16 novembre 2016 ore: 15:30
Società

Da partiti e associazioni un appello per salvare la società civile egiziana

Un cartello di associazioni e partiti egiziani ha lanciato un appello con cui si condanna il fatto che “il Parlamento egiziano ha approvato una legge fortemente repressiva e ostile verso le organizzazioni civiche e l’idea stessa di volontariato e iniziativa collettiva”
poliziotto egiziano in primo piano

ROMA - “Il Parlamento egiziano ha approvato una legge fortemente repressiva e ostile verso le organizzazioni civiche e l’idea stessa di volontariato e iniziativa collettiva. Verrà creato un organismo amministrativo che avrà il potere di decidere se le attività di un’organizzazione sociale corrispondono ai bisogni della società o se invece non configgano con la sicurezza nazionale e l’ordine pubblico, così come sarà affidato a un’Agenzia nazionale il compito di decidere sulle attività delle organizzazioni internazionali, i finanziamenti e la cooperazione con associazioni egiziane”. A dare notizia della situazione in Egitto è un cartello formato da partiti e organizzazioni sociali, che hanno diffuso un appello che denuncia e respinge questa legge che decreta la fine della società civile egiziana.  
Precisando che il governo egiziano “avrà addirittura la possibilità di obiettare sulle risoluzioni interne delle associazioni, la nomina degli organismi direttivi e la frequenza delle riunioni. Per chi non si attiene alle disposizioni è previsto il carcere o pene pecuniarie molto onerose”.

Ecco l’appello. “I sottoscrittori di questo appello, partiti politici e organizzazioni di società civile condannano e rigettano la proposta di legge sulle associazioni civiche redatta dalle commissioni parlamentari, in quanto essa elimina di fatto la società civile e affida la sua amministrazione al governo e all’apparato di sicurezza – si legge -. Il Parlamento ha cominciato a dibattere il decreto e ha approvato a tempo record 40 dei suoi 89 articoli. I rimanenti articoli andranno in discussione il 15 novembre. Condanniamo anche che il parlamento consideri la società civile come un nemico attraverso coda sconfiggere attraverso colpi di mano e atti legislativi”.

Continuano i sottoscrittori dell’appello: “La legge riprende il precedente decreto governativo reso pubblico ai media in settembre, che è stato rigettato dalle organizzazioni per i diritti. La legge redatta dai ‘rappresentanti del popolo’, tuttavia, è perfino più repressiva e ostile alle organizzazioni civiche e la stessa idea di volontariato e iniziativa collettiva. Se approvata, la legge può legalmente distruggere le organizzazioni civiche esistenti che lavorano sullo sviluppo sociale e sui servizi. A tali organizzazioni sarà richiesto di adeguare il loro status legale alle norme previste dalla legge, che impone molte condizioni per la registrazione, tra le quali l’impegno dell’organizzazione in questione a non impegnarsi in attività che possono configgere con la sicurezza nazionale e l’ordine pubblico”.

Nei fatti, la legge “darà a un organismo amministrativo competente (ancora non definito) il potere di determinare se le attività di una associazione corrispondono ai bisogni della società e ai piani di sviluppo. Queste condizioni annunciano un ritorno esplicito alla Legge 32/1964 sulle associazioni, conosciuta come la legge che ‘nazionalizzò’ la società civile. In modo analogo al Consiglio nazionale di sicurezza previsto nella costituzione che è responsabile di identificare modalità per garantire la sicurezza nel paese e affrontare crisi e disastri, la legge prevede una entità denominata Agenzia Nazionale per la Regolazione delle Organizzazione Non Governative Straniere. Costituita per decreto presidenziale, l’agenzia sarà composta di rappresentanti di tre organismi di sicurezza, così come da rappresentanti dei Ministeri Affari Esteri, Giustizia, Cooperazione Internazionale, il ministero competente per le associazioni civiche, la Banca Centrale, l’unità anti-riciclaggio, e la Autorità di Controllo Amministrativo. Secondo la legge, questa agenzia deciderà su tutte le questioni relative alle attività delle organizzazioni internazionali, ai finanziamenti, e alla cooperazione fra le associazioni egiziane e qualunque organismo straniero. In grande spregio dei principi costituzionali, la legge specifica che le applicazioni ricevute dalla agenzia che non ricevano risposte entro due mesi siano considerate respinte”.

Nel tentativo di combattere l’azione civica con tutti i mezzi, poi, la legge affida al governo il diritto di obiettare a tutte le risoluzioni interne delle associazioni, alle nomine dei loro organismi direttivi, e alla frequenza delle loro riunioni. “La legge redatta dai rappresentanti del popolo prevede condanne fino a cinque anni di prigione e multe fino a un milione di lire egiziane per associazioni che conducano sondaggi o ricerca di campo, si impegnino nel lavoro associativo senza registrazione, o cooperino in qualunque modo con qualunque organismo internazionale - incluse le Nazioni Unite - senza la necessaria approvazione”.

Secondo le associazioni, poi, la legge va oltre, “imponendo una condanna massima a un anno di prigione a qualunque organismo, a parte quello amministrativo competente, che autorizzi una entità a operare e impegnarsi in attività che ricadano nelle competenze delle associazioni civiche e delle fondazioni. La decisione di una associazione di spostare la propria sede in un altro edificio senza notificarlo all’organismo amministrativo diventa un reato punibile fino ad un anno di prigione. Stabilendo un pericolo precedente, la legge stabilisce che la persona responsabile della associazione sia penalmente responsabile per ogni infrazione amministrativa”.

Lo stato ha già compiuto passi concreti per eliminare le organizzazioni egiziane di società civile con la causa 173/2011 sui finanziamenti stranieri, e molte organizzazioni così come i loro dirigenti passati e attuali sono stati colpiti da divieti di viaggi e dal congelamento dei beni – concludono -. La nuova legge, tuttavia, lastricherebbe la strada alla eliminazione di ogni sorta di azione civica mirata allo sviluppo, alle attività assistenziali, e ai servizi. L’attività delle associazioni per lo sviluppo locale in tanti villaggi e quartieri egiziani, che forniscono servizi ai residenti locali, diventerà praticamente impossibile”.

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