27 gennaio 2015 ore: 11:48
Disabilità

Disabili gravi, ecco un manuale per gli operatori che lavorano con loro

Progetto europeo curato dall'Associazione italiana persone down: realizzata una guida per quanti lavorano con persone con disabilità intellettiva in condizione di gravità. Vulterini (Aipd): "Aiutare gli operatori nelle loro difficoltà significa migliorare anche la vita del disabile". Coinvolte anche Spagna e Ungheria
Disabilità: piedi su pedana di una carrozzina

ROMA - Come vivere meglio la relazione tra operatori e persone disabili in situazione di gravità. È questa l’esigenza alla quale si è inteso rispondere con il nuovo modello pedagogico, presentato ieri mattina nel workshop dell'Associazione Italiana Persone Down “L'essenziale è invisibile agli occhi”(INV), che si è tenuto presso la sala convegni della Città dell'Altra Economia a Roma. L'evento ha costituito il momento finale dell'omonimo progetto finanziato dalla Commissione Europea, nell’ambito del Programma di Apprendimento Permanente (LLP) – Programma settoriale Grundtvig per l’Educazione degli Adulti, iniziato nell'ottobre del 2012. Promosso dall’Associazione Italiana Persone Down, Il progetto ha coinvolto due partner di altrettanti Paesi europei, la Fundaciò Catalana Sindrome de Down e la fondazione ungherese Down Alapitvany.

Negli ultimi anni il numero delle persone adulte con sindrome di Down e altre disabilità intellettive in Europa è aumentato e ha sollecitato risposte nuove e adeguate da parte dei servizi. Se alcuni entrano nel mondo degli adulti esprimendo al meglio la propria autonomia possibile e inserendosi anche nel mondo del lavoro, altre richiedono la presenza di servizi occupazionali, assistenziali e residenziali che possano accogliere la loro realtà di persone semplici con forti bisogni assistenziali e un basso livello di autonomia. Gli operatori che lavorano in questi servizi, all’interno dei quali la relazione è fortemente influenzata dalla quotidianità e da una idea dell’assistenza che non sempre valorizza nella sua complessità il loro ruolo, soffrono spesso di solitudine, cadono nella routine e sono oggetti di una formazione più incentrata su tecniche che sulla relazione.

Al centro della riflessione della mattina è stata posta  proprio la relazione educativa che si instaura tra l'operatore e la persona con disabilità in situazione di gravità con l'illustrazione di fasi, caratteristiche e rischi peculiari di questo rapporto. Il progetto europeo si è strutturato attraverso diversi passaggi: dai focus group iniziali di orientamento, ai quali hanno partecipato 83 operatori, all'elaborazione degli strumenti e alla formazione degli operatori che avrebbero partecipato alla sperimentazione sul campo. L'ultimo passaggio è stato quello di testare il modello e ridefinire il modello pedagogico con gli strumenti ad esso correlati.

Paola Vulterini, responsabile del progetto per AIPD ha spiegato come “L'essenziale è invisibile agli occhi”  sia nato dall'esigenza di ascoltare le difficoltà degli operatori, che nel loro lavoro quotidiano vivono spesso fasi di burn out. Aiutare chi si prende cura delle persone con disabilità in situazione di gravità vuol dire migliorare la vita di entrambi i soggetti della relazione. “L'operatore è impegnato in un lavoro coinvolgente che tocca l'emotività, gli aspetti più profondi della persona e che spesso lo mette a contatto con la sofferenza. Egli/ella deve lavorare non solo con la propria intelligenza, ma anche con l’intuizione e la sensibilità, non solo con la mente ma anche con il corpo: l'esposizione è totale e l’inevitabile logoramento diventa fonte di frustrazioni e di delusione per i “successi” non ottenuti, per i risultati che sembrano sempre non consolidati”. Dal progetto INV nascono diverse raccomandazioni rivolte al mondo politico: “Bisogna dare maggiore sostegno alle persone con disabilità – spiega Vulterini – esse devono avere un uguale riconoscimento di fronte alla legge, i servizi per loro devono essere pensati in una logica di vita indipendente per una reale inclusione nella società”.

Anna Contardi, coordinatrice nazionale di AIPD ha sottolineato come “troppo spesso nel mondo dei servizi la parola 'emozione' viene associata solo a 'vocazione', 'bontà d’animo', 'disponibilità', quasi che le 'buone emozioni' prendano il posto della professionalità. Ma se l’educazione, come dice Canevaro, è un costante lavoro di negoziazione tra interiorità ed esteriorità, un buon educatore sa che la consapevolezza del proprio sentire è invece parte della propria professione. Il manuale che illustra il modello pedagogico propone un percorso di riflessione e alcuni strumenti di lavoro per accompagnare gli educatori in questo percorso nella consapevolezza che  'l’essenziale è invisibile agli occhi'”.

Gabriella Fabrizi, responsabile dell'elaborazione del modello pedagogico e psicologa, ha spiegato come il primo lavoro fatto sia stato quello sull’immagine del disabile: “Il Bambino, che non sarà mai adulto, Il Superstorpio, che nonostante la propria disabilità fisica è coraggioso, determinato, l’Infelice, l’Angelo, che non ha e a cui non viene riconosciuto alcun bisogno. Questo progetto -  spiega la psicologa – intende rovesciare questa visione. Il materiale offerto permette un reale cambiamento di prospettiva nella relazione educativa. Non esiste un processo educativo se non  attraverso una relazione interpersonale e dei processi comunicativi”.

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