2 maggio 2014 ore: 14:55
Disabilità

Disabili gravissimi, nuova protesta il 7 maggio a Roma

Chiedono il rispetto degli impegni assunti dal governo: assistenza domiciliare indiretta, erogazione fondi non autosufficienza, provvidenze sociali fuori Isee. La portavoce Lamanna: “Dalla morte di Pennacchio ad oggi nessun cambiamento. Governo responsabile di quella morte”
Salvatore Usala Salvatore Usala

Salvatore Usala

ROMA - “Il Presidente Renzi fa il gradasso con gli 80 euro in più in busta paga, ma dimentica di occuparsi di un altro esercito che non soffre di meno, anzi: 8 milioni di pensionati sotto i 1.000 euro, milioni di persone con disabilità con 280 euro, milioni di incapienti, ma soprattutto milioni di disoccupati. Una cosa indecente!”. Così comincia la nota diffusa da Salvatore Usala, segretario del Comitato 16 novembre onlus, che annuncia per il 7 maggio una ennesima azione di protesta davanti al ministero dell’Economia a Roma. La nota fa poi riferimento alla mail ricevuta dal Comitato da parte del sottosegretario al Lavoro e politiche sociali Bobba in risposta a una lettera aperta scritta dallo stesso Comitato. “Lo ringraziamo di averci risposto, ma dissentiamo totalmente dal contenuto”.

Come riferisce Mariangela Lamanna del Comitato, Bobba ha risposto “in politichese, senza nessuna concretezza. Ci ha voluto fornire informazioni in merito al tavolo tecnico del 6 novembre sottolineando aspetti che nemmeno erano all’ordine del giorno: evidentemente dei famosi tavoli non conosce nemmeno gli argomenti discussi. Inoltre ci ha fatto una lezioncina demagogica sull’Isee: ma noi lo conosciamo molto bene, è per questo che non lo accettiamo! Siamo malati gravissimi, non tonti. Stendiamo un velo pietoso sul decreto di riparto del fondo della non autosufficienza, chieda al sottosegretario Baretta quali erano i termini dell'accordo documentati dal resoconto stenografico. Gli impegni si rispettano!”. Gli impegni erano quelli assunti dal governo il 23 ottobre scorso, come ricorda Lamanna: primo fra tutti “il tavolo interministeriale per la progettazione del Piano nazionale non autosufficienza, per la libertà di scelta dei malati. Poi, il Fondo nazionale per la non autosufficienza non è stato erogato alle Regioni a inizio anno, e questa è una presa in giro. I soldi devono essere ripartiti subito. Il ministro Maria Cecilia Guerra si era preso l’impegno, non è possibile che i governi cambiano e noi siamo i burattini che si trovano nel mezzo. Sono tre i ministeri che da due anni e mezzo si rimpallano la questione, tutti e tre concatenati per quel che riguarda i nostri diritti sanciti dalla Convenzione Onu. La legge va rispettata e basta”.

Scrive Usala: “Non è possibile che uno stato civile debba costringere i disabili gravissimi a rinchiudersi in Rsa, quando anche i condannati possono scegliere i servizi sociali! Siamo pronti a morire per avere la libertà di scelta e i diritti costituzionali”. E una morte già c’è stata, come ricorda Lamanna ai decisori politici: “Si devono attribuire la responsabilità della morte di Raffaele Pennacchio mentre manifestava a Roma sei mesi fa. Pennacchio non era lì in vacanza. Con le lacrime agli occhi aveva detto a Baretta “Non abbiamo più tempo”. Da allora non c’è stato nessun cambiamento o inversione di rotta”.

Il 7 maggio i malati gravissimi del Comitato 16 novembre saranno in via XX settembre 97, di fronte al ministero dell’Economia, a oltranza a partire dalle ore 10,30. Arriveranno da ogni parte d’Italia affrontando spostamenti pesanti per le loro condizioni di salute, come Salvatore Usala che arriverà nella capitale dopo un giorno e mezzo di nave. Quello che chiedono è chiaro: la convocazione immediata di un tavolo interministeriale, aperto a regioni e associazioni, per discutere e avviare un piano nazionale sulla non autosufficienza, favorendo, potenziando e omogeneizzando su tutto il territorio nazionale la domiciliarità indiretta; l’eliminazione immediata dal calcolo dell'Isee delle provvidenze sociali esenti dall'Irpef; l’erogazione entro maggio del fondo della non autosufficienza con rispetto degli accordi: 30% di 275 milioni più 75 milioni per i gravissimi 24 ore. “Faremo lo sciopero totale della fame e della sete, non ricaricheremo le batterie, noi rischiamo la vita senza paura”, scrivono nella loro nota. “Voi una vergogna totale. Vogliamo una politica amministrativa non ipocrita, per una vita degna”. (ep)

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