7 dicembre 2019 ore: 14:08
Giustizia

Da Caligari a Garrone, nel carcere di Bologna una videoteca con 800 titoli

di Ambra Notari
Quasi 800 dvd donati da Rai Cinema, un corso di catalogazione e una decina di detenuti coinvolti. Luigi, detenuto: “Grazie per non essere come chi chiede di chiuderci dentro e buttare la chiave. Grazie per offrirci una seconda possibilità. Quando sarò libero spero che Bologna vorrà accogliermi”
Foto di Elisa Russo Sala Atmosphera carcere dozza

BOLOGNA – Tesserino, carta d’identità, liberatoria. “Gli zaini e le borse qui. Niente cellulari. Vi siete controllati bene le tasche?”. Gli agenti penitenziari ci aspettano mentre, in una specie di piccola cabina, appoggiamo i nostri effetti personali. Tanto sole, un gran freddo: “Le procedure di sicurezza oggi sono particolarmente rigorose perché entreremo nella sezione penale”, ci spiegano. Attraversiamo il cortile e i primi cancelli. Ripetiamo i nostri cognomi, li appuntano su un registro. Un corridoio lungo e largo, un agente ci fa strada. Poi giriamo a destra e, sul muro in fondo, leggiamo “Sezione penale”. Di nuovo i cognomi, di nuovo il registro. Di fianco alla scrivania, un albero di Natale e un presepio sono accesi. Palline, statuine, la stella: tutto è al proprio posto. Alle spalle, c’è la cappella. Di fianco, altre salette per le attività. Al muro, incorniciata, la maglia numero 10 di Diamanti. Siamo a Bologna, non c’è dubbio. Siamo in via del Gomito, alla casa circondariale Rocco D’Amato, meglio nota come “la Dozza”, il carcere cittadino. Siamo nella sezione penale, l’occasione è l’inaugurazione della nuova videoteca “Claudio Caligari”.

Alla nostra sinistra, alcuni detenuti, seduti ai banchi, seguono le lezioni scolastiche. Poi ci sono i ragazzi del corso di edilizia, di fianco la palestra. A destra, l’aula dedicata alla formazione sui mestieri del teatro, la sala di musica, la videoteca. Le pareti sono lilla, i vetri davanti alle sbarre sono appannati. Sul muro, ancora il Bologna: la maglia rossoblù di Kone. “Questa zona è stata ristrutturata 3 anni fa, era un deposito – spiega Massimo Ziccone, direttore dell’area educativa –. Un anno e mezzo fa è diventata l’area pedagogica del penale. L’idea è che i detenuti passino qui buona parte delle loro giornate”. La sezione penale accoglie detenuti comuni con pene lunghe, dai 5 anni in su: “Vorremmo anche realizzare una cucina e organizzarci perché sia possibile mangiare qui (in Dozza non c’è una mensa, i detenuti consumano i pasti nelle loro camere detentive, ndr)”, prosegue Ziccone. 

La videoteca è una stanza ampia, tutta bianca. Alle pareti tante locandine: “Caos Calmo”, “Metropolis”, “Per qualche dollaro in più”. Sugli scaffali più di 700 dvd che, sommati a quelli ancora impacchettati con l’etichetta Rai, vanno a comporre un catalogo di 800 titoli. Sullo schermo, passano le immagini di “Non essere cattivo”, l’ultimo film di Claudio Caligari, il regista piemontese scomparso nel 2015 a cui, come detto, è stata dedicata la videoteca. “Non essere cattivo” venne proiettato, fuori concorso, alla prima edizione di Cinevasioni: “Caligari si è sempre dedicato alle marginalità – spiega Claudia Clementi, direttrice dell’istituto – raccontando storie di tenacia e mostrando le rivincite. Ci ha accompagnato sin dall’inizio di questo percorso portato avanti con l’associazione Cinevasioni: ci è sembrata la scelta migliore”. 

