18 novembre 2021 ore: 15:00
Welfare

Dal "geriatra di famiglia" alle tre misure (non rinviabili) sull'assistenza domiciliare: le proposte di Auser

Nell'indagine Auser le misure per uscire dalla "babele" dell’assistenza agli anziani: potenziare infermieri di famiglia, assistenti sociali e assistenza domiciliare e istituire un Fondo nazionale per la la cura a lungo termine. "Mettere ordine nell’architettura istituzionale"

 

 

ROMA - Così come per i bambini è istituito il pediatra di famiglia “è giunto il momento di prevedere il Geriatra di famiglia come uno dei pilastri del sistema sanitario”: il rapporto oggi in Italia è di solo 4.249 geriatri per oltre 13 milioni di over65. Accanto a questa figura professionale, occorre sviluppare quella dellinfermiere di famiglia, cui spetterebbe il servizio di consulenza e supporto alle famiglie e la gestione di collegamento, integrazione e ascolto tra il medico di medicina generale, il geriatra, i servizi e la famiglia. Oltre a rafforzare la presenza degli assistenti sociali nei distretti sociosanitari: oggi sono 23.282 a fronte di oltre 253 mila infermieri. Sono alcune delle proposte dell’Auser per “uscire dalla babele” dell’assistenza agli anziani non autosufficienti; una serie di misure sui cui intervenire da subito, a corredo dei risultati dell’indagine “Anziani non autosufficienti e integrazione sociosanitaria nei Piani regionali”, presentato oggi, 18 novembre, nel corso del X Congresso Nazionale, curata da Claudio Falasca.

Tra le priorità "mettere ordine nell'architettura istituzionale", ripristinando la funzione di indirizzo del Piano nazionale: "Non è più sostenibile - si legge - un sistema sanitario che si dice nazionale ma che si differenzia in 21 realtà regionali e all’interno di ognuna di esse. Questo genera inefficienze e è causa di discriminazioni". Da valutare in questa direzione "lutilità di un soggetto istituzionale nazionale per la cura a lungo termine, servizio che nel prossimo futuro coinvolgerà un terzo della popolazione del Paese". La separatezza tra risorse e strumenti di programmazione, infatti, è "forse uno dei risultati più critici emersi dall’analisi dei Piani regionali", commentano gli osservatori,  che indicano come una delle urgenze principali il "fare chiarezza nella programmazione pluriennale delle risorse  semplificando i flussi di finanziamento". Una ipotesi, spiegano gli osservatori, potrebbe essere quella di ricomporre tutte le risorse pubbliche già in gioco in una sorta di Fondo nazionale per la cura a lungo termine. Inoltre promuovere una rete di erogatori Ltc (cura a lungo termine) pubblici e privati accreditati e certificati per l’uso dei voucher e dare al cittadino non autosufficiente la libertà di scegliere l’erogatore del servizio, in questo modo si ritiene possibile ridurre fino alla progressiva abolizione il sistema delle gare d’appalto.

Sul fronte dell’assistenza domiciliare (Adi e Sad), l'obiettivo fondamentale dei sistemi di cura della cronicità deve essere quello di "mantenere la persona malata il più a lungo possibile nella sua casa senza far ricadere sulla famiglia tutto il peso dell’assistenza". In questo senso "tre misure non sono più rinviabili: il riconoscimento dei diritti dei caregiver familiari, la qualificazione professionale del lavoro delle badanti e l’emersione dal lavoro nero, il riconoscere alla famiglie un sostegno economico similare al sostegno alle rette per i residenti nelle Rsa".
In questa direzione va anche la proposta di riformare la residenzialità e sviluppare i centri diurni per i pazienti con demenza. "L’obiettivo - si legge - è di superare l’attuale frattura tra servizi domiciliari e residenziali al fine di offrire alle persone servizi ed interventi  in continuità. Il che significa concepire le Rsa come “Centri Servizi” capaci di offrire assistenza a domicilio e servizi supplettivi (mensa, fisioterapista, animazione, bagno assistito, infermiere,ecc.). Vanno inoltre potenziati e diffusi i centri diurni  per i malati di demenza molto graditi alle famiglie e di rapida attuazione".

Inoltre l'organizzazione propone di riformare i criteri di assegnazione e utilizzo dell’Indennità di accompagnamento; sciogliere il nodo dei Livelli essenziali delle prestazione sociali (Lep) e integrarli con i Livelli essenziali di assistenza (Lea) o ancora introdurre il vincolo alla "Rendicontazione sociale" in tutte le istituzioni sociosanitarie pubbliche e private come impegno di responsabilità; istituire la banca dati per le buone pratiche innovative, che "ci sono e in tanti luoghi, ma non sono visibili, non sono conosciute" come ha evidenziato l’analisi dei Piani. "Occorre realizzare un luogo dove raccoglierle, codificarle e portarle a sistema".

“Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza offre  una opportunità inedita. - commenta Auser - Si tratta però di uno spazio ancora da riempire di  contenuti di vera riforma.  Come Auser Auspichiamo che i risultati della ricerca e le proposte in essa contenute possano contribuire a realizzare una riforma della assistenza sociosanitaria degli anziani non autosufficienti all’altezza dei loro bisogni e aspettative”.

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