4 aprile 2018 ore: 12:47
Società

Diritti umani, Manconi: “Tutela non riguarda solo terre lontane e regimi”

Viene presentata oggi a Roma la Relazione sulle attività della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato, presieduta dall’allora senatore Luigi Manconi, oggi coordinatore Unar. “Questione ineludibile, non solo in Egitto e in Thailandia, ma qui e ora”
Diritti umani, foglio scritto su una mano SITO NUOVO

ROMA - Dai Centri di permanenza per il rimpatrio a quelli di accoglienza per per richiedenti asilo e rifugiati sparsi per l’Italia, dai “centri di raccolta” ai campi rom della capitale, dalle carceri minorili ai penitenziari di massima sicurezza, senza dimenticare temi come la tortura, il cyberbullismo, i senza dimora, gli apolidi, l’omofobia e gli italiani detenuti all’estero. Quelli della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato della XVII legislatura sono stati cinque anni di lavoro intensi che, sotto la presidenza dell’allora senatore Luigi Manconi (oggi coordinatore dell’Unar), “non documentano solo quanto fatto da questa istituzione - spiega lo stesso Manconi nella relazione sulle attività della Commissione -, ma offrono un indice di un possibile e necessario rapporto sui diritti umani in Italia”. A fare un bilancio delle attività è la relazione finale della Commissione, che sarà presentata oggi (ore 17) a Roma. 

I dati. Oltre cento le sedute della Commissione dal 2013 ad oggi. Più di 180 gli incontri con associazioni o personalità del mondo dei diritti umani. Trenta le iniziative pubbliche sui temi dell’immigrazione, del cyberbullismo, dei rom o del carcere, 45 le missioni e le ispezioni sul posto presso centri per migranti, campi rom, istituti penitenziari compresi gli istituti per detenute madri. Otto le risoluzioni approvate in Commissione, oltre ad un piano per l’immigrazione. Inoltre, anche un documento programmatico sull’immigrazione, ovvero la "Carta di Bolzano”. Tra i tanti disegni di legge sui quali la Commissione si è impegnata, la relazione sottolinea l'istituzione nazionale indipendente per i diritti umani; il riconoscimento dell'apolidia (insieme a Unhcr, Cir, Asgi e ministeri competenti); il disegno di legge per l'introduzione del reato di tortura (approvato come Legge 110/2017). Il lavoro della Commissione, inoltre, ha prodotto anche alcune pubblicazioni, come il rapporto sui centri di identificazione ed espulsione, con tre aggiornamenti; un rapporto sul regime speciale 41-bis e gli atti del convegno organizzato su Roma e Milano con Gad Lerner, Liliana Segre, Piero Terracina: "Lezione morale. Il peccato dell'indifferenza".

Asilo e immigrazione. È il tema dell’immigrazione, senza dubbio, quello che ha maggiormente impegnato la Commissione in questi ultimi cinque anni. A pochi mesi dal suo insediamento, infatti, avviene una delle più gravi tragedie del Mediterraneo. Il 3 ottobre del 2013, un'imbarcazione con a bordo più di 500 persone affonda a circa mezzo miglio da Lampedusa, facendo 366 morti. “Un evento che ha scosso l'opinione pubblica italiana ed europea - spiega Manconi -. Questo ha indotto la Commissione a elaborare, nei giorni successivi, un Piano per l'ammissione umanitaria, articolato in 4 punti, che prevede l'attuazione di un programma di resettlement da parte dell'Unione europea. Un piano da realizzare di concerto con le organizzazioni umanitarie internazionali e che prevede la proposta di anticipare nei paesi di partenza le richieste di asilo, per impedire i viaggi illegali e pericolosi via mare”. Il lavoro della Commissione è andato avanti anche con visite ai centri di detenzione, ai Cara, agli hotspot, fino alle missioni nei luoghi di transito e di crisi, come a Lampedusa, a Bolzano e a Ventimiglia. “Un impegno che ha portato all'approvazione di risoluzioni sull'accesso alle strutture che accolgono e assistono gli immigrati - scrive Manconi nell’introduzione -, sulla seconda accoglienza, sulle misure che regolamentano la vita interna dei Cie”.

Dai rom al carcere. La Commissione, però, si è soffermata molto anche sulla la situazione di rom, sinti e caminanti (la cui condizione in Italia è stato “oggetto di numerosi richiami internazionali e di alcune raccomandazioni del Consiglio dei diritti umani”, si legge nella relazione), dei detenuti in regime di 41,-bis, delle detenute madri, aggiunge Manconi. “Dietro le cifre dell'attività della Commissione, emergono storie, volti, nomi e cognomi - scrive Manconi nella relazione -. Dove è stato possibile, la Commissione è intervenuta a sostegno della risoluzione di criticità riguardanti singole persone; e a tutela dei nomi e cognomi di quanti non possono più esigere diritti, ma a cui dobbiamo verità e giustizia. Qualche volta si è trattato di interventi finalizzati a correggere forme discriminatorie tuttora presenti nei documenti ufficiali, come nel caso della voce ‘zingari’ nella modulistica delle forze dell'ordine; o della definizione di ‘clandestino’ in alcuni siti istituzionali. In altri casi, si è trattato di provvedimenti burocratici dagli effetti crudeli, come a proposito dei colloqui tra minori e detenuti in regime di 41-bis”. Il tema della tutela dei diritti umani, spiega Manconi nella relazione, non è una “questione limitata al quarto o quinto mondo o a una fase primitiva della storia politica” e non riguarda soltanto “terre lontane, società poco sviluppate, regimi totalitari, ma al contrario ci riguardano direttamente e vanno costantemente verificate e monitorate”. Un tema che resta “ineludibile, non solo in Egitto e in Thailandia - aggiunge Manconi -, ma qui e ora”. 

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