31 gennaio 2018 ore: 15:00
Disabilità

Disabilità, compartecipazione per la casa di cura: bocciato il comune di Milano

Il tribunale amministrativo ha dichiarato illegittima la delibera di Palazzo Marino in cui si prevede che le persone con disabilità debbano consumare tutti i risparmi prima di accedere a un contributo per il ricovero. Era già successo ai comuni di Vimodrone e Vigevano. Ledha: "Pronti a collaborare per un nuovo regolamento"
Invalidità, disabilità: uomo su sostegno - SITO NUOVO

MILANO - Dopo Vimodrone e Vigevano, ora tocca a Milano. Il Tribunale amministrativo regionale (Tar) ha infatti bocciato la delibera di Palazzo Marino in cui prevede che le persone con disabilità debbano consumare tutti i risparmi prima di accedere a un contributo per il ricovero in una casa di cura o in una residenza sanitaria. Sentenze simili il Tar le aveva emanate nel 2017 per delibere di analogo contenuto dei comuni di Vimodrone e Vigevano. Nel caso di Milano, il ricorso è stato presentato dall’amministratore di sostegno di una giovane con disabilità e con il supporto di Ledha Milano e Anffas Milano. La sentenza annulla parte della delibera del Comune di Milano (approvata con la Dgc 2496/2015) in cui si prevede che “nel caso in cui l’utente possieda beni immobili oltre la cifra di 5 mila euro, l’amministratore comunale differirà l’intervento fino a che queste risorse, impiegate per il sostegno all’utente in forma privata, non si saranno ridotte all’importo di 5 mila euro”. 

In altre parole, il Comune di Milano (così come diversi altri comuni lombardi) chiede alle persone con disabilità e ai loro familiari di “consumare” i propri risparmi, prima di intervenire con l’erogazione di servizi sociali e sociosanitari. Per i giudici “tale disposizione si pone in contrasto con la normativa sovraordinata”, ovvero quella regionale e nazionale. La normativa regionale e quella statale, infatti, stabiliscono che non solo l’accesso “ma anche la compartecipazione al costo delle prestazioni socio-sanitarie e sociali devono essere stabiliti avendo come base la disciplina statale sull’indicatore della situazione economica equivalente, l’Isee (Dpcm. n. 159/2013) .[…] Deve quindi escludersi che il reddito dell’assistito ai fini dell’accesso e ai fini della determinazione della compartecipazione alla spesa possa essere definito dal Comune avendo per oggetto elementi diversi”. 

Il Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi della Ledha esprime in una nota la sua completa adesione al dettato della sentenza, che esclude in modo inequivocabile la sussistenza di una “potestà di deroga” in capo ai Comuni. “In nessuna parte del decreto (il Dpcm 159 del 2013, ndr) è previsto un meccanismo simile a quello che molti Comuni pretendono di adottare -spiega Laura Abet, avvocato della Ledha-: vale a dire 'consumare' tutte le proprie sostanze fino al valore di 5mila euro, soglia al di sotto della quale si giustifica e si prevede la possibilità dell’intervento comunale a sostegno del pagamento della retta. L’invito a leggere attentamente i regolamenti comunali, è quindi d’obbligo”. 

“Noi siamo soddisfatti per l’esito di questa sentenza che non è per noi una sorpresa e non dovrebbe cogliere di sorpresa nemmeno il Comune -commenta Marco Rasconi, presidente di Ledha Milano-.  Fin dai mesi successivi all’emanazione della delibera, abbiamo  più volte fatto rilevare al Comune che questa non era rispondente al dettato normativo. Abbiamo avuto più incontri sul tema ma siamo dovuti arrivare ad una sentenza. È quindi tempo che Milano si doti finalmente di un regolamento comunale unico per la compartecipazione alla spesa e cessi la prassi di trattare questo argomento all’interno di singole delibere senza un approccio coerente.  Ledha Milano su questo punto è pronta a fare la sua parte e auspico che il Comune voglia fare altrettanto tenendo anche conto che un regolamento redatto dal Comune di Milano sul tema della compartecipazione alla spesa sarebbe un punto di riferimento non solo per il territorio milanese ma anche per tutta la regione”. (dp) 

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