29 maggio 2017 ore: 11:56
Immigrazione

Da eroi a collusi: come è cambiata la narrazione sugli "angeli del mare”

Un rapporto dell’associazione Carta di Roma analizza le tappe principali del percorso mediatico, politico e giuridico che a partire da marzo 2017 ha associato i salvataggi in mare da parte delle ong al business sulla pelle dei migranti
Sbarchi. Salvataggio

ROMA - Da eroici soccorritori a sospettati di essere collusi con i trafficanti di uomini. Ad analizzare come è cambiato il clima intorno alle operazioni di soccorso e ricerca in mare, a partire da marzo 2017 è il rapporto Navigare a vista, realizzato dall’associazione Carta di Roma. Se, infatti, negli ultimi anni quella sui salvataggi dei migranti nel Mediterraneo è stata soprattutto una narrazione positiva, in grado di umanizzare il fenomeno, a partire dai volti e le storie dei soccorritori coinvolti nelle operazioni Sar (search and rescue) visti come eroi normali, a partire da marzo qualcosa cambia, e il racconto diviene diametralmente opposto: gli angeli del mare perdono le ali. L’analisi di Carta di Roma riporta le tappe principali del percorso mediatico, politico e giuridico alla base di questa svolta: a partire dal rapporto pubblicato da Frontex a fine 2016 fino alle dichiarazioni dei politici e dei procuratori, come Carmelo Zuccaro, rilanciate dai media sui legami con i trafficanti e le accuse di fare business con i “migranti sui barconi”. Nello specifico, il rapporto è organizzato in 3 sezioni: le operazioni di ricerca e soccorso in mare nei media, attraverso un’analisi della carta stampata, dei telegiornali di prima serata e dei programmi televisivi di attualità (informazione e infotainment). E un’analisi della comunicazione su social media (Twitter) degli operatori Sar (a cura dell’Osservatorio di Pavia). La ricostruzione delle operazioni di ricerca e soccorso e la narrazione di queste attraverso un “diario di bordo” e le interviste a chi effettua Sar (a cura di Valeria Brigida). I suggerimenti per un’informazione corretta sulle operazioni Sar e un glossario, utile come strumento di lavoro per l’utilizzo di un lessico appropriato (a cura di Associazione Carta di Roma). 

Cala la fiducia degli italiani nelle ong. In questa sovrabbondanza comunicativa, un elemento emerge su tutti: il sospetto. Secondo un’indagine demoscopica condotta da Demos&Pi (nella fase successiva alla grande esposizione mediatica delle operazioni Sar) sulla fiducia degli italiani nei confronti delle associazioni di volontariato c’è stato un cambiamento della percezione proprio rispetto alle ong. Il politologo Ilvo Diamanti, autore del sondaggio, afferma che le Ong “ottengono un grado di fiducia (42 per cento) molto inferiore rispetto alle ‘associazioni di volontariato’, tout court (63 per cento). Quasi a sottolineare come, per la maggioranza degli italiani, le Ong non siano ‘associazioni di volontari’. Ma, appunto, qualcosa di diverso. E oscuro”.

Nel 2016 si registra grande ammirazione e gratitudine per i soccorritori: sono gli angeli del mare. Nel rapporto si legge che nel periodo aprile-ottobre 2016 il tema ha avuto ampia visibilità mediatica, sia nella stampa sia in tv: 13 per cento nei principali quotidiani italiani, 18 per cento nei telegiornali italiani di prima serata.  In particolare la visibilità nei mesi di maggio e di ottobre 2016, con 44 titoli e 87 servizi nel mese di maggio, è associata alle tragedie nel mar Mediterraneo, le cosiddette “stragi di migranti”. L’attenzione dei media alla dimensione della cronaca, dei naufragi (prima voce con il 39%) e delle azioni di soccorso (seconda con il 22%). Entrambe sono declinate in una cornice positiva verso il soccorso, prive di critiche o polemiche. Nonostante il tema dell’immigrazione sia divisivo, l’immagine dei soccorritori per tutto il 2016 rimane positiva: il salvataggio non è oggetto di critiche, al contrario si assiste a una costruzione mediatica degli eroi, “gli angeli del mare”.  I volti dei migranti scampati a un naufragio, i corpi stipati in un gommone, le condizioni del mare, il tragico ribaltamento di un barcone, le visioni notturne, i parti a bordo di motovedette. Il mare stesso è simbolo di avventura. Soprattutto quando nei reportage su ricerca e soccorso in mare si celebra la vita e si narra il lieto fine. Nella rappresentazione della morte, prevale di norma un atteggiamento di contegno e pudore.

La svolta comunicativa: gli angeli perdono le ali. Ma da marzo qualcosa cambia, la gratitudine verso i soccorritori non è più unanime. Il lavoro delle ong viene messo in discussione, emergono voci dissonanti, si dubita della buona fede delle organizzazioni e lo spirito umanitario che le anima, fino ad accusarle di partecipare al cosiddetto business dell’immigrazione. Nei primi mesi del 2017 si assiste a un radicale cambio di frame, della cornice narrativa entro cui si definisce il senso comunicativo, il quadro interpretativo della realtà. Il nuovo frame sul soccorso in mare che si impone sulle Ong è quello del sospetto, un’ombra negativa che spazza via l’alone di positività che aveva caratterizzato l’immagine delle operazioni Sar durante tutto il 2016. La narrazione mass mediatica confonde e sovrappone i ruoli di organizzazione militari e ong: Marina Militare, Frontex, Guardia costiera, Msf, Moas, Sos Mediterranée tutti accomunati nell’impegno dei soccorsi; la comunicazione diretta di questi soggetti sui social è, invece, differente. 

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