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28 settembre 2013 ore: 11:56
Disabilità

Disabilità, dal governo via libera al Programma d’azione

Nella seduta conclusasi con un nulla di fatto sul rinvio dell’aumento dell’Iva è stato adottato il piano biennale con le linee di intervento per garantire i diritti delle persone disabili. Nessun finanziamento: “Impegni meramente programmatici”
Riccardo Venturi/Contrasto Disabilità: ragazzo in famiglia

Disabilità: ragazzo in famiglia

ROMA – Non tutto è stato rinviato, nel Consiglio dei ministri del “muro contro muro”, quello in cui il premier Letta ha formalizzato anche davanti ai rappresentanti del Pdl dentro l’esecutivo la sua decisione, condivisa dal capo dello Stato, di chiedere un’immediata verifica in Aula sulla tenuta del governo, all’insegna del “prendere o lasciare” perché “così non si va avanti”. Si, il decreto predisposto dal ministero dell’Economia che doveva portare ad un ulteriore rinvio, al 1° gennaio 2014, dell’aumento dell’Iva ordinaria dal 21% al 22% (altrimenti prevista fra una manciata di ore, il prossimo 1° ottobre), è stato messo da parte in attesa della verifica politica, e con esso (fra gli altri) anche quello sulla proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia. Ma alcuni provvedimenti, nella riunione dell’esecutivo terminata ieri sera alle 22.40, sono comunque stati presi, e fra questi ve ne è uno di particolare importanza, quanto meno sul piano delle dichiarazioni di principio, dal momento che comunque non porta con sé neppure un euro di finanziamento.

Si tratta dell’adozione, da parte dell’esecutivo, del “Programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità”, presentato dal ministro del Welfare Giovannini. Un testo, redatto dall’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, su cui è stata incentrata la Conferenza nazionale sulla disabilità andata in scena a Bologna nel luglio scorso e sul quale anche la Conferenza unificata aveva dato parere favorevole.

Il Programma biennale di azione non rappresenta altro che l’insieme delle linee di intervento che dovrebbero essere messe in pratica nei prossimi due anni per migliorare la vita delle persone con disabilità e garantire pienamente i loro diritti. Una cinquantina di pagine in cui, sulla scorta del dettato della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità vengono affrontati sette grandi questioni: si parla della revisione del sistema di accesso, riconoscimento della certificazione della condizione di disabilità e modello di intervento socio-sanitario; di lavoro e occupazione; di politiche, servizi e modelli organizzativi per la vita indipendente e l’inclusione nella società; di promozione e attuazione dei principi di accessibilità e mobilità; dei processi formativi ed inclusione scolastica; di salute, diritto alla vita, abilitazione e riabilitazione; e infine di cooperazione internazionale.

Attenzione: a tutti questi impegni, che il governo italiano con la decisione di ieri sera ha inteso adottare ufficialmente, “è da riconoscere carattere meramente programmatico”: in parole povere vengono enunciati degli impegni, ma questo non porta automaticamente con sé le risorse finanziarie necessarie perché tali obiettivi vengano realmente e effettivamente perseguiti. Non poteva essere diversamente, dal momento che il compito del Programma d’azione è proprio quello di indicare dei percorsi di azione, e non di attuarli (né tanto meno di individuare risorse per poterli attuare), ma va comunque notato come la relazione illustrativa arrivata in Consiglio dei ministri si preoccupi di sottolineare diffusamente che le azioni richiamate nel documento, “da attuarsi nell'ambito della legislazione vigente, risultano finanziabili nei limiti degli stanziamenti previsti, mentre gli impegni assunti alla presentazione alle Camere di nuovi provvedimenti legislativi saranno condizionati al rispetto della disciplina ordinaria in tema di programmazione finanziaria”. “A tali impegni – si precisa - è, quindi, da riconoscere carattere meramente programmatico, in quanto la sede nella quale saranno ponderate le diverse esigenze di settore è la Decisione di finanza pubblica, sulla base della quale verrà definito il disegno di legge di stabilità". Il provvedimento insomma non impegna alcuna risorsa pubblica aggiuntiva, tanto che al documento adottato ieri non è stato necessario allegare alcun documento indicante la copertura finanziaria. Che poi è anche il motivo per il quale, nell’impasse da (quasi) crisi di governo che ha caratterizzato il Consiglio dei ministri di ieri, il provvedimento è stato adottato. Se, come molti altri, avesse comportato nuovi impegni finanziari, sarebbe stato messo da parte, in attesa della “verifica” in Aula che deciderà la tenuta o meno del primo esecutivo guidato da Enrico Letta. (ska)

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