10 gennaio 2019 ore: 14:07
Immigrazione

Chiesa valdese e Fcei: ecco perché accogliamo i migranti, dovere sociale

Parlano i rappresentanti delle organizzazioni che hanno dato la disponibilità ad accogliere le persone sbarcate da Sea Watch e Sea Eye. Comba (Tavola valdese) “Un dovere, stallo intollerabile”. Negro (Fcei): “Contrapposizione demagogica con i corridoi umanitari. Li abbiamo pensati noi 'buonisti' ma sosteniamo anche il salvataggio in mare”
Sea Watch

ROMA - Un compito importante, un dovere innanzitutto sociale e non in contrapposizione con il lavoro fatto negli ultimi anni con il progetto dei corridoi umanitari. I rappresentanti della Tavola Valdese e della Federazione delle Chiese evangeliche spiegano a Redattore sociale perché hanno deciso di dare disponibilità all’accoglienza delle persone sbarcate ieri dalle due navi umanitarie Sea Watch e Sea Eye.

Per noi l’accoglienza è un compito importante come chiesa ed è anche un dovere sociale, abbiamo deciso quindi di collaborare tutti insieme per superare una situazione che in questi giorni era diventata di emergenza - sottolinea Giovanni Comba presidente della Diaconia valdese -. Lo stallo prolungato, di così tanti giorni, per noi stava diventando intollerabile, per cui inizialmente avevamo preso contatti con le chiese evangeliche tedesche pensando a un’accoglienza condivisa ma comunque a carico nostro. Poi ieri è arrivato l’accordo di cui fa parte anche l’Italia, e abbiamo deciso di ribadire la disponibilità ad accogliere le persone qui”. Secondo Comba l’accoglienza è un dovere perché solo così può “avviarsi un processo di integrazione reale” positivo per tutta la società. “Gli stranieri contribuiscono anche in termini economici al prodotto interno lordo del paese - aggiunge -. Inoltre riteniamo sia giusto aiutare queste persone perché rientra nell’attenzione che abbiamo da sempre verso gli ultimi: noi abbiamo diversi progetti di aiuto anche per gli italiani in situazione di indigenza. Quando le persone sono in difficoltà noi non facciamo una classifica in base all’appartenenza o alla nazionalità, aiutiamo tutti allo stesso modo”.

Per ora, non si sa ancora il numero preciso di quanti arriveranno in Italia. Si parla di 15 persone tra cui alcuni nuclei familiari. L’ospitalità sarà totalmente a carico delle chiese protestanti grazie al finanziamento della Tavola valdese e di alcuni donatori, come per tutti i programmi rifugiati e migranti, primo fra tutti i corridoi umanitari promossi ecumenicamente dal 2015 insieme alla Comunità di Sant’Egidio. “Non abbiamo informazioni precise per ora. Decideremo dove accogliere quando conosceremo meglio le esigenze di queste persone”, spiega Federica Brizi referente del progetto Mediterranean Hope delle Chiese evangeliche. A livello operativo non è ancora chiaro se le organizzazioni dovranno stipulare un nuovo protocollo con il governo italiano o se verrà utilizzato quello già esistente dei corridoi umanitari. Il progetto nato dalla collaborazione della Tavola valdese, Federazione Chiese evangeliche e Comunità di Sant’Egidio ha già portato in Italia 1200 persone: il progetto prevede 1000 arrivi ogni due anni.

Siamo impegnati sul tema dei migranti da anni - afferma Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia -. Recentemente abbiamo avviato il progetto ecumenico dei corridoi umanitari insieme alla Comunità di Sant’Egidio e abbiamo sempre cercato di lavorare sul tema dei migranti a 360 gradi, per questo non condividiamo l’opinione di alcuni politici che hanno contrapposto i corridoi umanitari al salvataggio il mare. Da parte nostra, infatti, abbiamo  avviato una collaborazione concreta con chi fa search and rescue in mare: prima con l'ong Open arms, sostenendo il progetto non solo economicamente ma anche con la presenza di nostri volontari a bordo delle loro navi. Prima di Natale abbiamo sottoscritto una collaborazione anche con Sea Watch e Pilotes Volontaires. Tutto questo per dare un segnale di impegno in terra, in cielo, in mare. La disponibilità all’accoglienza è stata quindi quasi automatica per noi. Quando le persone erano ancora sulla nave la nostra vicepresidente Groeben si era recata a bordo di Sea Watch per sincerarsi delle condizioni delle persone”.

Secondo il presidente della Federazione Chiese evangeliche non è corretto contrapporre “chi arriva in aereo” con chi viene salvato in mare, come fa il ministro degli Interni Matteo Salvini. “Ci sembra che questa contrapposizione sia demagogica: i corridoi umanitari li abbiamo pensati noi “buonisti” e sono a costo zero per lo Stato - afferma -. Il progetto è interamente finanziato dall’8 per mille della Chiesa valdese e dalle donazioni fatte alle altre Chiese. Ma questo non ci esime dall'aiutare anche chi fa salvataggio in mare o dall' accogliere queste persone tenute per troppi giorni in mare”. A sorprendere per Negro è che il “ministro Salvini, così attento all’immagine pubblica, si sia ostinato in questa situazione, anche durante il periodo natalizio. Sono un pastore - aggiunge - e credo che non si possa difendere il presepe e poi lasciare la gente in mare”.

Tavola Valdese e Federazione delle Chiese evangeliche fanno quindi  appello anche all’Europa perché non si ripetano più situazioni di stallo prolungato dopo un salvataggio in mare. “Si deve arrivare a una strategia europea dell’accoglienza, che non ceda di un millimetro sul rispetto dei diritti umani. È evidente la necessità di una proposta politica strutturata, collettiva, che abbia come parole d’ordine cooperazione, pace e giustizia - conclude Negro -. Il nostro apprezzamento a chi nel governo italiano ha lavorato a questa soluzione e auspichiamo vivamente che possa presto costituirsi una cabina di regia europea che operi stabilmente secondo le procedure attivate in questa occasione”. (Eleonora Camilli)

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