13 giugno 2016 ore: 14:45
Disabilità

Disabili esclusi dai sacramenti, "discriminazione insopportabile"

Il monito del Papa in occasione del Giubileo dei disabili: “Tutti abbiamo la stessa possibilità di ricevere i sacramenti”. Lo stesso orientamento è contenuto in vari documenti della Chiesa. Eppure la realtà è spesso diversa: ieri l'ultimo caso, in provincia di Messina. Non mancano però le esperienza positive
Papa Francesco e disabile a piazza San Pietro

ROMA – Escludere le persone con disabilità dai sacramenti è “una delle cose più brutte”, è “discriminazione”: lo ha ribadito con forza papa Francesco ieri, in occasione del Giubileo dei disabili, rispondendo alla domanda di una ragazza di Pistoia, Serena, che chiedeva perché tante persone con disabilità non ricevano la comunione. “Serena mi mette in difficoltà – ha ammesso il Papa - Serena ha parlato di una delle cose più brutte che ci sono fra noi: la discriminazione. E’ una cosa bruttissima! 'Tu non sei come me, tu vai di là e io di qua'. 'Ma, io vorrei fare la catechesi…'. 'In questa parrocchia no. Questa parrocchia è per quelli che si assomigliano, non ci sono differenze'. . E’ vero che se tu vuoi fare la comunione, devi avere una preparazione; e se tu non capisci questa lingua, per esempio se sei sordo, devi avere la possibilità in quella parrocchia di prepararti con il linguaggio dei sordi. Ecco, questo è importante! - ha ricordato il Papa - Se sei diverso, anche tu hai la possibilità di essere il migliore, questo è vero. La diversità non dice che chi ha i cinque sensi che funzionano bene sia migliore di chi – per esempio – è sordomuto. No! Questo non è vero! Tutti abbiamo la stessa possibilità di crescere, di andare avanti, di amare il Signore, di fare cose buone, di capire la dottrina cristiana, e tutti abbiamo la stessa possibilità di ricevere i sacramenti. Capito?”. E ha concluso, il pontefice: “Quello che ha detto Serena succede, tante volte; succede tante volte ed è una delle cose più brutte, più brutte delle nostre città, della nostra vita: la discriminazione”.

Il discorso "scritto". Anche nel discorso che il Papa si era preparato, ma che poi non ha letto, preferendo andare “a braccio”, alcuni passaggi centrali erano dedicati proprio ai sacramenti: “Nel cammino di inclusione delle persone disabili occupa naturalmente un posto decisivo la loro ammissione ai Sacramenti – si legge - . È triste constatare che in alcuni casi rimangono dubbi, resistenze e perfino rifiuti. Spesso si giustifica il rifiuto dicendo: 'tanto non capisce', oppure: 'non ne ha bisogno'. In realtà, con tale atteggiamento, si mostra di non aver compreso veramente il senso dei Sacramenti stessi, e di fatto si nega alle persone disabili l’esercizio della loro figliolanza divina e la piena partecipazione alla comunità ecclesiali”.

I documenti della Chiesa. Non è quindi tollerabile che le persone disabili siano escluse dai sacramenti: lo ha detto chiaramente il pontefice, ribadendo qualcosa che è già scritta chiaramente nei documenti della Chiesa. La piena inclusione delle persone con disabilità nella vita della Chiesa è sancita, per esempio, nel documento “L'iniziazione cristiana alle persone disabili. Orientamenti e proposte”, pubblicato dall'Ufficio catechistico nazionale nel 2004. “L'integrazione dei disabili nella vita della comunità parrocchiale comporta la possibilità concreta di ammetterli ai sacramenti, seguendo il cammino dell’Iniziazione cristiana e della crescita nella vita di fede. Essi hanno perciò il diritto (come tutti) di partecipare, normalmente, al banchetto della vita cristiana, usufruendo dei doni di Dio, come sacramenti del suo amore liberante”. Per quanto riguarda, in particolare, le disabilità mentali, di fronte alle quali generalmente sorgono più dubbi e resistenze, “si deve ritenere che persone con disabilità mentale, anche se 'non capiscono o hanno ritardi nella formazione culturale e psicologica', non possono essere escluse dal ricevere tali doni di amore accogliente, se non si vuole cadere in una vera forma di discriminazione. La privazione del dono di Gesù sarebbe ancora un marchio estremo del rifiuto da parte della società e della stessa comunità ecclesiale. Non c'è niente di più evangelicamente assurdo e quindi insopportabile del privare le persone disabili di un bene salvifico. (…) Per l'ammissione dei disabili psichici opportunamente preparati, basta il desiderio manifestato, anche con un linguaggio non verbale nelle relazioni che stabiliscono con i catechisti o con quelli con i quali celebrano, e la condivisione della fede, della preghiera e della consapevolezza che quel Pane ha un riferimento a Gesù che viene invocato nelle preghiere e nella celebrazione liturgica”. 

Dalla teoria alla realtà. Questa dunque la teoria, o meglio la regola. La realtà, è spesso diversa da come dovrebbe essere. I giornali, locali e nazionali, ci parlano almeno una volta l'anno di bambini disabili – sopratutto autistici, o con disabilità intellettiva – non ammessi alla prima comunione. “Non può capire” è la motivazione fornita generalmente dal sacerdote in questione. L'ultimo caso è proprio di ieri: un parroco di Rometta, in provincia di Messina, avrebbe negato la prima comunione a un bambino autistico di 10 anni. La madre accusa, il sacerdote nega e si difende. Ma, al di là del singolo caso, il problema evidentemente esiste.

La comunione con la siringa. Non mancano, però, le esperienze positive. Come quella che ci racconta Chiara, mamma di un bambino gravemente disabile: “Mio figlio ha fatto la Comunione e la fa ogni domenica, è stato battezzato e cresimato. Siccome non mangia per bocca, fa la Comunione come fanno i malati di Sla: con una goccia di vino del calice dato con una siringa sulla lingua. Doveremmo leggere i documenti ufficiali della Chiesa sui sacramenti ai disabili, sono molto belli. E se qualche sacerdote rifiuta i sacramenti a uno dei nostri figli,bisognerebbe proprio portarglieli e sottolineargli le parti importanti: perché forse non ha tempo per imparare, ma il magistero su questo argomento c'è già tutto!”. (cl)

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