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13 marzo 2019 ore: 12:11
Immigrazione

Decreto sicurezza. Peggiora la situazione degli apolidi: "Nel limbo"

Per tracciare la situazione delle politiche e delle pratiche italiane in materia, il Cir e l’Ens hanno messo a punto un "country profile". Dopo l’entrata in vigore del Dl Salvini, le clausole sulla revoca della nazionalità non risultano essere in linea con la Convenzione dell’Onu del 1961
Bambina in ombra cammina per strada, apolidi

ROMA  - In Italia, tra le 3.000 e le 15.000 persone appartenenti alla comunità Rom sono ancora a rischio apolidia e, secondo il nuovo country profile pubblicato sullo Statelessness Index, non è stato fatto abbastanza per proteggere i loro diritti. Intanto nelle organizzazioni della società civile c’è preoccupazione per le situazioni di tutti coloro che hanno già ottenuto la cittadinanza italiana e che, per effetto del Decreto Sicurezza, rischiano di essere rese apolidi a causa delle controverse misure in esso contenute. La nuova legislazione che è entrata in vigore nel 2018 consente, infatti,  la revoca della cittadinanza  per determinati reati (atti di terrorismo, per esempio). Proprio per avere una dettagliata analisi della legislazione, delle politiche e delle pratiche italiane in materia di apolidia è stato redatto un country profile da parte del Consiglio Italiano per i Rifugiati (Cir) e dello European Network on Statelessness (Ens). E’ stato pubblicato nello Statelessness Index, uno strumento online che valuta le misure adottate da 17 Paesi europei per ridurre il rischio di apolidia e proteggere le persone apolidi, comparando le prassi con le norme e le buone praticheinternazionali. Il country profile chiarisce inoltre che, dopo l'entrata in vigore del Decreto Sicurezza, le clausole sulla revoca della nazionalità non risultano essere in linea con la Convenzione dell’Onu del 1961 a cui l’Italia ha aderito nel 2015 ed espongono le persone al rischio di apolidia.

La nuova legge italiana sulle migrazioni – spiega Daniela di Rado, co-autrice dell’analisi ed esperta legale del Cir - non introduce nulla di positivoper quanto riguarda l’apolidia, ma anzi aumenta il tempo per ottenere la cittadinanza fino a 4 anni. Questa misura avrà un impatto diretto sugli apolidi che rimarranno bloccati in un limbo per anni. Invece di fare progressi verso lo sradicamento dell’apolidia, stiamo facendo passi indietro nel nostro impegno per proteggere i diritti fondamentali degli apolidi”. Lo Statelessness Index evidenzia come le carenze della normativa e delle politiche italiane in materia di apolidia non garantiscano la protezione degli apolidi che vivono nel Paese, né prevengono e riducono l’apolidia, anche tra i bambini. Ancora troppo poco è stato fatto per ridurre il rischio di apolidia tra i bambini apolidi e garantire il rispetto dei loro diritti.

“Nessun bambino dovrebbe crescere apolide – conclude Nina Murray, co-autrice dell’analisi e Head of Policy and Research at the European Network on Statelessness. Per un bambino, l’impossibilitàdi provare la propria nazionalità può avere enormi conseguenze dal giorno incui nasce. Successivamente nella propria vita potrà incontrare ostacoli legali alla sua condizione di apolide inclusa l’impossibilità di avere uncertificato scolastico, un lavoro, aprire un conto in banca o sposarsi. L’Italia ha bisogno urgentemente di adeguarsi ai propri impegni internazionali e di fare di più per prevenire l’apolidia e garantire ad ogni bambino il suo diritto alla nazionalità.”

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