7 marzo 2017 ore: 12:45
Immigrazione

Dal Mali con il sogno di diventare architetto, Karim agli studenti: "Siete fortunati"

Il giovane ha incontrato gli studenti della scuola media Raimondo Franchetti nel quartiere periferico di "Settecannoli" a Palermo: "Voi che siete ancora bambini e avete il tempo di studiare per il vostro paese, continuate con coraggio a farlo perché siete molto fortunati"
Migranti. Karim 1

PALERMO - In Mali sognava di diventare architetto: Karim, 23 anni, ha incontrato nei giorni scorsi un gruppo di ragazzi della scuola media Raimondo Franchetti nel quartiere periferico di "Settecannoli" poco distante da Brancaccio, a Palermo. L'incontro con gli studenti, coordinato dalla docente di religione Francesca Pecoraro, rientra nell'ambito del progetto "Finestre-storie di rifugiati" curato dal centro Astalli che fa parte della rete più ampia dei Jesuit Refugee Service (JRS). "L'intenzione - spiega la docente - è quella di stimolare i nostri ragazzi per riuscire a guardare e a conoscere la realtà dell'immigrazione con occhi diversi che partono dall'ascolto della testimonianza diretta di chi è arrivato con fatica e forti sofferenze in Italia. Il racconto che ci aiuta sicuramente a sfatare luoghi comuni e pregiudizi sugli immigrati che spesso generano solo chiusure". 

Nella foto: a sinistra, Giulia Manzella e a destra la prof.ssa Pecoraro
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Karim, arrivato soltanto 5 mesi fa in città, sta imparando l'italiano per riuscire a trovare subito dei piccoli lavori che gli permettano di mantenere la madre e i fratelli più piccoli rimasti nel suo Paese. Karim non è arrivato via mare ma in aereo. "Se gli immigrati riescono ad avere i documenti - racconta la volontaria del centro Astalli Giulia Manzella - il viaggio in aereo può costare circa mille euro rispetto a quello molto più costoso, anche in termini di pericoli, di tutti coloro che si mettono in mano ai trafficanti che va oltre i 3 mila euro". 

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"Sono arrivato con mio padre - dice molto emozionato con un filo di voce - che mi ha pagato il viaggio. Mio padre, che vive e lavora in una fabbrica di caffè a Palermo da 9 anni, è venuto la prima volta in Italia, invece, con il barcone. Adesso lui ha 65 anni e vuole che sia io ad aiutarlo a sostenere la nostra famiglia che vive nel sud del Mali. Al nord c'è la guerra tra diversi gruppi di potere - sottolinea - e molti partono perché nel nostro paese non vengono rispettati i diritti fondamentali della persona come da voi. Noi migranti dobbiamo prima di tutto rispettare le regole del Paese in cui arriviamo". 

Karim vive in maniera molto pesante la responsabilità di assumere il nuovo ruolo attribuitogli dal padre. "Ho studiato in Mali arrivando a diplomarmi ma poi per problemi economici mi sono dovuto fermare - racconta - anche se il mio sogno era quello di potere diventare architetto. Non so se ci riuscirò adesso in Italia - anche se mi piacerebbe molto - perché devo rispondere in questo momento al bisogno più forte di aiutare la mia famiglia rimasta a vivere nel mio Paese". "In questo primo periodo mi manca molto mia mamma - aggiunge ancora più emozionato - con cui mi sento ogni giorno. Poterle stare vicino mi darebbe tanta felicità ma so che non é possibile perché si deve occupare ancora dei miei fratellini molto più piccoli di 9, 7 e 5 anni. Vorrei anche stare con i miei fratelli". 

Il primo tra gli studenti a dialogare con Karim è stato uno studente del Ghana che ha raccontato che anche i suoi genitori sono arrivati via mare. "Mia mamma aspettava me quando è arrivata a Lampedusa e dopo una breve separazione da mio padre, io sono nato a Palermo. Loro mi hanno raccontato di essere stati ospitati all'inizio in un centro di accoglienza. Oggi mamma e papà lavorano e ho anche una sorella più piccola. Sono contento di vivere qua". 

A conclusione dell'incontro Karim, sfidando anche la sua forte timidezza, ha voluto trasmettere agli studenti un messaggio di speranza. "Cari amici - ha detto infine Karim sorridendo - voi che siete ancora bambini e avete il tempo di studiare per il vostro Paese, continuate quindi con coraggio a farlo perché siete molto fortunati. Prendetevi tutto il vostro tempo perché l'Italia ha bisogno di voi per costruire il futuro buono di questa società". "Per Karim che è la prima volta che parla in pubblico, essere riuscito a parlare con i ragazzi - conclude la volontaria Giulia Manzella - è stato un buon passo avanti. E' arrivato da poco e ancora a pochi riferimenti sociali ma siamo sicuri che come è successo anche per tutti gli altri riuscirà con il tempo ad integrarsi in città sempre meglio". 

Il Centro Astalli di Palermo dal 2002 porta avanti il suo impegno a favore degli immigrati presenti nel territorio. I servizi forniti cercano di offrire un accompagnamento alle persone giunte da poco in Italia. La scuola di italiano lavora da più di dieci anni e ad essa si rivolgono gli immigrati provenienti dai diversi centri di accoglienza presenti sul territorio. Dal 2008 gestisce anche un centro di accoglienza diurno presso il quartiere Ballarò rivolto a migranti e senza dimora. Inoltre, nell’ambito del progetto "Una casa lontano da casa" una parte dell’ex residenza dei padri gesuiti di Casa Professa è stata, da alcuni anni, trasformata in un centro Sprar per 30 rifugiati singoli o nuclei familiari. (set)

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