13 novembre 2019 ore: 12:55
Disabilità

Sei anni e nove giudici: la lunga attesa di un'adozione speciale

di Chiara Ludovisi
Colloqui, esami, medici, relazioni su lavoro, reddito, casa: la famiglia è disponibile e pronta per accogliere, ma ancora aspetta di essere chiamata. “Occorre ridurre i tempi per gli abbinamenti: troppi bambini passano anni in comunità, quando potrebbero avere l'affetto di una mamma e un papà”
Bambino tiene il dito di un adulto

ROMA – Sei anni e nove giudici: e ancora la “chiamata” non è arrivata. Così passa il tempo, con una famiglia che aspetta un bambino e un bambino che aspetta una famiglia. Sono i tempi lunghi degli affidi e delle adozioni, anche di quelle “speciali”. Perché non è vero che un bambino con una malattia, una disabilità o un bisogno particolare non trovi una famiglia pronta ad accoglierlo: è piuttosto la lentezza della burocrazia a lasciarlo per anni in istituto. La denuncia arriva attraverso la lettera di una “aspirante mamma” inviata all'associazione “M'Ama - Dalla parte dei bambini”, tramite la nuova rubrica “Giudice, adesso mi leggi?”.

“Abbiamo alle spalle sei anni di continui colloqui, esami medici, relazioni sul lavoro, sul reddito, sulla casa, sulla famiglia, sui nonni, sui gatti. Caro Giudice, ma tu hai idea di cosa siano 6 anni per i bambini che rimangono in comunità? Sai, caro Giudice, che ci hanno convocato ed abbiamo conosciuto in totale nove giudici diversi di diverse regioni? Sai che abbiamo parlato con non sappiamo più quanti Servizi sociali? Tutti ci dicono 'quanto siete bravi, maturi, idonei... Ad avercene di famiglie così!'. Ma ci siamo, esistiamo! Puoi immaginare quanto pesi il trascorrere dei giorni ad ogni bimbo che rimane in comunità?”.

Il problema ha un nome e si chiama abbinamento: è questo che ha tempi lunghi, troppo lunghi. “Gli assessori alle Politiche sociali dicono che sono alla ricerca disperata di famiglie accoglienti e non le trovano. Durante i corsi per abilitazione adozione i Servizi dicono che in Italia i bambini non ci sono”. Ma intanto “ci sono i bambini che aspettano, che hanno diritto ad avere una casa, una cameretta, dei genitori che gli tengono la mano quando attraversano la strada, che li coccolano se stanno male, che li capiscano e hanno il delicato compito di prendersi tutto il loro dolore e tutta la loro fatica di aver vissuto il trauma di una famiglia disfunzionale, di botte, abusi, privazioni. Questi bambini hanno diritto a diventare adulti equilibrati e felici. Basta colloqui, basta convocazioni a vuoto. - è l'appello dell'aspirante mamma - Caro Giudice, metti mano ai mille fascicoli che hai nella tua cancelleria e metti mano ai mille bambini piazzati nelle comunità e fai quegli abbinamenti! Se le famiglie che vorresti conoscere ci sono, chiamale e senti a che punto stanno, quali giudici hanno incontrato; chiamatevi da Tribunale a Tribunale, e scambiatevi le informazioni. Dimezza i tempi. Non rimandare continuamente. E quando trovi chi ti piace per quel bambino, falli incontrare subito! Manda a casa il bambino in attesa delle vostre burocrazie, perché non si può sentire che passano 9/12 mesi dall'abbinamento ad andare a casa. Chiediti cosa faresti se fossi tu quel bambino. Come vivresti l'attesa? Quanti pianti ti faresti convinto che mai nessuno ti porterà a casa, una casa vera? Sei anni caro giudice. Sei anni in cui un bimbo poteva essere a casa”.


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