Detenute ricamano la "tela dell’alleanza". Contro le discriminazioni
La "tela dell’alleanza" ricamata dalle detenute di Rebibbia
| La "tela dell’alleanza" ricamata dalle detenute di Rebibbia |
ROMA - Una tela lunga dodici metri per rappresentare l’uguaglianza del genere umano, attraverso i geroglifici del nostro Dna. Si chiama la Tavola dell’alleanza, il progetto ideato dall'artista palermitana Daniela Papadia, che ha l’obiettivo di contrastare ogni forma di discriminazione attraverso la realizzazione di una tela dal valore fortemente simbolico. L'iniziativa vede coinvolte nella realizzazione le detenute del carcere romano di Rebibbia, l'opera sarà esposta il prossimo 9 novembre in piazza del Campidoglio a Roma, in una performance che vuole rappresentare la lotta contro il razzismo e tutti i muri invisibili creati dalla società.
“L’idea è nata tanto tempo fa dal mio interesse per la genetica. Ho studiato a lungo la storia del Dna – spiega Papadia – e la cosa che più mi ha colpito è che dalla mappatura del genoma si evince che non esiste la differenza nel genere umano: per il 99, 2 per cento siamo uguali. Non esistono le razze, anche il colore della pelle è solo un gene, siamo quindi tutti al tempo stesso unici ma simili. Questo messaggio importante contenuto nel nostro sangue volevo portarlo fuori, mostrarlo al mondo attraverso un’opera d’arte”. L’arazzo, è stato ricamato a mano da un gruppo di sei donne di diversa nazionalità, detenute all’interno del carcere femminile di Roma. “Anche il carcere ha un’alta attinenza simbolica con quello che il dna rappresenta: i geni sono infatti chiamati mattoni, le celle ricordano le cellule della genetica. Ma quello che è più importante è che dopo la lettura del genoma sono stati abbattuti molti muri, quindi bisogna dire con forza che quelli che rimangono sono solo muri invisibili – spiega ancora Papadia –. L’impegno di queste donne è la testimonianza di una partecipazione solidale a un’opera, che anche a loro intende dare voce”.
| Il presidente del Senato Pietro Grasso con la moglie |
Due delle detenute che hanno ricamato la tela, Carlita e Marinella, grazie a un permesso, saranno presenti domenica in Campidoglio per assistere alla performance. Sarà la prima volta che la tela viene allestita in pubblico. L’anteprima si è svolta, infatti, a porte chiuse nel carcere di Rebibbia alla presenza del presidente del Senato Pietro Grasso e del consigliere di Stato, Donato Marra. “A ognuno dei convitati avevamo chiesto di lasciarci una parola simbolo. Grasso ha scritto ‘utopia’, Marra ‘coraggio’ – spiega ancora Papadia – queste parole le riproporremo anche nell’iniziativa di domenica, chiedendo a ciascuno dei partecipanti di lasciarci altri lemmi che diventeranno poi la base per costruire nuove performance”. La tela ricoprirà una tavola allestita come una vera e propria mensa dalle 10,30 alle 21 del prossimo 9 novembre,. “L’obiettivo è creare un legame tra tutti i partecipanti – conclude l’ideatrice del progetto – per riproporre quell’unicità della famiglia umana, spesso messa in crisi da divisioni inutili e muri invisibili. In futuro,vorrei proporre un’opera simile facendo lavorare insieme donne palestinesi e israeliane, per lanciare un messaggio di fratellanza”. (ec)