11 maggio 2015 ore: 15:28
Disabilità

Disabilità, Ledha contro la sentenza che impone educatori laureati in medicina

"I Centri diurni non sono ospedali", ribadisce l'organizzazione. La sentenza del Tar lombardo rimette in discussione la valenza sociale dei Cdd, esasperando invece il tema sanitario, che pur esiste al loro interno. Rappresenta il modello "ospedalizzato" e poco sociale del welfare lombardo

MILANO – Una sentenza del Tar lombardo rimette in discussione la natura e il funzionamento dei Centri diurni per disabili. Il Tribunale in marzo ha accolto il ricorso dell'associazione Senza limiti che chiedeva di imporre come requisito fondamentale per la selezione di nuovi educatori nei Cdd di Cusano milanino il titolo di educatore sanitario. I laureati assunti, quindi, devono essere laureati in medicina. Secondo Ledha Milano, la sentenza è totalmente sbagliata, sia per motivi di principio, sia per motivi pratici. Ma soprattutto è l'idea di fondo di che incarna a non convincere Ledha: "Il problema del modello di welfare lombardo – commenta il direttore Giovanni Merlo – è che è troppo sanitario". Come se stare bene fosse solo una questione di salute. Al contrario, conta altrettanto il contesto e la possibilità di potersi costruire una vita "normale".

"Disabili non malati", è il senso del parere legale pubblicato dall'associazione che tutela i diritti delle persone con disabilità. Il Cdd è costruito per "l'inclusione sociale delle persone con disabilità", si legge, non per curarle. In più, le figure professionali con una specializzazione sanitaria sono molto minori agli educatori con lauree in scienze sociali e umanistiche, argomenta in un intervento il direttore Giovanni Merlo.

Insomma, per la Ledha il Cdd non può essere un ricovero ospedaliero. “Vogliamo ribadire e concludere come l'approccio corretto ai temi della disabilità possa essere solo quello bio-psicosociale e non certamente quello solo sanitario", conclude l'avvocato di Ledha Laura Abet . Per questo l'associazione appoggia il ricorso al Consiglio di Stato fatto dal Consorzio di Comuni che per primo aveva emesso il bando, in cui erano inclusi anche gli operatori provenienti da ambiti umanistici. (lb)

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