Disabilità, riabilitazione e cooperazione nel Programma nazionale
ROMA – Sostegno alla donna durante la gravidanza, con attenzione particolare ai casi di rischio e alle possibili interruzioni volontarie e assistenza alla mamma e al bambino con disabilità in fase neonatale: sono i primi due obiettivi indicati dal Programma d’azione sulla disabilità nel capitolo “Salute, diritto alla vita, abilitazione e riabilitazione”, che sarà discusso nel gruppo di lavoro dedicato durante la Conferenza nazionale di Bologna (12 e 13 luglio).
Fase prenatale e prima infanzia. In base alla legge 104/92, il governo si impegna a sviluppare servizi a sostegno della maternità e la prima infanzia, mentre la 194/1978 sancisce il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza nei casi in cui questa comporti rischi per la salute della donna. A tale proposito, l’Osservatorio chiede che siano garantiti servizi “di supporto ed orientamento per le madri che decidono di portare a termine una gravidanza a rischio”, nonché una “accoglienza in contesti adeguati di bambini con disabilità abbandonati in culla o nella prima infanzia”.
Politiche della salute. Due gli obiettivi in ambito sanitario indicati come fondamentali dall’Osservatorio: il primo, “individuare i livelli essenziali di assistenza sociale e socio-sanitaria alle persone con disabilità”; il secondo, “ridefinire in modo univoco nella legislazione italiana i concetti di gravità e di non autosufficienza”. Soprattutto per quanto riguarda quest’ultima, in Italia si registra una grave carenza in termini assistenziali, che l’Osservatorio chiede di colmare con politiche per la non autosufficienza capaci di “sostenere e garantire un sistema di ‘long term care’ paragonabile a quello dei principali paesi europei”. Il primo passo in questa direzione sarebbe la realizzazione di un Punto unico di accesso (Pua) alle cure e ai servizi, “responsabile dell’accoglienza della persona con disabilità e dell’attivazione dei percorsi di valutazione”. Tale modello integrato socio-sanitario di presa in carico risolverebbe le principali criticità del sistema attuale: “frammentazione dei servizi”, “scarsa conoscenza dei percorsi socio-sanitari da parte dei cittadini” e “complessità dei percorsi amministrativi per l’erogazione dei presidi, delle cure e altri servizi di supporto”.
Disability-case manager. Per facilitare il processo di integrazione socio-sanitaria e facilitazione dell’accesso, l’Osservatorio propone di istituire la figura del “disability-case manager”, che avrà il compito di “strutturare con il cittadino una risposta adeguata ai bisogni” e veicolare “un’informazione corretta sulla salute, nel momento in cui il cittadino si trovi di fronte a scelte di cura e presa in carico particolarmente complesse”.
Abilitazione e riabilitazione. Obiettivo principale è una ridefinizione del concetto stesso di riabilitazione, nella visione globale suggerita dalla Convenzione Onu: “non solo riabilitazione medica, ma anche acquisizione di nuove capacità psichiche, sociali e lavorative”. E’ a partire da questa definizione che devono essere programmate le attività di abilitazione e riabilitazione. Implementare la ricerca e rivedere “i vari setting riabilitativi, definendo i criteri ed i requisiti che ne
stabiliscano l’appropriatezza d’uso in coerenza con le risorse a disposizione” sono i principali obiettivi indicati in questo ambito dal Programma nazionale. Si tratta quindi di “riformare le attività di riabilitazione e abilitazione”, attraverso una “innovazione normativa”, che includa “la valutazione e l'identificazione di ausili, strumentazione e strategie dirette all'autodeterminazione delle persone con disabilità, nonché del sostegno tra pari”, la creazione di un ‘accommodation fund’, sulla base delle risorse disponibili, che sostenga la promozione e realizzazione di progetti indirizzati alle persone con disabilità” e “l’identificazione di specifici indicatori utili a misurare l’impatto dei progetti in favore delle persone con disabilità”.
Cooperazione internzionale. E’ questo il tema dell’ultimo capitolo del Programma d’azione: l’unico a cui, a Bologna, non sarà dedicato alcun gruppo di lavoro specifico. Nelle ultime settimane è stato intanto centrato uno dei principali obiettivi indicati nello stesso Programma: la realizzazione di un Piano d’azione per le persone con disabilità della Cooperazione Italiana, elaborato dal ministero per gli Affari esteri e dalla Rids (Rete italiana disabilità e sviluppo). Altre azioni previste nel programma sono: la “definizione di un piano formativo indirizzato a tutto il personale del Mae e agli enti esecutori di iniziative”. L’Osservatorio chiede poi che un’attenzione particolare sia riservata alla “definizione più accurata dei bisogni e dei diritti delle persone con disabilità in situazioni di catastrofi e disastri naturali” e alla “organizzazione di corsi di formazione per il personale preposto alla sicurezza in servizio in Italia e all’estero”. (cl)