Disabili psichici, a Bologna presidio davanti all’Ausl contro "lo sfratto"
BOLOGNA - Un presidio cominciato in tarda mattinata e continuato sino nel pomeriggio: alcuni soci dell’associazione ‘Diritti senza barriere’ si sono incatenati davanti alla sede dell’Ausl cittadina per protestare “contro lo sfratto dei nostri familiari affetti da disabilità psichiche ospitati, fino a ieri, dalla Casa degli Svizzeri di via Terracini”, spiega Bruna Bellotti, presidente dell’associazione. La Casa degli Svizzeri, infatti, sarà destinata all’accoglienza di 14 ex pazienti dell’Opg di Reggio Emilia, in vista della chiusura definitiva della struttura, prevista dalla legge entro il prossimo 31 marzo. Diventerà una Rems, una residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza.
“Ieri sera mi hanno informato che mia sorella, affetta da grave patologia psichiatrica e ospite dal 2013 della Casa degli Svizzeri, oggi sarebbe stata trasferita all’Arcipelago – denuncia Bellotti –Mia sorella è considerata alla stessa stregua di un pacco postale, sballottata da una residenza all’altra senza logica, il tutto in funzione di un minor costo da raggiungere e mai per migliorare la qualità del servizio fornito”. Secondo l’associazione, i disabili fino a ieri presenti nella Casa degli Svizzeri, “saranno ora accolti in appartamenti o in strutture gestite da cooperative, le quali non potranno e non saranno in grado di fornire il livello di servizio garantito finora dall’Ausl, già carente e non adeguato ai bisogni dei malati”. ‘Diritti senza barriere’ fa sapere che la lotta andrà avanti sino a quando l’Ausl bolognese non la convocherà per un incontro, e avanza alcuni dubbi: “Noi siamo favorevoli allo smantellamento degli ospedali psichiatrici giudiziari, ma riteniamo la scelta legata alla Casa degli Svizzeri totalmente sbagliata. I fondi per spostare i pazienti ex Opg già sono stati stanziati: perché, allora, non si crea qualcosa di completamente nuovo, senza sopprimere situazione già consolidate?”.
Immediata la replica di Angelo Fioritti, direttore del Dipartimento di salute mentale e delle dipendenze patologiche dell’Ausl bolognese: “Partiamo da un presupposto fondamentale: la Casa degli Svizzeri è una struttura non di vita, i pazienti ci restano da 6 mesi a un anno. Sarebbero tutti dovuti uscire comunque. Sui 15 uscenti, per 14 non abbiamo avuto nessun problema di continuità terapeutica: tutti hanno trovato soddisfacente il cambio di struttura. Solo nel caso Bellotti abbiamo incontrato ostacoli: la signora ha bocciato tutte le proposte alternative, così il giudice tutelare – e noi siamo stati d’accordo – le ha chiesto di individuarle in autonomia con i suoi consulenti, suo diritto in quanto tutrice della sorella. Ci siamo incontrati due volte dallo scorso novembre: dovevamo vederci anche una terza, ma l’appuntamento è stato disdetto dalla Bellotti stessa. Non ci ha mai fatto proposte, e ci siamo visti costretti a scegliere – temporaneamente – per lei, portando la sorella all’Arcipelago, struttura da me stesso considerata non idonea perché non adatta alle lunghe degenze”.
Fioritti, poi, sottolinea le dinamiche che hanno portato alla necessità di spostare i pazienti ex Opg alla Casa degli Svizzeri: una legge del maggio del 2014 ha prorogato la chiusura degli Opg al 31 marzo 2015 (prima prevista per il 2013 e quindi già prorogata). In meno di un anno, la struttura su cui già si stava lavorando a Reggio Emilia per accogliere gli ex pazienti Opg, non poteva vedere la luce: “Così, in attesa che venga completata, abbiamo adattato due strutture – la Casa degli Svizzeri a Bologna e un’omologa a Parma – alle necessità. Una scelta temporanea, ma obbligata, dettata a livello nazionale e poi declinata a livello regionale”.
“Personalmente, mi dispiace molto per la paziente: è una situazione delicata, e una maggiore collaborazione da parte dei familiari ci avrebbe aiutato molto”, conclude Fioritti. (Ambra Notari)