23 ottobre 2018 ore: 12:02
Famiglia

Anziani nelle residenze protette: il costo giornaliero è tra gli 81 e i 90 euro

Franco Pesaresi (Asp di Jesi) fa chiarezza su questa tipologia di residenze per anziani non autosufficienti. Il costo per il Ssn è in media di 40 euro, quello a carico dell'utente di circa 43. Ma ci sono enormi differenze regionali: in Molise tariffa di 56 euro, in Sardegna 116. “Occorre omogeneizzare”
Case di riposo, anziani alla finestra

box ROMA - Non solo Rsa o “case di riposo”: i nomi per indicare le strutture per anziani sono diversi quanto lo sono le tipologie e le caratteristiche di queste. A fare un po' di chiarezza ci pensa Franco Pesaresi (direttore dell'Asp di Jesi e del Network Non autosufficienza), che sulla rivista online “I luoghi della cura” alle “residenze protette”, una delle possibilità previste dalla normativa per l'accoglienza e la cura degli anziani non autosufficienti. 

Ricorda innanzitutto Pesaresi che già nel 2007 il ministero della Salute ha adottato un sistema nazionale di classificazione delle strutture residenziali per anziani non autosufficienti, distinguendole in quattro tipologie: la prima è quella delle strutture che ospitano persone in stato vegetativo o coma prolungato, con gravi insufficienze respiratorie o malattie neurodegenerative progressive; la seconda tipologia è rappresentata dalle cosiddette Rsa, destinate a persone con elevata necessità di tutela sanitaria; la terza tipologia è quella delle Rsa specificatamente destinate a persone con demenza senile e Alzheimer, nello stato in cui insorgono disturbi del comportamento e dell'affettività; la quarta tipologia è quella delle cosiddette residenze protette (o “case protette”) il suo scopo è il “mantenimento” anche di tipo riabilitativo per persone non autosufficienti ma con bassa necessità di tutela sanitaria. Fare chiarezza sulla ceratteristiche e i costi di queste strutture è utile dal momento che queste risultano “poco indagate – scrive Pesaresi - anche se in genere più diffuse delle RSA”. 

La “tariffa”: cosa e come. Volendo esaminare i costi (o meglio, le tariffe) relativi a queste strutture, si rendono necessarie intanto due premesse: prima, “non tutte le regioni hanno previsto le Residenze protette nel loro territorio”, secondo, “non tutte le regioni hanno stabilito le tariffe delle Residenze protette preferendo limitarsi a stabilire solo l’importo della contribuzione sanitaria alla stessa, lasciando alle strutture la libertà di fissare l’importo complessivo della tariffa”. Occorre infatti precisare che la tariffa di una residenza per anziani si compone di una parte sanitaria (a carico del Servizio sanitario regionale) ed una parte sociale, o alberghiera (a carico dell’assistito). Pesaresi ricorda poi che esistono due sistemi tariffari nel settore dell’assistenza residenziale: il primo di basa sulla tariffa per giornata di degenza e prevede una quota uguale per tutti, indipendentemente dalle condizioni e dalle necessità assistenziali del paziente; l'altro sistema si fonda invece sulla tariffa giornaliera per caso trattato, cioè tiene conto delle condizioni di ogni singolo paziente e del suo effettivo assorbimento di risorse. Tutte le regioni, ad esclusione dell’Emilia Romagna, hanno adottato il sistema della tariffa per giornata di degenza. L’Emilia Romagna, invece, ha adottato il sistema della tariffa giornaliera per caso trattato. 

La tariffa: quanto. Spetta alle regioni stabilire le tariffe delle strutture residenziali per anziani non autosufficienti e come ripartire i relativi oneri fra il settore sanitario e quello sociale. Entrando nel dettaglio dei costi, Pesaresi riferisce che “la tariffa media giornaliera delle Residenze protette è di 90,46 euro ma con variazioni enormi fra una regione e l’altra tanto che la tariffa più alta è il doppio di quella più bassa. Infatti, la tariffa giornaliera del Molise è di 56 euro mentre quella della Sardegna è di 116 euro al giorno”. 

Quota sanitaria e quota sociale. In base alla normativa nazionale sui Lea, la contribuzione sanitaria (a carico della Asl) deve coprire il 50% della tariffa. “La contribuzione sanitaria media giornaliera è di 40,65 euro – riferisce Pesaresi - Anche in questo caso, naturalmente, si ripetono le straordinarie differenze regionali con il Molise che contribuisce con una quota sanitaria giornaliera di 28 euro e la Calabria che arriva fino a 62,49 euro”. La restante tariffa è a carico dall’utente, o nel caso di redditi insufficienti, del suo comune di residenza. “ La quota sociale/alberghiera a carico dell’utente delle Residenze protette è mediamente di 43,20 euro al giorno, ma con le solite straordinarie differenze: si pagano 28 euro al giorno in Molise ma si può arrivare a pagare fino a 62,49 euro al giorno in Calabria”. 

Quanto costa una giornata in una residenza protetta? Sommando i costi del personale (nel rispetto della normativa vigente) e dei servizi alberghieri, Pesaresi ha calcolato che “il costo medio della giornata di degenza di un ospite in Residenza protetta, nell’ipotesi così determinata, è di 81,70 euro”, ma si tratta di una cifra sicuramente inferiore a quella effettiva, perché tiene conto di altre spese minori, come le tasse, l'affitto o il mutuo, personale amministrativo, assistenza sociale, materiale di consumo ecc. 

Il confronto con la Rsa. La tariffa media delle RSA è di 105,79 euro (Pesaresi, 2016): appena 15,33 euro in più rispetto alla media delle tariffe giornaliere delle Residenze protette (90,46 euro). “Tale differenza – osserva Pesaresi - appare appena sufficiente a giustificare la presenza delle due tipologie di strutture, ma non sufficiente a remunerare una differenza di almeno 40 minuti al giorno di assistenza globale a persona che distingue gli standard assistenziali delle due strutture”. Per quanto riguarda la contribuzione sanitaria media giornaliera delle Rsa, essa ammonta a 55,30 euro (Pesaresi, 2016): 14,65 euro in più rispetto alle Residenze protette. Di contro, la quota sociale/alberghiera a carico del paziente rimane sostanzialmente uguale nelle due strutture. Si tratta, per Pesaresi, di una “tendenza apprezzabile perché mantiene una contribuzione dell’utenza assimilabile fra le due strutture senza far pesare con un maggior contributo la maggiore quantità di assistenza che necessita a chi viene ospitato nelle RSA”. 

Poca attenzione. La conclusione di Pesaresi è che “le residenze protette per anziani non autosufficienti, pur essendo più diffuse delle RSA nella maggioranza delle regioni non sono state trattate con la stessa attenzione. Spesso la normativa che le riguarda è frettolosa o non al passo dei tempi”. Lo dimostra anche la scarsa accuratezza nel sistema tariffari, visto che “tutte le regioni, tranne una, hanno scelto il sistema tariffario più antico e grossolano della tariffa per giornata di degenza”, che “ha il grande limite di non tener conto delle diverse esigenze assistenziali dei pazienti”. La tariffa media giornaliera complessiva (quota sanitaria più quota sociale) delle Residenze protette è di 90,46 euro, ma con variazioni enormi fra una regione e l’altra. “Di fatto – osserva in conclusione Pesaresi - ogni regione è andata per suo conto definendo standard e requisiti di riferimento diversi, quindi anche tariffe estremamente diverse. Un lavoro di omogeneizzazione e semplificazione è assolutamente necessario”.

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