31 gennaio 2020 ore: 11:48
Salute

Da Milano quasi un milione di mascherine per la Cina

Sono state raccolte da imprenditori e associazioni cinesi della città. Ma ora con il blocco dei voli, circa 500 pacchi sono fermi. Francesco Wu, consigliere di Confcommercio Milano: "Ci sono grossisti di mascherine e materiale sanitario che stanno aumentando i prezzi in maniera spropositata. Vergognoso"
Foto: Agenzia DIRE Coronavirus Cina  - Persone con mascherine

MILANO - Finora sono riusciti a mandare in Cina, nella regione di Wuhan, quasi un milione di mascherine, oltre a tute e guanti. Imprenditori e singoli cittadini cinesi di Milano in pochi giorni hanno raccolto i fondi necessari per aiutare i connazionali in quarantena e gli ospedali della regione colpita dal virus. Il paradosso, però, è che ora con la chiusura dei voli da e per la Cina, circa 500 pacchi sono fermi a Milano. "Stiamo cercando di capire come risolvere questo nuovo problema -spiega Stephan Hu, membro dell'Unione Imprenditori Italia Cina (Uniic)-. Oltre alle persone, si sta bloccando anche la circolazione delle merci. Anche quelle che potrebbero aiutare chi è colpito dal virus".

Ma il blocco dei voli non è l'unico ostacolo che le associazioni cinesi di Milano stanno incontrando: "Ci sono grossisti di mascherine e materiale sanitario che stanno aumentando i prezzi in maniera spropositata -denuncia Francesco Wu, consigliere di Confcommercio Milano -. Penso sia vergognoso". "Qualche giorno fa ho firmato un contratto con un fornitore di mascherine - racconta Stephan Hu, ma dopo poche ore mi ha richiamato per dirmi che il prezzo era aumentato del 30%".

Il paradosso è che molte di queste mascherine sono state prodotte in Cina, proprio nella regione di Wuhan. "Quando è scoppiata l'emergenza le fabbriche cinesi erano chiuse per le ferie del capodanno - racconta Francesco Wu -. E poi sono rimaste chiuse per via della quarantena. Nel giro di pochi giorni sono quindi finite le scorte. Di fatto in tutto il mondo le comunità cinesi stanno riacquistando le mascherine esportate dalla Cina nei mesi scorsi per rispedirle in patria". Ed è per questo che è partita la corsa alle mascherine: in Cina per ora non riescono a soddisfare le richieste anche perché si tratta di materiale sanitario monouso che deve essere cambiato spesso. "Ci conforta comunque il fatto che molte persone, anche italiane, ci comunicano che vogliono aiutarci - sottolinea Stephan Hu -. Per ora ci siamo limitati, vista l'urgenza, a raccogliere fondi tra gli imprenditori e le associazioni cinesi. Stiamo valutando di aprire un conto corrente, magari appoggiato a qualche organismo internazionale, per raccogliere le offerte di chiunque voglia esprimere la sua solidarietà".

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