31 ottobre 2018 ore: 13:01
Giustizia

Decreto Salvini: come aumenta il potere dei prefetti sui comuni, anche in assenza di mafia

Nel decreto sicurezza spunta l'articolo 28. Maggiori poteri ai prefetti sui comuni: potranno commissariarli se vi sono “condotte illecite gravi”. Guarino (Avviso Pubblico): “È un nuovo strumento, ci sono irregolarità che rimangono anche in assenza della criminalità organizzata”
Sindaci, comuni commissariati SITO NUOVO

MILANO – Più potere ai prefetti nell'attività di controllo e vigilanza sugli enti locali e non solo quando i comuni sono infiltrati dalle mafie. C'è anche questo nel testo del “decreto Salvini”, approvato all'unanimità dal Consiglio dei Ministri, e che ora sembra spaccare la maggioranza giallo-verde nelle aule parlamentari con la cosiddetta “fronda grillina” che si dice pronta a non votarlo. Nel testo, che accorpa disposizioni in materia di immigrazione, mafie e terrorismo, spunta anche l'articolo 28 (ex art. 9 nello schema del decreto di settembre) che va ad occuparsi non di migranti o terroristi, ma di sindaci, giunte e amministrazioni locali. Lo fa integrando il Testo unico sugli enti locali (Tuel), nelle parti in cui si parla di scioglimento dei consigli comunali e provinciali a causa di fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso o similare.
“Si tratta di una procedura che prevede l'accesso ispettivo da parte di un'apposita commissione della prefettura che fa accertamenti” spiega Lucio Guarino, avvocato siciliano membro della Commissione consultiva dell'Associazione “Avviso Pubblico” – rete nata nel 1996 per collegare ed organizzare gli amministratori impegnati a favore della legalità in politica, nella pubblica amministrazione e sul territorio – oltre che segretario generale del Comune di Corleone. “Se emergono elementi univoci e concordanti – prosegue l'avvocato – che fanno trasparire un condizionamento sostanziale dell'attività amministrativa da parte della criminalità organizzata, allora il prefetto scrive una relazione da trasmettere al ministero dell'interno e viene disposto lo scioglimento della municipalità con decreto del Presidente della Repubblica”.

Così è come funziona(va) la norma. Quando al contrario “non sussistano i presupposti per lo scioglimento o l'adozione di altri provvedimenti – recita l'articolo 143 comma 7 del Tuel – il ministro dell'Interno, entro tre mesi dalla trasmissione della relazione emana comunque un decreto di conclusione del procedimento in cui dà conto degli esiti dell'attività di accertamento”. Proprio su questo punto si innesta il decreto Salvini. Integrando il comma 7 con il 7-bis. Che disciplina i casi in cui non ci siano infiltrazioni mafiose nei comuni controllati ma comunque “dalla relazione del prefetto emergano, riguardo ad uno o più settori amministrativi, situazioni sintomatiche di condotte illecite gravi e reiterate, tali da determinare un'alterazione delle procedure e da compromettere il buon andamento e l'imparzialità delle amministrazioni comunali”.

Può accadere – afferma Lucio Guarino – che non ci siano elementi tali da giustificare lo scioglimento, ma dalla relazione potrebbero emergere delle criticità gravi su determinate procedure del comune controllato: raccolta dei rifiuti, appalti in materia di beni e servizi, concessioni edilizie, tutte le tematiche attinenti alle attività degli enti locali”. Questo perché “la verifica della commissione prefettizia è a 360 gradi”. Il nuovo comma concede al prefetto il potere di porre un limite temporale, non definito dalla norma, entro il quale il comune sotto osservazione deve rimuovere le proprie criticità “in materia di urbanistica o contributi economici, per esempio annullando gare o concessioni edilizie ritenute illegittime” spiega l'avvocato di “Avviso Pubblico”. Se non accade, si scrive nel decreto, “il prefetto assegna all'ente un ulteriore termine, non superiore a 20 giorni, per la loro adozione, scaduto il quale si sostituisce, mediante commissario ad acta, all'amministrazione inadempiente”. “Fino ad oggi – chiude l'avvocato siciliano – non c'era la possibilità di rimuovere le irregolarità che rimangono a prescindere dall'assenza della criminalità organizzata e delle mafie, ci si rimetteva alla buona volontà dell'ente raggiunto da attività di controllo della prefettura”. “Oggi, così come è scritto il comma 7-bis, c'è un nuovo strumento”. Uno strumento che aumenta il potere dei prefetti e torna a mettere mano agli equilibri fra Stato centrale e autonomia degli enti locali. Proprio nelle settimane in cui il Consiglio dei ministri ha dato una nuova infornata di prefetti in città importanti come Milano, Torino, Lecce e Catania. Nel capoluogo lombardo si è insediato Renato Saccone, ex reggente dell'ufficio torinese, che martedì 30 ottobre ha parlato di droga e giovani nella suo primo appuntamento pubblico con la città. (Francesco Floris)

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