Grazie al contributo di Rai Cinema, come detto, sugli scaffali sono già finiti oltre 700 dvd: “Persepolis”, “Drive”, “13 assassini”, “La La Land”, “Rush”, “Gomorra”, “Suburra”. Poi c’è la raccolta delle commedie di Eduardo direttamente da Rai Teche, “L’Arlecchino servitore di due padroni”, il dizionario dei film di Mereghetti: “Ci è servito per capire bene quali fossero i generi dei film – sorride Angelita Fiore, presidente di Cinevasioni –. Senza internet qualche dubbio ci è venuto”. Sulle mensole anche “Il racconto dei racconti”, di Matteo Garrone, in concorso al primo Cinevasioni: “Sono occasioni come questa che ci fanno sentire davvero servizio pubblico – ringrazia Carlo Brancaleone di Rai Cinema –. Ho portato una sorpresa”, aggiunge, mentre srotola la nuova locandina di “Pinocchio”, il film di Garrone in uscita la prossima primavera. “Visto che teniamo a battesimo questo momento – suggerisce Clementi –, vorremmo far sapere al regista che saremmo ben felici di ospitarlo per una proiezione nella nostra sala cinematografica AtmospHera”. 

Una quindicina i detenuti che hanno seguito il corso di catalogazione guidati da Davide Fioretto: un paio di lezioni teoriche, il passaggio alla pratica. Sei giorni di esercitazione e il catalogo costruito tutto da loro, su un file Excel: “Un bel traguardo per chi, da anni, non usava la tastiera di un computer”, sottolineano i ragazzi dell’associazione. “Abbiamo cominciato a lavorare alla catalogazione a giugno – spiegano Luigi e Mosè –, ora ci aspetta altro lavoro. Quei nuovi dvd (il pacco ancora da aprire con l’etichetta Rai, ndr) ci stanno aspettando”. Ultimamente avete visto film che vi hanno colpito particolarmente? “‘Ammore e malavita’ dei Manetti Bros, è stata la prima proiezione ad AtmospHera. E poi ‘Reality’, con Aniello Arena, l’attore detenuto: è davvero molto bravo”. 

I ragazzi sorridono, escono ed entrano dalla stanza per farsi intervistare. Scherzano con i volontari, applaudono. “Vorremmo realizzare un piccolo cineforum – spiega Fiore – condotto con un’attività di peer to peer, con i ragazzi di oggi che seguono e formano quelli di domani. L’attività è molto professionalizzante, è un bell’investimento per il futuro”. Annuisce anche Giacomo Manzoli, direttore del dipartimento delle arti dell’università di Bologna: “Abbiamo 15 mila titoli: la preparazione di questi ragazzi di certo ci farebbe comodo”, ammette, aprendo una porticina per una futura collaborazione. 

Clementi ringrazia la polizia penitenziaria, gli stakeholders e i volontari, ma soprattutto i detenuti, “uomini che hanno deciso che il tempo passato qui dentro non sia tempo perso, che hanno scelto di cogliere un’opportunità”. Poi è Luigi a prendere la parola: “Parlo per me, ma penso di farlo a nome di tutti: grazie per non essere come chi chiede di chiuderci dentro e buttare la chiave. Grazie per offrirci una seconda possibilità”. Luigi ha 38 anni, di cui 8 trascorsi in Dozza. Frequenta il corso di giornalismo, quello di cinema e quello di catalogazione. Fa parte del Coro Papageno e partecipa al laboratorio per il disassemblaggio dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee). “Ho chiesto di usare i miei primi permessi non per tornare dalla mia famiglia, ma per fare volontariato. Il cambiamento passa anche da qui. Se sono sempre stato così impegnato? No. I primi anni sono serviti a metabolizzare. Poi, più o meno quattro anni fa ho capito che non potevo passare la detenzione buttato su un letto, non mi sarebbe servito a nulla. Io non sono bolognese, ma spero che, una volta fuori, questa città voglia offrirmi una seconda possibilità”.

Sullo schermo, “Non essere cattivo” ha lasciato il posto al ragionier Ugo Fantozzi: “Volevamo portare un po’ di leggerezza, Paolo Villaggio ha messo tutti d’accordo”, spiega un volontario di Cinevasioni. È venuto il momento di congedarsi. Prima i detenuti, “è pronto il pranzo”, poi tutti gli altri. Mentre escono, si fermano a stringere le mani, ringraziandoci per essere venuti. Facciamo il percorso all’indietro. Ripassiamo davanti a Kone, Diamanti, albero di Natale e presepio. E poi i corridoi, dalle finestre si vedono le camere detentive: panni stesi, bottiglie d’acqua, scarpe. Ripetiamo i cognomi, recuperiamo zaini, telefoni e documenti. In lontananza, le chiacchiere e il rumore dei carrelli che portano il pranzo, ciascuno seduto nella propria camera. Chissà che la prossima volta non verremo qui per assistere al taglio del nastro di una sala mensa dove, come i detenuti chiedono da tempo, poter pranzare e cenare insieme, magari dopo avere cucinato in brigata.   

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