15 settembre 2016 ore: 17:06
Società

Da Napoli a Rimini, la psicologa: educare all’affettività fin dalla scuola

Dal suicidio di Napoli allo stupro di Rimini: l'analisi di Vera Cuzzocrea, psicologa giuridica. "Educare fin da piccoli all’empatia e alla responsabilità rispetto all’azione commessa". E sui servizi: serve un canale preferenziale
Web. Tragedie dietro la rete. (Caso Tiziana Cantone)

BOLOGNA  - “Tiziana aveva cambiato casa, lavoro e voleva cambiare identità, quale cambiamento più grande può portare una persona nella sua vita? Quale segnale di allarme e sofferenza più grande può esserci?”. Vera Cuzzocrea, psicologa giuridica dell’Ordine degli psicologi del Lazio, interviene sul caso della 31enne di Napoli che si è uccisa lo scorso 13 settembre. Nella primavera del 2015 un video personale che la ritraeva era stato pubblicato in Rete, senza il suo consenso. La diffusione era stata enorme. E per Tiziana era cominciato l’inferno che l’aveva portata ha lasciare il lavoro, trasferirsi e cambiare il cognome per non essere più riconosciuta. La battaglia legale per chiedere la rimozione da Internet del video e di tutti i contenuti che la riguardavano si è conclusa con una sentenza che dava ragione alla ragazza ma la condannava a pagare le spese legali perché considerata consenziente. Per Tiziana è stato troppo e, dopo un tentativo di suicidio fermato grazie dall’intervento della madre, si è uccisa nella casa in cui era tornata a vivere con la famiglia. “La prima cosa che colpisce è il vissuto di vergogna, sia della vittima che della famiglia – afferma Cuzzocrea – Ma se si guarda allo stato dei servizi si vede come manchi un sistema di presa in carico delle persone e allora mi chiedo: ma possibile che non esista un canale gratuito e pubblico per il trattamento e la presa in carico delle vittime di questi reati? Possibile che queste persone non debbano avere un canale preferenziale così come avviene per i minori vittime di violenza?”.

Sul caso di Tiziana la Procura di Napoli Nord ha aperto un’inchiesta per istigazione al suicidio. “Ma il suicidio è l’esito di un percorso di reati, le responsabilità sono tante -continua Cuzzocrea - C’è la responsabilità di chi ha fatto il video, di chi l’ha diffuso, c’è la non consapevolezza delle conseguenze dell’azione e poi c’è il tradimento della relazione amicale”. Il tradimento dell’amicizia c’è anche nel caso del gruppo di ragazzine che hanno filmato la violenza nei confronti di un’amica avvenuta nel bagno di una discoteca a Rimini e poi hanno diffuso il video sui social network. “Il voler prevalere e trovarsi uno spazio arriva al punto di disimpegnarsi rispetto alla gravità di quello a cui si assiste - afferma Cuzzocrea - In questo caso poi si configurerebbe anche il reato di pedopornografia online perché il video riguarda la violenza sessuale nei confronti di una minorenne ed è stato diffuso sul web”. 

Ma cosa spinge una persona a compiere un gesto come questi? “Al di là dell’attrattività del web che ormai fa parte di noi, al punto che qualunque azione quotidiana viene filtrata dalla Rete, c’è un problema di abilità che mancano, in particolare dell’empatia e della responsabilità, che non sono tratti del carattere ma sono due abilità che si devono acquisire”, spiega Vera Cuzzocrea. E come ci si difende? “Non servono leggi per oscurare il web, bisogna educare all’affettività fin dalla scuola e non sto parlando di educazione sessuale ma di educare fin da piccoli all’empatia, al capire l’impatto emotivo e psicologico che provoca un’azione violenta, educare alla responsabilità rispetto all’azione commessa. – continua – Solo così gli adulti di domani potranno essere in grado di riconoscere e decodificare le emozioni. Solo così quell’amico che ha diffuso il video o le amiche che lo hanno girato e diffuso avrebbero capito che c’era una sofferenza, che avrebbero arrecato un danno. Bisogna imparare a muoversi, ascoltando”. 

Rispetto alla proposta di legge su bullismo e cyberbullismo che è attualmente in votazione alla Camera, Cuzzocrea ritiene che sia ben fatta in alcuni punti ma che non spinga abbastanza sul sostegno alle vittime e alle famiglie. “Vanno creati i percorsi per aiutarli, perché l’uso consapevole della Rete va accompagnato da politiche scolastiche, sociali e familiari”, conclude. (lp)

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