11 gennaio 2022 ore: 10:00
Società

Diritti e riforme, il sostegno dell’Ue ai Paesi dei Balcani occidentali ha avuto uno scarso impatto

Secondo una relazione speciale della Corte dei conti europea, gli interventi dell’Ue hanno contribuito in misura limitata ai progressi delle riforme fondamentali relative allo Stato di diritto nei Balcani occidentali, in quei Paesi candidati all'adesione all'Ue. Tra i problemi che ancora sussistono: l’indipendenza del potere giudiziario, la lotta ad una corruzione ancora pervasiva e la libertà di espressione
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ROMA - Secondo una relazione speciale della Corte dei conti europea, gli interventi dell’Ue hanno contribuito in misura limitata ai progressi delle riforme fondamentali relative allo Stato di diritto nei Balcani occidentali. Nella regione sono state realizzate alcune riforme tecniche ed operative. Tuttavia, a giudizio della Corte, in un contesto caratterizzato da insufficiente volontà politica e scarso impegno, il sostegno dell’Ue è stato “largamente insufficiente” per affrontare problemi persistenti in ambiti quali l’indipendenza del potere giudiziario, la concentrazione del potere, le ingerenze politiche e la corruzione.

I Paesi sotto osservazione. L’Albania, la Macedonia del Nord, il Montenegro e la Serbia sono paesi candidati all’adesione all’Ue; la Bosnia-Erzegovina e il Kosovo sono potenziali candidati. In tutti questi paesi permangono però problemi relativi allo Stato di diritto e ai diritti fondamentali.
Per oltre due decenni, l’Ue è intervenuta attivamente per aiutare questi paesi ad attuare un programma di riforme. L’assistenza prestata dall’Ue prevedeva due flussi di azione interconnessi: il sostegno finanziario (che tra il 2014 e il 2020 è ammontato a circa 700 milioni di euro) e il dialogo politico. La relazione della Corte ha voluto accertare se questi interventi siano stati all’altezza del compito.

Le priorità dell’Ue in materia di Stato di diritto nei Balcani occidentali sono chiare e si traducono generalmente in azioni specifiche attuate nell’ambito dello strumento di preadesione. Nonostante ciò, la Corte conclude che i rischi fondamentali che potrebbero compromettere l’impatto sostenibile di tali azioni non sono sufficientemente mitigati. Le misure adottate per ovviare alla debole capacità amministrativa e alla carente volontà politica, entrambe essenziali, sono troppo poche e spesso inefficaci. Inoltre, la Corte sottolinea che le condizioni stabilite per il finanziamento e l’attuazione dei progetti sono applicate in modo non uniforme. Analogamente, l’Ue si è avvalsa troppo di rado della possibilità di sospendere l’assistenza nel caso in cui un beneficiario non osservi i princìpi fondamentali della democrazia, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani. Infine, la Corte rileva che il sostegno dell’Ue alla società civile è insufficiente per rispondere alle necessità del settore e basato per lo più su progetti a breve termine.

“Il sostegno fornito dall’Ue allo Stato di diritto nei Balcani occidentali non ha manifestamente prodotto un generale cambiamento della situazione - ha dichiarato Juhan Parts, il membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione -. I modesti progressi compiuti negli ultimi 20 anni mettono a rischio la sostenibilità complessiva del sostegno fornito dall’Ue nell’ambito del processo di adesione. Le riforme costanti perdono di credibilità se non conducono a risultati tangibili”.
Se l’azione dell’Ue sembra aver contribuito alle riforme è perché le comunicazioni al riguardo tendono a concentrarsi sui dati quantitativi relativi alle realizzazioni e non abbastanza su quello che le riforme hanno effettivamente conseguito. Le valutazioni della performance eseguite dagli auditor della Corte presentano un quadro molto diverso: i progressi dello Stato di diritto nella regione sono stati in genere alquanto limitati e la sostenibilità si è rivelata difficile da conseguire. Nonostante decenni di sostegno politico e di assistenza finanziaria da parte dell’Ue, in molti paesi dei Balcani occidentali sussistono ancora problemi fondamentali. Tra questi, quelli riguardanti l’indipendenza del potere giudiziario, la lotta ad una corruzione ancora pervasiva e la libertà di espressione.

La Corte raccomanda alla Commissione europea di rafforzare il meccanismo per promuovere le riforme dello Stato di diritto, accrescere il sostegno alle organizzazioni della società civile e ai mezzi di comunicazione indipendenti, di collegare più strettamente i finanziamenti ai progressi dello Stato di diritto e di migliorare la rendicontazione ed il monitoraggio dei progetti.

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