberto Urbinati -. Ci hanno aiutato a recuperare un luogo pubblico che 5 anni fa era abbandonato”. Le storie raccolte, conclude Montana “raccontano l’Italia che cambia, un paese che sa e vuole accogliere grazie a una delle cose che ama di più: il calcio. Dietro il gioco, c’è sempre un’idea di comunità. Ecco, il pallone fa questo: costruisce le comunità, senza confini, senza frontiere”.

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