3 aprile 2014 ore: 15:36
Società

Digitale, Ido: la scuola rafforzi il ruolo pedagogico

"La scuola deve ripartire rafforzando il suo ruolo pedagogico. Non e' facile ma dobbiamo dire basta a chi mette la testa sotto la sabbia. Tutte le volte che abbiamo puntato sui giovani abbiamo vinto, continuiamo a farlo insegnando loro le pot...
Scuola digitale, due alunne al computer

Roma - "La scuola deve ripartire rafforzando il suo ruolo pedagogico. Non e' facile ma dobbiamo dire basta a chi mette la testa sotto la sabbia. Tutte le volte che abbiamo puntato sui giovani abbiamo vinto, continuiamo a farlo insegnando loro le potenzialita' e i rischi delle nuove tecnologie e spingendoli a privilegiare sempre le relazioni interpersonali reali a quelle virtuali". Ne e' convinto Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell'eta' evolutiva e direttore dell'Istituto di Ortofonologia (IdO), parlando all'apertura dei lavori della conferenza sui 'Giovani Digitali' a Porta Futuro per la presentazione del format 'App in Progress'.

L'IDO NELLE SCUOLE - L'IdO ha sportelli di ascolto in oltre 50 scuole di Roma. "Abbiamo contatti con 60 mila studenti- sottolinea Castelbianco- senza contare che sul portale www.diregiovani.it ci sono almeno 4 milioni di visitatori l'anno. Voi siete giovani ma ignoranti- sottolinea il direttore dell'IdO- basti pensare che alla rubrica 'Se sso e' meglio' del portale diregiovani.it sono arrivate 70 mila richieste di aiuto in due anni. Questo perche' i ragazzi si informano attraverso il passaparola che crea ignoranza, 9 su 10 si rivolgono agli amici e alla rete (89%) mentre ai genitori solo il 7%".

EMERGENZA EDUCATIVA - "Ci troviamo davanti ad adolescenti che fumano e bevono sempre di piu', facendo anche largo uso di stupefacenti. Bevono per sballarsi addirittura prima di uscire il sabato sera- aggiunge Castelbianco- siamo di fronte a una emergenza educativa che vede gli adulti rimanere nel silenzio e i ragazzi considerare il futuro come una minaccia".

Nel 2000 l'IdO realizzo' una ricerca sui giovani, dimostrando allora che a 15-16 anni gli studenti cominciavano a sentirsi sicuri e adulti. La stessa ricerca e' stata poi ripetuta nel 2011 con dati completamente differenti: "A distanza di 10 anni l'insicurezza sociale e' cresciuta enormemente- precisa Castelbianco- e la rete e' diventata per loro un luogo dove sentirsi accolti all'interno di un contesto di relazioni virtuali". In questa solitudine "adolescenti di 14-15 anni danno il loro numero di telefono a persone conosciute on line nel 30% dei casi e il 25% di loro li incontra anche personalmente. Un pericolo immenso- afferma l'esperto- dal momento che questi sciacalli telematici impiegano 8 secondi a entrare in contatto con i minori e 3 minuti per indurli a spogliarsi davanti a una webcam".

Parliamo sempre di giovani che "nel 70% dei casi scindono l'affettivita' dalla sessualita' a tal punto da cadere nel panico e chiedere aiuto ai nostri esperti. Su diregiovani.it sono arrivate 53 mila richieste di aiuto l'anno scorso- ricorda lo psicoterapeuta- provenienti tutte da minori colpiti da malattie veneree o gravidanze indesiderate. Eppure, a fronte di questa emergenza, non si aumentano i corsi nella scuola per informare gli studenti in modo corretto".

La scuola "diventa sempre piu' presidio di timori- fa sapere il direttore dell'IdO- nel 2011 con l'Universita' di Urbino abbiamo condotto uno studio sui timori dei giovani, e la paura di aggressione fuori scuola ha riguardato il 16% degli studenti mentre quella dentro la scuola il 27%".

I MINORI STANNO SEMPRE PEGGIO - "Al posto della relazione c'e' la prestazione della relazione- rimarca il direttore dell'IdO- l'insegnamento precoce con gli anticipatari vede un 80% di risultati buoni e un 20% di risultati scarsi". Bambini che peggiorano a fronte di "adulti che hanno abbandonato il loro ruolo pedagogico, affermando che questi piccoli allievi sono incapaci di adeguarsi". Da qui si e' registrato "un aumento dei comportamenti psicotici, un'adesione generalizzata degli adolescenti a modelli comportamentali non basati sulla relazione ma sulla rete, del tipo 'quanti amici hai su Facebook'. Studenti che vivono in comunita' tecno-referenziate e virtuali- precisa Castelbianco- che finiscono per diventare tutti dislessici, tutti con l'adhd o tutti autistici (secondo gli ultimi dati del Cdc di Atlanta si tratta addirittura di 1 bambino autistico ogni 68)".

Perche' questo aumento di malessere? "Dagli Stati Uniti abbiamo ripreso soprattutto la risposta dell'evidence based, andando verso un addestramento totale e distante da quello che pensano e mostrano realmente i bambini. Dobbiamo rimediare alla grande assenza della relazione- conclude- nonche' a questa emergenza educativa che viviamo nel nostro Paese". (DIRE)

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