13 maggio 2020 ore: 13:07
Disabilità

Disabilità, Centro Santa Elisabetta: riapertura graduale per alleviare anche le famiglie

VOCI DA CAPODARCO - Con l’avvio della fase 2, il Centro diurno della Comunità di Capodarco di Fermo, dedicato alla disabilità psico-fisica media e grave, ha riaperto gradualmente le porte. "Un modo per far sentire la propria vicinanza alle persone accolte e alle loro famiglie, messi a dura prova da una convivenza forzata alla quale non erano abituati"
Cse Santa Elisabetta - Capodarco

FERMO - Con l’avvio della Fase 2 anche il Centro diurno Santa Elisabetta, struttura preposta all’assistenza di persone con disabilità psico-fisica media e grave, della Comunità di Capodarco di Fermo, ha riaperto gradualmente le porte ai suoi ospiti. Un modo per far sentire la propria vicinanza alle persone accolte e alle loro famiglie, messi a dura prova da una convivenza forzata alla quale non erano abituati. In questi giorni le attività sono ripartite anche se in maniera limitata, come racconta il direttore sanitario del Centro Francesco Sagripanti.

“Nel periodo di chiusura la Comunità di Capodarco ha mantenuto una stabile rete di contatti telefonici con le famiglie rilevandone il crescente disagio. E’ stato presentato alla Direzione dell’Area Vasta un progetto per la riapertura parziale del Centro con il duplice scopo di assistere i pazienti più gravi e dare sollievo ai loro familiari in grave difficoltà. Il progetto – afferma il dott. Sagripanti- è stato approvato alla fine di Aprile e abbiamo potuto riaprire limitando l’attività a soli due ospiti per quattro ore al giorno per 6 giorni a settimana. Il servizio viene fornito nel pieno rispetto delle procedure di protezione reciproca degli ospiti e del personale che li assiste sia per quanto riguarda il distanziamento per che per l’uso dei dispositivi di protezione individuale, e di sanificazione degli ambienti. La Comunità ha dato la possibilità al personale, agli ospiti ed ai loro familiari di sottoporsi al test sierologico prima di avviare la riapertura”.

Il direttore sanitario del Cse conclude il suo intervento citando le famiglie delle persone accolte e il gravoso compito che hanno dovuto svolgere nell’ultimo difficile periodo: “E’ importante spiegare quali sono i problemi dei nostri ospiti. Tutti sono affetti da una disabilità cognitiva. Per alcuni di loro il problema può essere medio-lieve e quindi compatibile con un discreto livello di autonomia personale e con buone abilità relazionali. Altri invece sono affetti da una disabilità cognitiva grave spesso accompagnata da un disturbo comportamentale estremamente impegnativo da gestire. Sono adulti con una età che va dai 18 -20 anni fino ai 50 e più. Potete facilmente capire quale sia l’età dei loro familiari, spesso i genitori sono ultra ottantentenni che si trovano a fronteggiare un disturbo del comportamento che occupa tutta la giornata, che disturba il sonno notturno e che può comportare episodi di aggressività. La interruzione prolungata della attività del Centro Santa Elisabetta – conclude il dott. Sagripanti – ha conseguenze gravi per i familiari dei pazienti affetti da disturbo comportamentale. La convivenza familiare forzata pone a rischio di ulteriore fragilità la loro salute psico-fisica e il perdurare della fase di chiusura in casa peggiora ulteriormente il disturbo comportamentale dei nostri pazienti. Un valore aggiunto del nostro lavoro è la possibilità di supportare la fragilità dei disabili e delle loro famiglie e intendiamo continuare a farlo con professionalità, umanità ed in sicurezza”. (m.d.)

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