6 febbraio 2003 ore: 15:40
Economia

Libro Bianco. Gori (Irs): ''Documento generico, ma l'approccio aperto è interessante. Ora si dovrà insistere sui temi che mancano''

MILANO - Dopo le prime considerazioni a caldo e in vista del confronto annunciato dal Ministro Maroni sui temi che il Libro Bianco traccia come portanti di un nuovo sistema di welfare, abbiamo chiesto a Cristiano Gori dell'Istituto per la ricerca sociale (Irs) di Milano di analizzare più in profondità alcune questioni. Gori svolge la propria attività anche presso il Laboratorio di Politica sociale del Politecnico di Milano ed ha recentemente curato un volume, edito da Carocci, dal titolo "Il Welfare nascosto".
Partiamo dall’impostazione. Qual è il suo giudizio sul metodo scelto? Tra l’altro il Libro Bianco è stato presentato come un documento su cui confrontarsi.
“Credo che la discussione sul Libro Bianco debba partire da due premesse. La prima è negativa e riguarda la genericità del documento sia a livello strategico che d’ipotesi operative. L’impressione è che gli estensori abbiano in realtà rinunciato a svolgere un ruolo forte di elaborazione della proposta e anche quando si va sugli obiettivi, essi sono formulati in modo troppo generale e soprattutto senza indicare gli strumenti da impiegare per raggiungerli. La seconda premessa è invece positiva ed è il percorso che si intende promuovere. E’ stato detto che questo è un primo tassello di un confronto che parte il 20 febbraio e coinvolgerà tutte le parti sociali almeno fino ad aprile, per poi arrivare al Dpf di Giungo e alla Finanziaria 2004. Si è fatto riferimento anche in conferenza stampa al carattere aperto del documento e all’attesa di contributi. Non nascondiamoci il fatto che è difficile discutere un documento così vago, ma questo è un approccio interessante e lo sforzo nei prossimi mesi non va a criticare, ma ad insistere sui temi che nel documento non ci sono e che è invece importante portare avanti.”
Entrando dunque nel merito, quali sono secondo lei le "mancanze" più evidenti?
“Partirei dai Livelli essenziali. La loro definizione dovrebbe costituire il fulcro di una strategia governativa nel sociale ed il Libro Bianco non offre nessuna indicazione in merito. Nessuna indicazione strategica, intendo. Sappiamo che è un tema molto complesso ed è una delle cose su cui la strategia della 328 ha mostrato difficoltà, ma è chiaro che la situazione attuale è inadeguata. Nei prossimi mesi su questo si dovrà portare attenzione”.
In che modo?
“Innanzitutto occorrerà definire quali contenuti e cioè quali interventi saranno compresi: prestazione monetaria o anche servizi alla persona? Occorrerà anche trovare un punto di incontro su un livello minimo tra le varie aree del paese, tenendo in considerazione che non si può parlare di contenuti di livelli essenziali senza determinare il confine con i livelli socio-sanitari. Ma tutto il discorso sui contenuti va in gran parte a cadere se non ci chiediamo anche quale esigibilità, se non si prevede un ampliamento dei diritti esigibili. Riamne poi il problema di come finanziarli. Il riferimento alle risorse economiche costituisce un ostacolo cruciale. Occorre capire quante risorse servono per i livelli essenziali e come suddividere gli oneri tra Stato, Regioni e Comuni. A me non sembra che si possa prescindere da una condivisione di responsabilità tra i diversi livelli di governo a partire dallo Stato e da una perequazione a favore delle regioni più deboli.”
Parliamo di politiche locali contro l’esclusione sociale. Su questo tema non sembrano esserci grandi novità…
“Il Libro Bianco in sostanza conferma la linea del Governo, contenuta nel Patto per l’Italia: concluso con il Reddito minimo di inserimento si passa al Reddito di ultima istanza. Questo significa che il Rmi potrà sopravvivere solo come programma regionale, co-finanziato dal Fondo nazionale, ovviamente in parte ridotta, e che se lo potranno permettere solo le Regioni più ricche. Mentre un programma con finalit
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