29 gennaio 2014 ore: 11:44
Immigrazione

Da “vu’ cumprà” a imprenditori: il volto nuovo dell’immigrazione marocchina

In un volume i numeri e la storia della prima comunità non comunitaria in Italia. Un legame che dura da quarant’anni, in continua evoluzione. Ancora bassa l’età media. Le seconde generazioni e il desiderio di una doppia appartenenza
Marocchini in Italia

ROMA - Sono oltre mezzo milione i marocchini in Italia, la prima nazionalità non comunitaria nel nostro paese. La loro è una storia di immigrazione che ha radici lontane, iniziata negli anni settanta per non interrompersi mai e, anzi, aumentare progressivamente di intensità. A loro è dedicato il volume “La comunità marocchina in Italia. Un ponte sul Mediterraneo” (Idos, 2013), presentato oggi. box

I primi arrivati, molti anni fa, furono manovali nell’industria e nei campi o venditori ambulanti. Per loro è stato coniato il termine “vu’cumprà”, segno evidente di un legame con l’Italia che spesso non è stato facile. Prima di altre, questa comunità è stata al centro di discriminazioni e atteggiamenti razzisti, specialmente a cavallo tra gli anni ottanta e i novanta. Con il passare del tempo, invece, la situazione si è stabilizzata ed è toccato alla comunità degli albanesi e dei romeni fungere da capro espiatorio.

Sono da sempre una comunità dedita al lavoro, portata per il commercio. Più del 60 per cento è titolare di permesso come lungosoggiornante. In maggioranza si tratta di lavoratori dipendenti, ma sempre più emerge un forte dinamismo imprenditoriale: oltre il 18 per cento è lavoratore autonomo. Un imprenditore straniero su sei è di origine marocchina: in totale si tratta di 38 mila le aziende su 230 mila totali, con prevalenza di realtà operanti nel commercio al minuto (27 mila) e nelle costruzioni (6 mila).

Pur essendo una comunità con una storia migratoria pluridecennale, i marocchini in Italia sono mediamente giovani: ad aver superato i 60 anni sono solo 26.122 persone su oltre mezzo milione, il 5 per cento, quattro volte di meno rispetto agli italiani. Avendo una spiccata dimensione familiare e fortemente stabile, molti sono stati negli anni i ricongiungimenti familiari e forte è la presenza di minori nelle scuole: sono quasi centomila gli iscritti nell’anno scolastico 2012/2013. Ma il corso di studi si ferma presto, per consentire l’ingresso nel mondo del lavoro, e sono in pochi a frequentare l’università. Solo 134 i laureati nell’anno accademico 2010-2011 su un totale di 7.154 – meno del 2 per cento –, 458 gli immatricolati e 1.831 gli iscritti complessivamente. Solo mille i permessi di soggiorno rilasciati per motivi di studio.

Tra i minori di origine marocchina molti sono di seconda generazione. Secondo un’indagine dall’associazione Genemaghrebina, desiderano integrarsi nella cultura italiana senza perdere la propria, con una doppia appartenenza in grado di preservare il passato e aprirsi al nuovo. (gig)

Su RS, l’agenzia giornalistica di Redattore sociale, tutti i dati sulla presenza marocchina in Italia e sui principali settori di impiego lavorativo.

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