3 luglio 2013 ore: 11:33
Economia

Diario da un dormitorio: gli operatori raccontano

Esce “365 giorni di Capo di Lucca”, un e-book che narra un anno di convivenza nella struttura bolognese, che da fine luglio verrà trasferita in via Pallavicini, nella zona industriale di Bologna
Michela Zucchini 365 giorni di Capo di Lucca

Vita nel dormitorio di via Capo di Lucca

BOLOGNA – Un ingresso, due stanze per gli uomini, una per le donne, due bagni e una sala comune. Il dormitorio Capo di Lucca di Bologna non è grande, ma nei momenti di emergenza riesce a ospitare fino a 40 persone. “La prima volta che ho visto la struttura mi è sembrata vuota, senza vita. Era tutta sporca, con i bagni rotti, in disuso, abbandonata. In pochi mesi, invece, si è animata di persone, di operatori, di letti, di lenzuola e coperte... Le stanze si sono riempite di voci, risate, ma anche di litigi, conflitti, di scherzi non compresi”. A parlare è Eleonora, che lavora nel dormitorio. Siamo nell’aprile 2011, e la struttura, nata nel novembre 2010 come riparo notturno nel piano freddo, si è da poco trasformata in dormitorio a bassa soglia (a cui si accede anche se non si è residenti) per emergenze socio-sanitarie: ospita persone con gravi problemi di salute, dopo aver avuto l’ok dell’assistente sociale.

boxDurante l’inverno, la situazione non è stata semplice da gestire: “Soliti litigi nella stanza donne per l’apertura e chiusura della finestra. Alena chiede di essere trasferita in un’altra struttura. Mahela monta una storia assurda per farsi del the; dopo un bel po’ si mette tranquilla”. Alcuni flash, questi, che raccontano una convivenza molto particolare, raccolti dal dicembre 2010 al novembre 2011. Sono quelli contenuti nel variegato mosaico di “365 giorni di Capo di Lucca”, e-book che raccoglie le voci di chi ha lavorato nella struttura. La pubblicazione esce in occasione della chiusura del dormitorio gestito dall’Antoniano insieme a Piazza Grande, che verrà trasferito in via Pallavicini, nella zona industriale. È marzo: “Alle 21.23 sono arrivati gli infermieri a prendere Dagon, che è stato aggredito da Joan con un pugno in un orecchio. È stata avvisata la polizia”. Si arriva a settembre: “Nabil stuzzica Rostom che finalmente strappa un sorriso, e gli chiede cosa ride visto che la moglie è morta ed è in cielo. Allora dico a Nabil di stare zitto, e lui mi risponde che anche lui andrà in cielo, e quando ci sarà mi scriverà di raggiungerlo”.

Un racconto a più voci, nato traendo spunto dai registri notturni compilati ogni giorno. Spiega Luca Decembrotto, coordinatore della struttura: “Questo libro fa un ritratto del nostro lavoro. Vogliamo che anche i cittadini conoscano la vita del dormitorio”. In 2 anni e mezzo di attività, nelle stanze di Capo di Lucca sono passati ben 485 ospiti, con una media di più di 300 interventi l’anno. Il nuovo dormitorio, che occuperà il piano terra dell’edificio, si chiamerà “Rostom”, in onore di Rostom Mollah, ospite storico del Capo di Lucca, proveniente dal Bangladesh, morto nel gennaio 2013. Da anni lavorava al semaforo di porta San Donato come lavavetri. “Da subito ha avuto un legame forte con il dormitorio – racconta Decembrotto -: è sempre stato presente, importante quasi quanto gli operatori stessi”. Gli spazi di via Pallavicini sono “più grandi, meglio distribuiti e più funzionali”. Il problema sarà però la distanza: la struttura infatti è situata lontano dal centro della città, vicino a via Mattei e alla zona industriale, scomoda per chi fa fatica a muoversi e camminare.

Il 2 luglio a Capo di Lucca si terrà una festa di chiusura con la presentazione del libro, in presenza dell’assessore comunale al Welfare Amelia Frascaroli. Il testo è già disponibile gratuitamente su Internet e a breve fruibile anche come app, con a disposizione ulteriore materiale multimediale. (alice facchini)
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