23 ottobre 2017 ore: 14:11
Disabilità

Demenze: in Emilia-Romagna 12.400 nuove diagnosi, 80 mila i malati

Nel 2016 in totale valutate 24 mila persone. Assistite farmacologicamente 11.200 persone, oltre mille gli interventi di stimolazione cognitiva. Gualmini (Regione): “Con il nostro Progetto demenze facciamo rete con un preciso obiettivo: garantire la migliore qualità di vita possibile a pazienti e familiari”
Alzheimer, demenza anziani: mani di assistente e malata - SITO NUOVO

BOLOGNA – Sono 12.400 le nuove diagnosi di demenze effetuate nel 2016 in Emilia-Romagna, 6 mila quelle di “Mild cognitive impairment” (una condizione che può evolvere in demenza), su oltre 24 mila persone valutate. Complessivamente, si stima che i malati siano circa 80 mila. Ogni anno i Centri per i disturbi cognitivi e le demenze registrano mediamente più di 40 mila contatti, tra prime visite e controlli. Sono i dati emersi nel convegno “Le demenze. Fra innovazione e mondo reale, il modello dell’Emilia-Romagna” che si è tenuto oggi in regione. Obiettivo? Fare il punto sulla rete dei servizi e sul Progetto regionale demenze: l’Emilia-Romagna è, infatti, una delle pochissime regioni ad averne uno, già dal 1999. Nel 2016 poi lo ha aggiornato, recependo contestualmente quello nazionale. “Abbiamo un Progetto di rete che mette insieme Ausl, Aziende ospedaliere, Comuni, associazioni dei familiari e del volontariato con un preciso obiettivo: garantire la migliore qualità della vita possibile a pazienti e familiari – ha detto Elisabetta Gualmini, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna con delega a Welfare e Politiche abitative – Quando parliamo di demenze, infatti, parliamo di una patologia invalidante, che provoca grandi sofferenze all’intero nucleo familiare. Da un punto di vista medico siamo impegnati a garantire una diagnosi più tempestiva – ha aggiunto – e sul fronte dell’assistenza a fornire servizi che possano costituire per chi vive con i malati un aiuto concreto e sempre più capace di rispondere ai bisogni quotidiani”. 

A fine 2016 in regione erano presenti 13 nuclei residenziali dedicati a questo tipo di patologia (con 187 posti letto) e 9 centri diurni (con 150 posti). Sempre l’anno scorso è stata garantita l’assistenza farmacologica a 11.200 persone con demenza e sono stati fatti più di mille interventi di stimolazione cognitiva (oltre a quelli svolti nelle strutture residenziali e nei centri diurni). Sono 60 i gruppi di sostegno e auto-aiuto che garantiscono opportunità per la socializzazione e il mantenimento delle capacità residue nei pazienti: sono circa mille i familiari coinvolti. Sono state erogate più di 15 mila consulenze specialistiche (di tipo psicologico, assistenziale, legale e di adattamento degli ambienti domestici), 345 i corsi di formazione e informazione per i familiari con 5.300 partecipanti. In tutta la regione sono attivi 50 Caffè Alzheimer e nel 2016 sono state avviate le prime esperienze di Meeting center: luoghi di incontro informale tra persone con demenza, familiari, esperti.  

Integrazione tra servizi e professionisti per interventi più omogenei. È quanto prevede il Progetto demenze della Regione Emilia-Romagna, aggiornato nel 2016. Il ruolo chiave è quello del medico di famiglia, per riconoscere i segnali della malattia e intercettare situazioni a rischio, poi ci sono le equipe dei centri per i disturbi cognitivi e le demenze, formate da medico (geriatra e/o neurologo), infermiere, psicologo, che devono assicurare il collegamento con l’assistente sociale e con la rete distrettuale dei servizi, comprese le associazioni dei familiari e garantire una diagnosi approfondita, interventi farmacologici, consulenze specialistiche e, in collaborazione con enti locali e associazioni, iniziative formative, attività di informazione e socializzazione. Molto importanti gli interventi psico-sociali (non farmacologici) per pazienti, familiari e caregiver, e gli interventi a bassa soglia nelle fasi iniziali della malattia. (lp)

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