Detenuti stranieri: sono il 5% in meno, ma c’è il rischio che aumentino
ROMA - Sebbene in Italia il luogo comune attorno al binomio immigrazione e criminalità sia duro a morire, i dati raccolti dall’Osservatorio di Antigone sulle condizioni di detenzione raccontano ancora una volta un panorama diverso, dove il nostro paese non è neanche quello ad avere la più alta percentuale di detenuti stranieri nei propri penitenziari. Al primo posto c’è la Svizzera, che tra i suoi circa 5 mila detenuti, oltre il 74 per cento sono stranieri. Seguono Austria e Belgio con oltre il 40 per cento, mentre in Italia la percentuale è di circa il 30 per cento. Percentuali raggiunte lungo lo stivale, spiega il rapporto di Antigone, dopo l’entrata in vigore del Testo unico sull’immigrazione, raggiungendo quasi il 37 per cento nel 2008 con i pacchetti sicurezza. Ma in questi anni qualcosa sta accadendo e al 31 dicembre 2014 i detenuti immigrati sono scesi a 17.462 unità, pari al 32,56 per cento del totale. “In pochi anni la loro presenza in carcere è dunque diminuita percentualmente di ben 5 punti – spiega il rapporto -. Non sono giustificati, quindi, gli eccessivi allarmismi e le conseguenti spinte xenofobe che pure sono presenti in molti paesi Ue”. Tuttavia, Antigone mette in guardia. “Da ottobre 2014 sono rinate nuove campagne contro gli immigrati che potrebbero riportare a un aumento generale della popolazione reclusa, soprattutto straniera”.
Per quanto riguarda le religioni, la fede cattolica è la più diffusa, con oltre 30 mila detenuti. Poi c’è l’Islam con 5,7 mila detenuti. Tuttavia, spiega il rapporto, i dati non corrispondono fino in fondo a quelli reali visto che di 5.513 stranieri (e 7.437 italiani) l’appartenenza religiosa non è stata rilevata. Tra gli altri dati raccolti, anche l’età dei detenuti. Una popolazione giovane, quella carceraria in Italia, con la maggior parte dei detenuti con meno di 44 anni (oltre il 66 per cento). Oltre 4 mila quelli che hanno meno di 25 anni, mentre gli over 60 sono più di 3,5 mila. Più giovani gli stranieri: circa un terzo ha meno di 29 anni, mentre il 73 per cento ha meno di 39 anni (contro circa il 50 per cento se consideriamo il totale dei detenuti). Tra gli altri dati raccolti spicca la provenienza dei detenuti, soprattutto per quel che riguarda la regione di nascita, con oltre 26 mila detenuti provenienti dalle regioni del sud e dalle isole. Oltre 18 mila, invece, i nati all’estero. Circa 4,7 mila i detenuti nati nelle regione del nord d’Italia.
Detenuti in maggioranza uomini. Le donne sono il 4,3 per cento della popolazione carceraria, al di sotto della media europea (che è del 4,7 per cento). Tuttavia, spiega Antigone, “subiscono i danni della preponderanza detentiva degli uomini. Manca un ufficio centrale che si occupi prioritariamente di loro e dei loro bisogni. Gli istituti a custodia attenuata per le detenute madri sono tre: Milano, Venezia e Cagliari, 12 invece le sezioni nido con bambini in Italia e al 31 dicembre 2014 erano 28 i bambini sotto i tre anni in carcere con le loro mamme. Un dato che però sale nei periodi non festivi”. Per quanto riguarda le donne, le detenute straniere sono 867, ossia il 4,9 per cento sul totale degli stranieri detenuti, e il 4,3 per cento sul totale delle detenute, sia italiane che straniere. Le nazionalità più rappresentate sono il Marocco, la Romania, l’Albania, la Tunisia, la Nigeria, l’Egitto, l’Algeria, il Senegal, la Cina, l’Ecuador.
In diminuzione le presenze negli istituti penali per minorenni che al 28 febbraio 2015contano 407 detenuti, di cui 168 (il 41 per cento) stranieri. “Tra i detenuti presenti, 175 non avevano una sentenza definitiva – spiega il rapporto -, vale a dire circa il 43 per cento del totale. La stessa percentuale supera il 54 per cento per quanto riguarda i soli detenuti minori stranieri. I minorenni erano 161, la stragrande maggioranza dei quali di 16-17 anni, mentre i maggiorenni erano 246. Solo 24 le ragazze”. Una diminuzione passata dalle circa 500 unità degli scorsi anni che secondo il rapporto si spiega con “l’effetto che le riforme del post-Torreggiani hanno avuto anche sul sistema minorile. La recente ricrescita delle presenze sembrerebbe dovuta all’entrata in vigore del decreto legge 26 giugno 2014, n. 92, poi convertito in legge, che prevede l’estensione della permanenza in Ipm dei giovani adulti fino all’età dei 25 anni (dai precedenti 21)”. (ga)