13 gennaio 2015 ore: 16:30
Disabilità

Disabilità, il comune di Parma taglia le ore degli educatori a scuola

Centri estivi, trasporti e assistenza domiciliare. Sono alcuni dei servizi che da giugno potrebbero non essere più garantiti. Intanto continua la protesta delle circa 306 famiglie che chiedono di non sacrificare il modello di welfare della loro città
Studente disabile a scuola lungo corridoio

PARMA – Meno ore di lavoro, a partire da febbraio, per gli educatori che seguono i ragazzi disabili nelle scuole di Parma. L’annuncio è stato dato dall’Amministrazione comunale dopo un incontro svoltosi con i presidi e i rappresentanti dei genitori dei consigli d’istituto. Per il servizio di assistenza sarebbero destinati circa 980 mila euro. Una cifra che si è ridotta e che comporta un taglio del 25 per cento delle ore degli educatori per arrivare a chiudere l’anno scolastico in corso. Il Comune, a novembre scorso, aveva revocato il bando che assegnava la gestione del servizio per l’integrazione scolastica a diverse cooperative. La decisione era stata presa a causa dei tagli agli enti locali previsti nella legge di stabilità approvata dal governo. “È una cosa assurda”, avevano tuonato le famiglie dei ragazzi, “non si possono eliminare con un colpo di spugna questi servizi”. Il risultato è che le circa 306 famiglie coinvolte, dal prossimo anno, non avranno più nessuno in grado di seguire i loro figli durante le lezioni e con solo poche ore di sostegno a disposizione nel corso della giornata. A opporsi a quella che ormai sembra essere una decisione definitiva si sono schierate famiglie, insegnanti e cittadini che hanno dato vita al gruppo “Genitori infuriati. “L’educatore scolastico è utile perché va a coprire le ore in cui non c’è l’insegnante di sostegno – dice Sabrina Bertilli, portavoce del gruppo Genitori infuriati – in più seguono i ragazzi nel loro percorso formativo e di integrazione. Togliere questa figura incide non solo sulla loro capacità di apprendimento ma anche sull’interazione con i compagni”.

In base alla legge a occuparsi d’integrazione scolastica dovrebbero essere gli insegnanti di sostegno e quindi il ministero dell’Istruzione. Ma la carenza d’insegnanti e la riduzione delle ore destinate all’educazione dei disabili hanno portato alla nascita di queste figure professionali intermedie. Un servizio previsto degli enti locali e a carico dei rispettivi bilanci. Realizzato per venire incontro alle esigenze di famiglie e istituti scolastici. “Il rischio è quello di smantellare lentamente tutto il sistema di welfare – continua Sabrina – capisco che ci sono delle difficoltà per trovare i fondi. Ma si può provare anche a ragionare diversamente. Ridurre le spese superflue e concentrare le risorse su quelli che sono dei servizi essenziali per una comunità e che non possono e non devono venir meno”. Ma a essere toccato dai tagli non è solo il settore della scuola. Infatti a finire sotto la tagliola ci sono anche i centri estivi, il trasporto e l’assistenza a domicilio per disabili che dal prossimo giugno potrebbero non essere più garantiti. “Questi sono servizi che vengono gestiti da diverse cooperative – dice Sabrina – se non verrano più attivati i bandi si rischia di non avere più nulla. C’è il pericolo che dal prossimo anno vengano chiusi anche tre asili”.

Da parte sua l’assessore al Welfare del Comune di Parma, Laura Rossi, ha più volte spiegato che la situazione è drammatica e che la decisione di ridurre i servizi non è stata presa a cuor leggero ma dettata dalle difficoltà nel reperire risorse da parte degli enti locali. “Per quanto riguarda gli educatori a novembre dovevamo aprire le buste e assegnare la gestione. Il costo di questo servizio è di 2,5 milioni di euro per due anni – dice Laura Rossi – Ma con la stangata della legge di stabilità, che ci ha ridotto di quasi 20 milioni i trasferimenti statali, non potevamo firmare nuovi contratti e quindi abbiamo dovuto revocare il bando e sospendere tutto”. Una situazione che riguarda non solo Parma ma la gran parte dei comuni italiani costretti a fare i conti per cercare di mantenere in vita un sempre più precario welfare. (Dino Collazzo)

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