20 ottobre 2015 ore: 15:16
Disabilità

Disabilità: case famiglia e “trust”. Ecco dove andranno i soldi del Dopo di noi

La legge di stabilità destina 90 milioni di euro per il primo anno e 180 in tre anni. Ma delle 630 mila persone che vivono da sole, andranno solo a quelle con gravi disabilità cognitive. Argentin: “Solo il 10% di loro, una volta rimaste senza genitori, riceve aiuto dalle istituzioni. Priorità a continuità alloggiativa, assicurazioni e trust. No a Rsa”
Disabili gravi. ragazza in carrozzina

ROMA – E’ una delle grandi novità della legge di stabilità, una notizia forse “epocale” per il mondo della disabilità: per la prima volta, un fondo specifico di 90 milioni viene destinato al Dopo di noi, al sostegno cioè di quelle persone con gravi disabilità rimaste senza genitori. Soldi che però potranno essere spesi solo una volta che la legge sul Dopo di Noi sarà stata approvata. Proviamo quindi a capire quale sia la potenziale platea dei beneficiari di questo stanziamento e cosa preveda la legge nello specifico. Lo facciamo con l’aiuto di dati fornitici dall’Istat lo scorso anno e con la deputata Ileana Argentin, prima firmataria della legge. E lo faremo con un focus su uno degli strumenti più innovativi previsti nella stessa legge: il trust. 

La platea è composta da 630 mila persone con gravi disabilità che vivono da sole. La maggior parte (580 mila) ha dai 65 anni in su. Il prossimo anno, a questa popolazione particolarmente fragile potrebbero aggiungersi altre 2.300 persone. Entro 5 anni, invece, altre 12.600. Entro il 2019, quindi, quasi 13.000 persone in più vivranno la condizione di “dopo di noi. Sono dati rilevati dall’Istat e riferiti in Commissione Affari sociali alla Camera da Linda Sabbadini (direttrice del dipartimento per le Statistiche sociali e ambientali) esattamente un anno fa. 

Circa 260 mila di questi sono attualmente “figli”, ovvero vivono con uno o entrambi i genitori. E qui c’è un dato da evidenziare: oltre metà di questi (54%) non riceve aiuti dai servizi pubblici né si affida a quelli a pagamento e non può contare sull’aiuto di familiari non conviventi: l’assistenza grava quindi completamente sui familiari conviventi. Solo il 17,6% usufruisce invece di assistenza domiciliare sanitaria o non sanitaria pubblica. Di questi “figli disabili”, circa 86 mila hanno genitori anziani e il 64% è inabile al lavoro. Circa 51 mila disabili gravi giovani e adulti vivono da soli e circa 10 mila di questi non ricevono alcun tipo di sostegno. 1,5 milioni sono le persone disabili gravi anziane, ovvero sopra i 65 anni. Il 43,5% queste (580 mila) vivono da sole, il 25,6% con il proprio partner e il 16,8% con i figli. Complessivamente, il 25% usufruisce di assistenza domiciliare pubblica, ma l’8,4% degli anziani disabili gravi riceve solo l’aiuto dei familiari conviventi. 

E’ a questa “platea” di potenziali beneficiari che quindi si rivolge la legge? Lo abbiamo chiesto a Ileana Argentin, che innanzitutto precisa: “La legge è destinata a chi ha una grave disabilità mentale o cognitiva, mentre per le altre disabilità ho presentato un’altra proposta di legge, quella per la vita indipendente”. Parliamo comunque, per Argentin, di “centinaia di migliaia di persone, per la maggior parte anziane”.

Quante di queste hanno bisogno di supporto?
Indicativamente, posso dire che l’80% non ha attualmente dallo stato nessuna risposta e non riceve alcun tipo di assistenza. Poi c’è un 10% a cui provvedono altri familiari (sorelle o fratelli, soprattutto) e solo un altro 10% che riceve un sostegno dalle istituzioni

Il fondo stanziato per il Dopo di noi basterà a soddisfare i bisogni di tutti?
Assolutamente no, ma è un primo passo importante: abbiamo creato un capitolo di bilancio che prima non c’era. Un fondo altro rispetto a quello per la non autosufficienza. E ricordo che ai 90 milioni del primo anno seguiranno altri stanziamenti, per un totale di 180 milioni in tre anni.

Quale è lo scopo principale della legge?
Certamente la continuità abitativa, con un’attenzione prioritaria a chi non ha una casa.

Cioè i 90 milioni stanziati saranno utilizzati per creare nuove strutture, come alcune associazioni temono?
No, il fondo sarà impiegato in gran parte per pagare l’assistenza. Gli immobili saranno messi a disposizione per lo più dagli enti locali. E comunque non parliamo di grandi strutture, come alcuni temono, ma di comunità alloggiative di tipo familiare, per un massimo di 7-8 persone. E’ ovvio che la domiciliarità è la strada da incoraggiare, ma non è praticabile per tutti e noi dobbiamo rispondere ai bisogni di ciascuno. La scelta – ecco un altro principio fondamentale della legge – non deve essere in capo alle associazioni né alle istituzioni, ma alle stesse famiglie.

Quali sono le principali novità introdotte dalle legge?
Innanzitutto il trust, che permette la continuità alloggiativa, garantisce la libera scelta e dà alle famiglie la possibilità di organizzarsi “durante di noi”. Poi le assicurazioni, che permetteranno a ciascuna famiglia di stabilire il percorso di vita del figlio, secondo un calendario dei bisogni, anticipando in un certo senso le spese per sostenere le sue attività. E parliamo di strumenti – tanto i trust quanto le assicurazioni – che saranno defiscalizzati e riceveranno incentivi. Una parte del fondo quindi sarà indirizzata anche a questo. L’obiettivo di fondo, lo ripeto, è rendere protagonista la famiglia, sostenendo le diverse scelte di ciascuna. (cl)

© Copyright Redattore Sociale